Mark Lawrence.
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Il principe delle tenebre.
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Parte 1.
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Titolo originale:Prince Of Fools: Book 1 of The Red Queen's War. 2014.
2016 Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Per anni Jalan ha vissuto all'ombra della potente Regina dei Rossi, ma ora  chiamato a difendere il regno. La Regina dei Rossi  vecchia ma gli altri re dell'Impero la temono come nessun altro, e il potere che racchiude nelle proprie mani  grande... Suo nipote, il principe Jalan Kendeth,  invece un codardo, un imbroglione e un bugiardo. Beve, gioca d'azzardo, insegue le belle cortigiane. A parte i creditori che gli danno la caccia, non ha nemmeno un problema al mondo. La guerra per  alle porte: alcuni testimoni affermano che un esercito di morti viventi  in marcia, e la Regina dei Rossi ha convocato la famiglia per difendere il regno. Jal pensa che sia semplicemente una voce, una favola per spaventare i bambini. Ma non sa quanto si sbaglia. E quando il colossale Snorri, guerriero senza eguali, viene trascinato in catene al cospetto della Regina dei Rossi, Jal non immagina neppure che quel prigioniero cambier la sua vita, e lo trasciner in un folle viaggio fino alle gelide terre del Nord.
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Questa  un'opera di finzione. I nomi, i personaggi, i luoghi, le organizzazioni, gli eventi e gli avvenimenti sono frutto dell'immaginazione dell'autore o sono usati in modo fittizio.
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Dedicato a mia figlia Heather.
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1.
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Sono un bugiardo, un imbroglione e un codardo, ma mai e poi mai tradirei un amico. A meno che, certamente, non tradirlo richieda onest, lealt o coraggio.
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Ho sempre pensato che un bel colpo alle spalle sia la soluzione migliore. A volte, qualche semplice trucchetto pu tornare molto utile. Certi classici, del tipo Guarda lass!, funzionano sorprendentemente bene, ma il risultato ottimale viene raggiunto quando il bersaglio non sospetta neppure che tu sia l.
Ahia! Cristo! Perch diavolo l'hai fatto?, Alain DeVeer si volt, premendosi una mano sulla nuca e tirandola via tutta insanguinata.
Quando la vittima non ha la delicatezza di cadere a terra, generalmente  una buona idea avere un piano di riserva. Io gettai quel che rimaneva del vaso, girai i tacchi e iniziai a correre. Nella mia mente, avevo previsto che sarebbe crollato con un piacevole puuuff e io sarei stato libero di andarmene inosservato dal palazzo, scavalcando il suo corpo prono e privo di sensi. Invece, ora, quel corpo - al massimo privo di buon senso - mi inseguiva attraverso la sala dei banchetti, assetato di sangue.
Mi fiondai verso la stanza di Lisa e sbattei con forza la porta alle mie spalle, tremando per lo schianto.
Ma che diavolo?. Lisa era a letto e si tir su. Il lenzuolo di seta le scivol come acqua sul corpo nudo.
Oh. Alain si scagli contro la porta chiusa. Quell'urto mi strapp l'aria dai polmoni, grattai il pavimento con le scarpe. Non lanciarsi mai a mettere il catenaccio: questo  il trucco. Prima che la tua mano abbia il tempo di afferrarlo e spostarlo, ti sei gi beccato la porta in faccia. Piuttosto, preparati bene a sopportare l'urto e subito dopo fai scattare la serratura, mentre il tuo avversario cerca di rialzarsi da terra. Alain si dimostr tremendamente veloce a rimettersi in piedi e per poco non feci colazione con il pomello della porta, nonostante i miei accorgimenti.
Jal!. Lisa era fuori dal letto ora, vestita solo della luce e dell'ombra che filtravano dalle persiane. Le righe le donavano proprio. Era pi dolce della sorella maggiore e pi sveglia di quella minore. La desideravo persino in quel momento, anche se c'erano solo due centimetri di quercia a separarmi da quell'assassino di suo fratello. Anche se le possibilit di scappare evaporavano ogni secondo che passava.
Corsi alla finestra pi grande e spalancai le persiane. Chiedi scusa a tuo fratello da parte mia. Portai una gamba oltre l'intelaiatura. Digli che ho sbagliato persona, o qualcosa del genere.... Dall'altra parte, Alain colpiva forte e la porta inizi a tremare.
Alain?. Lisa riusc a sembrare allo stesso tempo furiosa e terrorizzata.
Non mi fermai a risponderle e saltai gi tra i cespugli, che per fortuna erano della variet odorosa anzich spinosa. Buttarsi in un cespuglio spinoso significa buttarsi in un dolore senza fine.
L'atterraggio  sempre importante. Io faccio un sacco di salti e so che non  come parti quello che conta, quanto piuttosto come arrivi. In questo caso, io arrivai accartocciato: i talloni sulle chiappe e il mento tra le ginocchia, con mezzo cespuglio di azalea nel naso e l'aria risucchiata dai polmoni, ma per fortuna neanche un osso rotto. Faticai per uscire da l e zoppicai verso le mura del giardino, bramando un po' d'ossigeno e sperando che la servit fosse troppo presa dagli infiniti compiti delle prime luci dell'alba per darmi la caccia.
Attraversai il prato e mi lanciai nel giardino degli odori, tagliando un sentiero dritto tra i tanti piccoli diamantini di salvia, i triangoli di timo e quant'altro. Da qualche parte, nel palazzo alle mie spalle, un segugio abbai facendomi rabbrividire. Ma io sono sempre pronto a darmela a gambe e corro veloce. Quando sono spaventato a morte, poi, corro come il vento. Due anni fa, nello scontro di confine con Scorron, riuscii a fuggire da una pattuglia di teutoni, e s che ben cinque di loro erano in groppa a cavalli belli grossi. Gli uomini che erano stati posti sotto il mio comando rimasero fermi, non avendo ricevuto nessun ordine. Quando si scappa, secondo me, non  tanto importante correre veloce, basta semplicemente correre pi veloce di chi ti sta accanto. Sfortunatamente, i miei soldati non rallentarono molto la truppa di Scorron e quindi il povero Jal si ritrov a scappare e rischiare la pelle a neanche vent'anni e con una lunga e fantastica lista di cose da fare - nella quale le sorelle DeVeer occupavano i primi posti, mentre morire infilzato da una lancia di Scorron non rientrava neanche nella prima pagina. In ogni caso, il confine non  il posto adatto per lanciare un cavallo da guerra al galoppo e io riuscii a mantenerli a distanza correndo a rotta di collo tra le rocce. Senza accorgermene, mi ritrovai nel bel mezzo di una fervente battaglia tra un plotone di irregolari di Scorron in netta superiorit numerica e il mio gruppetto di soldati di pattuglia di Marca Rossa, per conto dei quali ero andato in ricognizione all'inizio. Mi gettai nel mucchio e in preda al terrore agitai a caso la spada nel tentativo di scappare, e quando la polvere si riabbass e il sangue smise di schizzare, mi ritrovai a essere l'eroe della giornata, colui che aveva spazzato via il nemico con un attacco coraggioso, completamene incurante della propria salvezza.
Quindi, ecco il punto: il coraggio viene fuori quando sei costretto ad affrontare una paura, anche se in segreto stai solo scappando da un terrore molto pi grosso. Perci, se il tuo pi grande timore  essere creduto un codardo, ti mostri sempre coraggioso. Io, al contrario, sono un codardo. Ma con un po' di fortuna, un sorriso accattivante e un'innata propensione alla menzogna, il pi delle volte sono riuscito sorprendentemente bene a sembrare un eroe e a fregare la maggior parte della gente.
Le recinzioni della propriet dei DeVeer erano del tipo alte e invalicabili, ma io e quelle mura eravamo vecchi amici: conoscevo ogni loro incrinatura e debolezza, proprio come conoscevo i profili di Lisa, Sharal e Micha. Le vie di fuga sono sempre state un'ossessione per me.
In genere, le barriere servono a tenere fuori i pezzenti, non a tenere dentro gli ospiti. Saltai su una botte per la raccolta dell'acqua piovana, scalai il tetto della rimessa e da l atterrai sulle mura. Mentre mi tiravo su, le zanne del cane mi sfiorarono le caviglie. Mi appesi per le dita e poi mi lasciai cadere dall'altra parte. Fui pervaso da un brivido di sollievo quando il segugio ritrov la voce e si mise a piagnucolare dalla frustrazione dall'altro lato delle mura. La bestia si era avvicinata in silenzio e per poco non mi aveva preso. I segugi pi quieti sono quelli che poi ti sbranano. Pi fanno rumore e sbraitano, meno letali si rivelano. La stessa cosa vale per gli uomini. Io sono fatto per due terzi di spavalderia e un terzo di cupidigia, e, fino ad ora, nemmeno un grammo di istinto assassino.
Atterrai sulla strada, meno pesantemente stavolta, sano e salvo - e se non profumavo di rose, quanto meno di azalee e piante aromatiche. Di Alain mi sarei occupato un altro giorno. Poteva mettersi in fila con gli altri. E sarebbe stata un'attesa bella lunga: davanti a lui c'era Maeres Allus con una dozzina di cambiali, promesse di saldo e pagher, scarabocchiati con la mia firma, in preda all'alcol, sulla biancheria di seta di qualche puttana. Rimasi in piedi, in allerta, ad ascoltare i lamenti del segugio dall'altro lato delle mura. Mi sarebbero servite barriere ben pi alte di quelle per tenere alla larga gli scagnozzi di Maeres.
Di fronte a me si stendeva la Via dei Re, solcata di ombre. Qui, le magioni di famiglie nobiliari gareggiavano quanto a lusso con le ville dei principi mercanti, nuovi ricchi che cercavano di oscurare i vecchi con lo scintillio del denaro. La citt di Vermillion ne ha poche, di strade cos belle.
Portatelo al cancello! Ha fiutato qualcosa. Erano voci provenienti dal giardino.
Qui, Pluto, qui!.
Non si metteva per niente bene. Sfrecciai in direzione del palazzo, mettendo in fuga i topi e disperdendo i raccoglitori di letame all'opera. Alle mie spalle, il sole mi dava la caccia, trafiggendomi la schiena con i suoi raggi rossi.

2.

La residenza regale di Vermillion  un immenso agglomerato di cinte murarie, giardini raffinati, magioni secondarie per la famiglia allargata, e infine il Palazzo Interno, una maestosa creazione in pietra che da generazioni ospita i re di Marca Rossa. Il tutto  decorato da una collezione di statue di marmo davvero realistiche, forgiate con straordinaria maestria dagli scultori di Milano, e da una quantit d'oro tale che un uomo che abbia lo zelo di grattarlo via tutto diventerebbe pi ricco di Creso. Mia nonna detesta tutto ci dal profondo del cuore. Si sentirebbe molto pi a suo agio contornata da mura di granito spesse una trentina di metri, con le teste dei suoi nemici infilzate qua e l.
Tuttavia, non si pu entrare neppure nel palazzo pi malridotto senza osservare un minimo di protocollo. Mi intrufolai attraverso la Porta dei Dottori, gettando una corona d'argento alla guardia.
Ancora una volta in servizio di buon'ora, eh, Melchar?. Ci tengo a sapere tutti i nomi delle guardie. Loro mi considerano ancora l'eroe del Passo di Aral ed  sempre utile avere i soldati dalla tua parte, se la tua vita si regge in bilico su una fitta rete di bugie.
Giorno, principe Jal. Chi lavora meglio deve lavorare di pi, dicono.
Verissimo. Non avevo idea di cosa volesse dire, ma la mia risata finta  persino migliore di quella vera, e la popolarit personale di un principe, per nove decimi, si basa sulla capacit di compiacere la servit. Mi assicurer che anche quei bastardi scansafatiche coprano qualche turno. Feci un cenno verso la flebile luce che si riverberava dalla porta socchiusa della guardiola, e varcai i cancelli non appena Melchar li apr.
Una volta dentro, mi diressi direttamente al palazzo Roma. Essendo il terzo figlio della regina, a mio padre fu destinato il palazzo Roma, residenza vaticana costruita in non so quale epoca dalle maestranze private del papa per il cardinale Paracheck. Mia nonna non dedica troppo tempo a Ges e alla sua croce, anche se durante le messe recita tutte le parole giuste al momento giusto, e sembra perfino sincera. Di tempo ne dedica ancor meno a Roma e quasi nulla al papa che siede ora sul trono - la Santa Vacca, la chiama lei.
Come terzo figlio del terzo figlio della regina, a me non spetta decisamente nulla: solo una stanza a palazzo Roma e un indesiderato incarico nell'esercito del Nord, che neanche mi permette di acquisire il grado di cavaliere, dato che i terreni ai confini settentrionali sono troppo maledettamente irregolari per andare a cavallo. Scorron schiera lo stesso la cavalleria al confine, ma la nonna sostiene che la loro  una cocciutaggine che la Marca Rossa deve sfruttare a proprio vantaggio, non una sciocchezza da imitare. Donne e guerra non sono un'accoppiata vincente. L'ho gi detto molte volte. Il mio posto dovrebbe essere in groppa a un bianco destriero, a fare strage di cuori, in armatura e tutto pronto per un torneo. E invece no, quella vecchia strega ha preferito farmi fare la sentinella, costringendomi a strisciare per le montagne, cercando di non farmi ammazzare dai contadini di Scorron.
Entrai nel palazzo - un complesso di corridoi, stanze private, una sala da ballo, cucine, scuderie e un secondo piano con innumerevoli camere da letto - dal lato ovest, attraverso una porta di servizio ad uso della servit. Ned il Ciccione sedeva di guardia, con l'alabarda appoggiata al muro.
Ned!.
Principe Jal!. Si svegli di soprassalto e per poco non cadde all'indietro con tutta la sedia.
Riposo. Gli feci l'occhiolino e continuai per la mia strada. Ned il Ciccione teneva la bocca chiusa e il segreto delle mie piccole escursioni era al sicuro con lui. Mi conosceva da quando ero un piccolo mostriciattolo che si divertiva a fare il bullo con i principi e le principessine pi piccoli, adulando per quelli che erano abbastanza grandi da prendermi a sberle. Era grasso a quei tempi. La ciccia ormai gli era sparita, come se la cupa mietitrice lo avesse gi preso di mira in attesa del colpo finale, ma il nomignolo gli era rimasto. Quanta potenza c' in un nome. Principe mi  stato davvero utile - uno scudo dietro cui nascondersi se arrivano i guai - e Jalan fa pensare a re Jalan di Marca Rossa, Pugno dell'Imperatore, quando ancora ne avevamo uno. Un titolo e un nome come Jalan si trascinano dietro una sorta di aura, quanto basta per concedermi sempre il beneficio del dubbio - e senza dubbio questo  un beneficio di cui ho un gran bisogno.
Ce l'avevo quasi fatta ad arrivare in camera.
Jalan Kendeth!.
Mi fermai a due passi dal ballatoio che conduceva alle mie stanze, con il piede gi pronto al passo successivo e gli stivali in mano.
Non risposi. Ogni tanto capita che il vescovo sbraiti il mio nome quando scopre casualmente una qualche malefatta. In tutta sincerit, devo ammettere che in genere sono davvero io la causa principale di ogni disastro. Stavolta, comunque, guardava proprio me.
Ti vedo, Jalan Kendeth. I tuoi passi sono neri come il peccato, mentre vai di soppiatto verso il tuo nascondiglio. Vieni gi!.
Mi voltai con un sorriso dispiaciuto. Agli uomini di Chiesa piace vederti pentito e spesso non importa neanche di che cosa. In questo caso, per la precisione, ero pentito di essermi fatto beccare.
Vi auguro una splendida giornata, vostra eccellenza. Nascosi gli stivali dietro le spalle e camminai spavaldo verso di lui, come se quella fosse stata la mia intenzione fin dall'inizio.
Sua eminenza mi ha incaricato di radunare te e i tuoi fratelli nella sala del trono prima che rintocchi la seconda campana. Il vescovo James mi guardava con aria di rimprovero e le sue guance erano ingrigite da una barbetta corta, come se anche lui fosse stato buttato gi dal letto irragionevolmente presto - certo, non proprio dal piede delicato di Lisa DeVeer.
 stato Padre a conferirvi tale incarico?. La sera prima, a tavola, il cardinale non aveva accennato nulla, e non era tipo da svegliarsi prima di mezzogiorno, senza curarsi troppo di ci che la cara e vecchia Bibbia diceva sulla pigrizia. Viene considerata un peccato mortale, ma per esperienza posso affermare che la lussuria pu cacciarti in guai ben pi seri. La pigrizia  peccato solamente quando qualcuno ti insegue.
L'ordine proviene dalla regina. Lo sguardo del vescovo divenne ancora pi accigliato. Preferiva attribuire ogni ordine a Padre, in quanto rappresentante pi alto, anche se meno entusiasta, della Chiesa di Marca Rossa. La nonna una volta raccont che era stata tentata di posare il cappello da cardinale sul capo del primo asino che trovava, ma in fin dei conti Padre era gi a portata di mano e prometteva di essere pi facile da domare. Martus e Darin si sono gi incamminati.
Feci spallucce. Perch hanno avuto tempo di prepararsi. La storia della mia vita: ancora non riesco a perdonare i miei fratelli maggiori per lo sgarbo di essere nati prima, ritrovandosi quindi sempre in vantaggio. Mi tenni lontano dalla sua portata, dato che non c'era cosa che piacesse di pi al vescovo che cacciare via il peccato da un principe ribelle a suon di sculacciate. Mi diressi di sopra. Vado a vestirmi.
No! Va' nella sala del trono, ora! La seconda campana sta per suonare e sei cos vanitoso che ci metti sempre pi di un'ora a prepararti.
Mi sarebbe piaciuto contraddire quel vecchio sciocco, ma si dava il caso che avesse ragione. Inoltre, non ero cos pazzo da presentarmi in ritardo al cospetto della Regina dei Rossi. Soffocai un verso di scherno e mi affrettai. Indossavo ancora ci che mi ero infilato per la scappatella di mezzanotte e, anche se ero abbastanza elegante, l'elaborato velluto non se l'era passata granch bene durante la fuga. Tuttavia, avrei potuto ribaltare la cosa a mio favore. Per la nonna era una gioia constatare che la sua prole combatteva e spargeva sangue, perci un po' di fango poteva anche farmi guadagnare punti.

3.

Arrivai alla sala del trono in ritardo. L'eco della seconda campana si dissolse prima che raggiungessi le porte, degli enormi affari di bronzo che stonavano con il resto dell'arredamento: sicuramente erano state sottratte a un palazzo ancora pi grandioso da un mio lontano antenato sanguinario. Le guardie mi guardarono torve, neanche fossi una cacca di uccello precipitata da una finestra proprio di fronte a loro.
Principe Jalan. Con un cenno delle mani cercai di far capire che andavo di fretta. Chiss, magari avete sentito parlare di me? Sono stato invitato.
Senza rispondere, il pi grosso dei due, un gigante con la cotta di maglia color rubino e l'elmo piumato vermiglio, socchiuse la porta quel tanto che bastava per lasciarmi passare. Con gli uomini scelti personalmente dalla nonna le mie arti da ruffiano non avevano mai avuto effetto: erano troppo pieni di s per fare amicizia. E anche troppo ben pagati per lasciarsi ammaliare dalle mie gentilezze. O forse erano prevenuti nei miei confronti e basta.
Entrai senza farmi annunciare. L'eco dei miei passi risuonava su quel tratto di pavimento di marmo. Camminai pi in fretta. La sala del trono non mi era mai andata a genio. Non per l'altezza delle sue volte o per la storia impressa sui busti di pietra che da ogni lato mi fissavano arcigni, ma perch da l non c'erano vie di fuga: solo guardie, guardie, e ancora pi guardie, pi lo sguardo vigile di quell'orribile vecchiaccia che si d il caso che sia mia nonna.
Raggiunsi i miei fratelli e cugini, nove in totale. Aveva tutto l'aspetto di un'udienza privata per i nipoti reali: erano presenti i nove giovani principi e l'unica principessa di Marca Rossa. In teoria, ero il decimo in linea di successione al trono, dopo i miei due zii, i loro figli, mio padre e i miei fratelli maggiori. Ma la vecchia strega, che aveva tenuto il culo su quella sedia negli ultimi quarant'anni, aveva idee completamente diverse sulla successione. Mia cugina Serah, che avrebbe compiuto diciotto anni il mese seguente, non aveva neppure una goccia del sangue giusto, ma era la luce dei suoi occhi. In compenso, per, Serah aveva tutte le carte in regola per far perdere la ragione a un uomo. Io per primo avrei ignorato ben volentieri la morale comune e ci che essa stabilisce sui rapporti tra cugini. In realt, ci avevo gi provato un paio di volte. Ma avevo ottenuto solo un'efficace dimostrazione del gancio aggressivo di Serah e del suo talento naturale nel beccare con un calcio le parti intime degli uomini. Quel giorno, si era presentata in una specie di tenuta da cavallerizza - il camoscio e il colore beige parevano pi adatti alla caccia che alla corte - ma diamine quanto era bella.
Le passai davanti sfiorandola e mi infilai a gomitate tra i miei fratelli, portandomi quasi in capo al gruppo. Sono un ragazzo piuttosto alto, o perlomeno quel tanto che basta per far esitare un avversario, ma in genere non mi va di stare in piedi vicino a Martus e Darin. Mi fanno sembrare piccolo, e dato che non c' nient'altro che ci differenzia, poich abbiamo tutti i capelli biondo oro e gli occhi nocciola, quando si parla di me vengo etichettato come il bassetto. E non mi piace. Tuttavia, in quell'occasione, ero ben disposto a essere ignorato. Il mio nervosismo non era dovuto alla sala del trono. N all'evidente disapprovazione della nonna. Era quella donna con un occhio cieco che mi rendeva nervoso. Mi spaventava a morte.

La vidi per la prima volta al mio quinto compleanno, il giorno in cui mi venne assegnato il mio nome, quando mi portarono dinanzi al trono. C'erano anche Martus e Darin vestiti a festa, Padre con la toga da cardinale, sobrio nonostante il sole avesse ormai passato lo zenit, e mia madre, tutta seta e perle. Una manciata di uomini di Chiesa e dame di corte facevano da spettatori. La regina di Marca Rossa sedeva dritta sulla sedia regale e recitava a pieni polmoni qualcosa a proposito del nonno di suo nonno, Jalan, Pugno dell'Imperatore, e cose del genere che ho dimenticato. Fu allora che vidi lei. Una signora parecchio anziana, cos decrepita che guardarla mi faceva rivoltare lo stomaco. Se ne stava accovacciata all'ombra del trono, posizionata in modo tale da non poter essere vista dall'altro lato. Aveva un viso che sembrava un foglio di carta strizzato e poi asciugato al sole. Le labbra erano sottili e grigiastre e gli zigomi appuntiti. Vestita di cenci e stracci, era del tutto fuori luogo in quella stanza: stonava con gli abiti eleganti, con le guardie e le loro armature bronzee e con il pubblico scintillante venuto ad assistere alla cerimonia. Quella strega non accenn mai il minimo movimento: poteva quasi sembrare uno scherzo delle luci, un mantello gettato in un angolo o un'illusione creata dalle ombre.
... Jalan?. La Regina dei Rossi aveva interrotto la sua litania per pormi una domanda.
Strappai lo sguardo da quella creatura al suo fianco, ma rimasi in silenzio.
Ebbene?. La nonna aveva improvvisamente concentrato tutta la sua attenzione su di me.
Rimasi ancora in silenzio. Martus mi diede una gomitata cos forte che qualche costola scrocchi. Non serv a nulla. Volevo continuare a osservarla. Era ancora l? Si era mossa in quegli istanti in cui non l'avevo guardata? Mi chiesi come si muovesse. Veloce come un ragno, immaginai. Sentii lo stomaco che si rivoltava.
Accetti la carica che ti impongo, caro ragazzo?, chiese la nonna, sforzandosi di essere gentile.
Guardai la strega di soppiatto. Era ancora l, esattamente come prima, con il viso rivolto di profilo rispetto a me, fisso sulla nonna. All'inizio non avevo notato il suo occhio, ma poi ne fui colpito. Uno dei gatti del palazzo ce l'aveva simile. Bianco latte. Quasi perlato. Cieco, diceva la mia nutrice. Ma a me dava l'impressione che vedesse molte pi cose dell'occhio buono.
Cos'ha che non va il ragazzo?  un sempliciotto?. Il tono infastidito della nonna riecheggiava per tutta la corte, mettendo a tacere ogni mormorio.
Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella. Me ne stavo l, in piedi, madido di sudore. A malapena riuscivo a non farmela addosso. Troppo spaventato per parlare, troppo spaventato persino per mentire. Troppo spaventato per fare qualsiasi cosa, eccetto sudare e tenere gli occhi incollati su quell'anziana signora.
Quando si mosse, per poco non gridai e scappai via. Ma mi usc solo una specie di squittio. Voi n-non la vedete?.
Si mosse appena. Cos lentamente, in un primo momento, che per essere certo di non aver immaginato tutto avrei dovuto controllare l'ombra sul muro. Poi si velocizz, calma e sicura. Ruot quella faccia disgustosa verso di me. Un occhio era scuro, l'altro bianco latte e perlato. D'improvviso sentii caldo, come se i grandi focolari si fossero accesi con un unico ruggito rovente, alzando fiamme furiose in un torrido giorno d'estate; come se il fuoco lambisse le grate di ferro, lottando con tutte le sue forze per venire in mezzo a noi.
Era alta. Ora la vedevo bene, un po' gobba ma alta. E magra come un osso.
Non la vedete?. Il mio tono si fece sempre pi acuto, culminando in un gridolino. La indicai con un dito e lei fece un passo verso di me. Mi tese una mano bianca.
Chi?, domand al mio fianco Darin: a nove anni, era troppo grande per simili giochetti.
Non risposi, non avevo pi voce. La donna con l'occhio cieco aveva posato la sua mano fatta di ossa e carta sulla mia. Mi sorrise. La faccia le si contorse in un intreccio orribile, come vermi che strisciano gli uni sugli altri. Lei mi sorrise, io svenni.
Caddi in un luogo caldo, buio. Dicono che ebbi una crisi, convulsioni. Epilessia, sentenzi il medico a Padre il giorno seguente. Una patologia cronica, disse, ma non mi capit pi nei successivi vent'anni. Tutto quello che so  che caddi, e da quel giorno ho l'impressione di non essere mai riuscito a rialzarmi del tutto.
La nonna perse la pazienza e mi affibbi il nome mentre io ero a terra a contorcermi e sobbalzare. Riportatelo qui quando sar in grado di parlare, disse.
E per otto anni non rimisi piede nella sala del trono. A tredici anni compiuti ci tornai per essere presentato alla nonna prima che iniziassero le feste dei Saturnali, nel rigido inverno dell'89. In quell'occasione, e nelle altre che seguirono, mi comportai come tutti gli altri, facendo finta di non vedere la donna con l'occhio cieco. Forse non la vedevano davvero: Martus e Darin sono troppo stupidi per fingere e non troppo bravi come bugiardi, eppure non strabuzzavano nemmeno gli occhi quando guardavano nella sua direzione. Forse ero io l'unico capace di vederla quando picchiettava le dita sulle spalle delle regina. Quando sai che non devi guardare una cosa... be', distogliere lo sguardo  praticamente impossibile. Come accade per le scollature delle donne: i seni sono schiacciati uno all'altro e rialzati proprio per essere ammirati, e invece ci si aspetta che un principe non li degni neppure di un'occhiata. Con la donna con l'occhio cieco, tuttavia, mi impegnai pi a fondo e per buona parte del tempo riuscii a non fissarla - anche se la nonna, di tanto in tanto, mi lanciava uno sguardo torvo.

Comunque, quella mattina in particolare - tutto sudato nei vestiti della notte appena trascorsa, che avevano ancora mezzo giardino dei DeVeer tra le pieghe dei tessuti - non mi dispiaceva poi cos tanto starmene incastrato tra i miei due mastodontici fratelli e calarmi nella parte del piccoletto, quello facile da ignorare. Francamente, non avrei sentito la mancanza delle attenzioni della regina e della donna con l'occhio cieco.
Restammo l, in piedi, per altri dieci minuti, in silenzio perlopi. Qualche principe sbadigliava, altri spostavano il peso da un piede all'altro o lanciavano occhiatacce nella mia direzione. E s che sto bene attento a non inquinare le calme acque del palazzo con le mie disavventure, per quanto possibile. Si sa che non  sano sporcare dove si mangia, e poi non  cos semplice farsi scudo del proprio status, se la parte offesa  a sua volta un principe. Tuttavia, nel corso degli anni, ho fornito ai miei cugini ben poche ragioni per volermi bene.
Alla fine arriv la Regina dei Rossi, senza fanfare ma scortata dalle guardie. Il sollievo fu solo momentaneo - la donna con l'occhio cieco la segu subito dopo e, anche se distolsi lo sguardo in men che non si dica, si accorse che l'avevo notata. La regina si sistem sul trono, mentre le guardie prendevano posizione tutt'intorno, contro le mura. Un solo ciambellano - Mantal Drews, credo - rimase in piedi a disagio tra la progenie reale e la nostra sovrana, e il silenzio cal di nuovo nella sala.
Tenevo gli occhi fissi sulla nonna, sforzandomi di non guardare la mano biancastra e raggrinzita poggiata sulla spalliera del trono, dietro la sua testa. Avevo sentito diverse dicerie, nel corso degli anni, sulla consigliera segreta della regina: una vecchia donna mezza matta, tenuta nascosta da tutti. La chiamavano la Sorella Silente. Tuttavia, a quanto pare, ero l'unico a sapere che si celava alle spalle della Regina dei Rossi, ogni singolo giorno. Gli occhi degli altri, semplicemente, non si posavano su di lei... al contrario dei miei, purtroppo.
La Regina dei Rossi si schiar la voce. Nelle taverne di tutta Vermillion si diceva che un tempo la nonna fosse una donna affascinante, sebbene mostruosamente alta. Una rubacuori, che attirava uomini da tutti gli angoli dell'Impero Spezzato e oltre. A me pareva che avesse un viso brutale, scheletrica e con la pelle tirata come se fosse ustionata, e allo stesso tempo rugosa come un testamento scritto su una pergamena spiegazzata. Doveva aver passato i settant'anni, ma nessuno gliene avrebbe dati pi di cinquanta. Aveva i capelli scuri, senza nemmeno l'ombra di un filo grigio, che brillavano di rosso scuro se colpiti dalla luce. Affascinante o no, aveva degli occhi capaci di ridurre in poltiglia le viscere di qualsiasi uomo. Inflessibili schegge di freddezza. E niente corona per la regina guerriera, oh no. Sedeva quasi inghiottita da una veste di stoffe nere e rosse, giusto un sottile cerchio dorato, tirato dietro sulla testa, a tenerle i capelli in ordine.
Figli dei miei figli. Le parole che le vennero fuori erano cos pregne di disapprovazione che potevi sentire il disgusto venirti addosso e strangolarti. Scosse la testa, come un allevatore che fissa dei puledri frutto di un incrocio andato decisamente male. E, alcuni di voi, padri di nuovi principi e principesse, ho sentito dire.
S, noi....
Progenie sediziosa e pigra, per la maggior parte. Nonna copr la voce del cugino Roland, senza dargli il tempo di mettersi in mostra. Il sorriso si spense in mezzo a quella stupida barba che si faceva crescere per far sorgere nel prossimo almeno il sospetto che ce l'avesse, un mento. Incombono tempi oscuri e la nazione deve essere forte. Il tempo dei giochi  concluso.  ora di crescere. Il mio stesso sangue scorre nelle vostre vene; in poca quantit, ma  presente. E voi sarete i soldati di questa futura guerra.
A queste parole, Martus sbuff, abbastanza piano da non farsi sentire. Lui era stato assegnato alla cavalleria pesante, destinato a ricoprire il ruolo di cavaliere-generale, comandante d'lite di Marca Rossa. In uno slancio di follia, la Regina dei Rossi, cinque anni prima, aveva fatto fuori quel corpo. Secoli di tradizione, onore ed eccellenza disintegrati per il capriccio di una vecchia. Adesso, dovevamo tutti diventare soldati e correre a combattere ventre a terra, a scavare fossati, a spaccarci la schiena per imparare tattiche meccaniche che qualsiasi contadino avrebbe potuto padroneggiare facilmente. Cos un principe si riduceva allo stesso livello di uno sguattero.
... un nemico pi forte.  tempo di mettere da parte i vani pensieri di conquista e avvicinarsi....
Scacciai le mie riflessioni insofferenti e guardai la nonna che ancora blaterava sulla guerra. L'onore non  una questione che mi interessa pi di tanto. Tutti gli sproloqui sulla cavalleria non sono altro che un grande fardello che appesantisce un uomo nel momento del bisogno, quando c' da scappare. Ma in realt  tutta questione di apparenza; la forma  fondamentale per certa gente. Da tempo immemore, entrare in uno dei tre corpi di cavalleria, guadagnarsi gli speroni e tenere tre destrieri nella caserma della citt... erano diritti di nascita dei giovani nobili. Diamine, volevo ci che mi spettava, volevo il mio posto nelle scuderie degli ufficiali, volevo raccontare qualche aneddoto un po' ingigantito nel fumo dei tavoli del Conarrf. Volevo cavalcare lungo la Via dei Re con i colori della Lancia Rossa o dello Zoccolo di Ferro, i capelli lunghi e la barba ispida come un vero cavaliere, in groppa a uno stallone. Certo, il decimo posto nella linea di successione al trono ti garantisce solo un discreto numero di stanze, ma se un uomo indossa il mantello scarlatto dei cavalieri di Marca Rossa e stringe le gambe in sella a un destriero, gli basta un sorriso galante per convincere molte donne di classe ad allargare le proprie.
Proprio ai margini del mio campo visivo, la donna dall'occhio cieco si mosse, rovinando cos le mie fantasticherie e cancellando ogni pensiero sulle monte - e non parlo di equitazione - dalla mia testa.
... bruceremo i morti. La cremazione  fondamentale, per i nobili e la gente comune in egual misura. E al diavolo l'opposizione di Roma....
Ancora! Era pi di un anno ormai che quel vecchio uccellaccio del malaugurio non la smetteva di parlare dei rituali funebri. I ragazzi della mia et se ne fregavano di cose del genere! Le leggende dei marinai, le storie di fantasmi delle Isole Sommerse e le farneticazioni di sporchi ubriaconi delle Paludi di Ken erano diventate un'ossessione per lei. Gi i morti venivano incatenati sotto terra - tanto buon ferro sprecato solo per scaramanzia - e ora neanche questo bastava pi? Bruciare i corpi? Be', la Chiesa non avrebbe gradito. Sarebbe stato un bell'impiccio ai loro piani per il Giorno del Giudizio e alla nostra resurrezione per una grande e inquietante rimpatriata. Ma a chi importava? Sul serio? Osservavo la prima luce mattutina fare capolino da dietro le mura sopra di me, e provai a ripensare a Lisa come l'avevo lasciata quella mattina: vestita di luci e ombre e null'altro.
Il rumore del bastone del ciambellano contro il pavimento di pietra mi strapp bruscamente a quei pensieri. In tutta onest, avevo dormito davvero poco e la mattinata era stata faticosa. Se non fossi stato beccato a pochi metri dalla porta della mia camera, me ne sarei stato comodo e al sicuro l dentro fino a dopo mezzogiorno, facendo sogni decisamente migliori di quelli che potevo permettermi da sveglio, con le continue interruzioni della regina.
Fate entrare i testimoni!, la voce del ciambellano era capace di rendere noiosa pure una condanna a morte.
Entrarono quattro guardie, scortavano un guerriero nubano, alto e pieno di cicatrici, ammanettato ai polsi e alle caviglie, con le catene agganciate a un anello di ferro che gli cingeva la vita. Quella scena ravviv il mio interesse. Avevo passato gran parte della mia giovent a scommettere nelle fosse da combattimento del Quartiere Latino. Ed era l che intendevo trascorrere quel che rimaneva della mia vita. Ho sempre apprezzato un buon combattimento e un sano spargimento di sangue, sempre che non fossi io quello che veniva preso a pugni e che non fosse mio il sangue versato. Alle fosse di Gordo, o alle Arene del Sangue dei Mercanti, potevi stare cos vicino agli scontri che a volte il sangue ti finiva sugli stivali. Inoltre, le opportunit di scommesse erano sconfinate. Recentemente, ero persino entrato nel giro di persona, facendo combattere degli uomini a mio nome. Tizi promettenti comprati dalle navi di schiavi che battevano il Maroco. Finora, nessuno  durato pi di due incontri, ma persino una sconfitta pu pagare se sai piazzare bene la puntata. In ogni caso, il nubano aveva l'aria di una scommessa sicura. Forse poteva essere la volta buona per togliermi dai piedi Maeres Allus e mettere fine alle sue insistenti richieste di pagamento per tutto il brandy che avevo bevuto e le puttane che avevo scopato.
Un meticcio magrissimo, e con un impressionante numero di denti mancanti, segu il nubano per tradurre quei confusi rumori che la sua gente spaccia per una lingua. Il ciambellano porse una o due domande e quell'uomo rispose con i soliti sproloqui a proposito di morti viventi che risorgono dai deserti africani, improvvisando anche sul tema, stavolta, e facendoli diventare una piccola legione. Sicuramente sperava di guadagnarsi la libert con una storia avvincente. E fece un buon lavoro. Ci butt in mezzo un genio o due, giusto per abbondare, anche se non del tipo compagnone in pantaloni satinati che esaudisce i desideri. Alla fine del racconto fui tentato di applaudire, ma il volto della nonna suggeriva che non sarebbe stata una mossa saggia.
Seguirono altri due poveracci, ognuno incatenato allo stesso modo e ognuno con una storiella pi oltraggiosa dell'altra. Il pirata, un tipo scuro di carnagione e con le orecchie lacerate l dove l'oro gli era stato strappato via, imbast tutta una trama a base di navi affondate che riemergevano e ciurme di uomini morti affogati. E lo slavo raccont di scheletri che riemergevano da tumuli remoti. Antichi morti, ornati con oro e oggetti funebri risalenti ai tempi precedenti ai Costruttori. Nessuno di loro aveva un potenziale promettente per le fosse. Il pirata era atletico e di sicuro sapeva combattere corpo a corpo, ma aveva perso alcune dita da entrambe le mani e l'et era un punto a suo sfavore. Lo slavo era un tipo grosso, sicuramente lento. Alcuni uomini hanno come una specie di goffaggine che li tradisce a ogni mossa. Tornai a sognare Lisa. Poi Lisa e Micha, insieme. Quindi Lisa, Micha e Sharal. La cosa si stava facendo complicata. Ma quando altre guardie entrarono con il quarto e ultimo testimone, la regina improvvisamente cattur tutta la mia attenzione. Bastava guardare quell'uomo per capire che le Fosse del Sangue avevano trovato pane per i loro denti. Ecco il mio guerriero!
Il prigioniero camminava sicuro e a testa alta nella sala del trono. Le guardie sembravano dei nani in confronto a lui. Uomini cos alti ne avevo visti, ma non spesso. Avevo anche visto uomini persino pi muscolosi, ma molto raramente. In pochissime occasioni mi ero imbattuto addirittura in uomini ancora pi imponenti quanto ad altezza e forza, ma quel norreno aveva il portamento e l'aura del vero guerriero. Forse non sono proprio un mago dei combattimenti, ma di sicuro ho l'occhio per scovare i guerrieri. Aveva l'andatura da assassino e quando lo colpirono per farlo fermare, ringhi. Ringhi. Mi vedevo gi a contare le corone d'oro che mi sarebbero piovute addosso non appena l'avessi portato alle fosse!
Snorri ver Snagason, comprato dalla nave schiavista Heddod. Il ciambellano, inconsciamente, fece un passo indietro e pose il bastone tra s e il norreno, per poi leggere le note. Venduto in uno scambio commerciale nel fiordo di Hardanger. Faceva scorrere il dito tremolante sulla pergamena. Descrivi gli eventi che hai riferito al nostro incaricato.
Non avevo idea di dove si trovasse quel luogo, ma chiaramente l ad Hardanger crescevano dei veri duri. Gli schiavisti gli avevano tagliato quasi tutti i capelli, ma le poche folte ciocche che gli rimanevano erano cos nere da sembrare quasi blu. Credevo che i norreni fossero tutti chiari. Tuttavia, la brutta scottatura che aveva sulle spalle e sul collo stava a indicare che non era abituato al sole. Innumerevoli segni di frustate si stendevano sulla bruciatura - chiss che male! Be', le fosse erano sempre in ombra, quindi avrebbe apprezzato almeno quella parte dei piani che avevo in serbo per lui.
Parla. La nonna si rivolse direttamente al gigante: doveva aver impressionato persino lei.
Snorri guard la Regina dei Rossi e le riserv lo sguardo tipico di chi sta per strapparti gli occhi. I suoi erano di un azzurro chiaro. Almeno quello era normale, considerando il suo retaggio. Come erano normali i resti delle pellicce e della pelle di foca che indossava, insieme alle rune nordiche tatuate con inchiostro nero e blu all'altezza delle spalle. C'erano anche delle parole, una specie di scrittura barbara che sembrava essere stata incisa con martello e scalpello.
La nonna apr la bocca per aggiungere qualcos'altro, ma il norreno l'anticip, rubandole la scena.
Ho lasciato il Nord da Hardanger, ma non  quella la mia casa. Hardanger  terra di acque calme, colline verdi, capre e frutteti. Quella gente l non  il vero popolo del Nord.
Aveva una voce profonda e una leggera inflessione. Calcava ogni sillaba, ma solo quel tanto che bastava per capire che non stava parlando nella sua lingua madre. Si stava rivolgendo a tutti quanti nella sala, sebbene tenesse lo sguardo fisso sulla regina. Raccont la sua storia con l'abilit di un oratore. Ho sentito dire che al Nord l'inverno  un'unica notte lunga tre mesi. Notti del genere fanno sicuramente crescere i cantastorie, direi.
La mia patria  l'Uuliskind, agli estremi confini di Ghiaccio Amaro. Vi racconto la mia storia perch ormai quel luogo e quei tempi sono andati, vivono solo nella memoria. Plasmer questi ricordi nelle vostre menti, non per dar loro significato o vita, ma per renderli reali ai vostri occhi. Cos potrete camminare in mezzo agli Undoreth, Figli del Martello, e ascoltare la loro ultima battaglia.
Non saprei dire come fosse possibile, ma c'era un che di magico nella voce e nelle parole di Snorri. Mi fece venire la pelle d'oca. Accidenti, quanto desideravo essere anch'io un vichingo e brandire la mia ascia navigando sul fiordo dell'Uulisk, con il ghiaccio che si frantuma contro lo scafo della barca.
Ogni volta che faceva una pausa per riprendere fiato, quel pensiero folle mi abbandonava e mi ritenevo davvero fortunato a essere al caldo e al sicuro a Marca Rossa. Quando riprendeva il discorso, per, sentivo un cuore vichingo battere nel petto di ogni ascoltatore, compreso il mio.
 a nord dell'Uuliskind, oltre gli Altopiani Jarlson, che il ghiaccio si forma sul serio. Al picco dell'estate recede di uno o tre chilometri, ma ben presto ti ritrovi sollevato sopra la terra su una distesa di ghiaccio perenne, che mai si scioglie, mai vede crepe, mai si spezza. Un ghiaccio antico. Gli Undoreth si avventurano in quei luoghi solo per fare affari con gli Inowen, popolo che vive nelle nevi e caccia le foche nel mare ghiacciato. Loro non sono come gli uomini comuni, che si vestono di pelli di foca e mangiano il grasso delle balene. Sono... diversi.
Gli Inowen offrono in dono zanne di tricheco, olio di grasso di balena, denti di squali giganti, pelli e manti di orsi bianchi. E anche avorio, intagliato a mo' di pettini e fermacapelli e nelle forme dei veri spiriti del ghiaccio.
L'intromissione della regina nella storia rassomigliava al tentativo di un corvo gracchiante di esibirsi in una melodia. Eppure, ero ammirato. Doveva aveva trovato la volont di parlare? Io mi ero persino scordato di essere l, assonnato e con i piedi doloranti. Mi immaginavo insieme a Snorri, invece, impegnato nel commercio del ferro battuto e del sale in cambio di sigilli ricavati dalle ossa delle balene.
Raccontaci dei morti, Snagason. Incuti un po' di terrore in questi principi indolenti, lo esort la regina.
Fu in quel momento che me ne accorsi. Il vichingo si volt e lanci uno sguardo impercettibile alla donna con l'occhio cieco. Mi era chiaro, ormai, che tutti sapevano che la Sorella Silente era la consigliera della Regina dei Rossi. Ma come succede di solito con le notizie che tutti sanno, era praticamente impossibile mettere uno di questi ben informati con le spalle al muro: ognuno giurava e spergiurava che la propria fonte era attendibile, ma si rifiutava di rivelare chi fosse. Per esempio, tutti sapevano che il duca di Grast attirava i giovanotti nel suo letto. Ma quella voce l'avevo messa in giro io, dopo che mi aveva preso a schiaffi per una proposta sconveniente che avevo fatto a sua sorella - una sciacquetta prosperosa che aveva una lunga lista di proposte indecenti tutte sue. Quella calunnia infame resistette e io, da allora, mi sono sempre divertito proprio a difendere il suo onore contro qualche suo accanito nemico che affermava di averlo saputo da una fonte certa! Era risaputo, dunque, che il duca di Grast sodomizzasse nel segreto del suo castello i giovani ragazzi, che la Regina dei Rossi praticasse incantesimi proibiti nelle sue pi alte torri e che la Sorella Silente, una pericolosa strega che aveva messo lo zampino in gran parte delle disgrazie dell'impero, fosse tenuta in pugno dalla Regina dei Rossi, o viceversa. Ma fino al momento in cui quel bruto norreno non guard nella sua direzione, non avevo mai incontrato nessuno che l'avesse davvero vista al fianco di mia nonna.
Convinto dallo sguardo perlato della Sorella Silente, o dal comando della Regina dei Rossi, Snorri ver Snagason chin la testa e raccont dei morti.
Negli Altopiani Jarlson vagano morti di ghiaccio. Cadaveri riuniti in trib e anneriti dal gelo, avanzano in colonne barcollanti, perduti nel vortice della neve. Dicono che un mammut viaggi con loro, e che ci siano anche altre bestie morte, liberate dai dirupi ghiacciati che le tenevano prigioniere da prima che Odino donasse agli uomini la maledizione della parola. Non si sa quanti siano, ma sono tanti.
Quando i cancelli di Niflheim si aprono per far uscire l'inverno, e il respiro dei giganti di ghiaccio si espande attraverso il Nord, i morti giungono con esso, assoldando nelle loro file chiunque si trovi sul loro cammino. A volte si tratta di commercianti solitari o di pescatori approdati a rive misteriose. Altre volte attraversano un fiordo su ponti di ghiaccio e prendono interi villaggi.
La nonna si alz dal trono e una ventina di mani guantate scattarono verso l'elsa della spada. Lei pos uno sguardo pungente sulla sua progenie. E come mai sei qui davanti a me in catene, Snorri ver Snagason?
Pensavamo che la minaccia venisse dal Nord: dalla regione degli Altopiani e dal Ghiaccio Amaro. Scosse la testa. Dormivamo quando, nel cuore della notte, risalirono l'Uulisk delle navi silenziose, con delle vele nere. Le nostre sentinelle controllavano il Nord, temevano l'arrivo dei morti di ghiaccio. Dei razziatori avevano attraversato il Mare Tranquillo, si scagliarono contro gli Undoreth. Gli uomini delle Isole Sommerse ci attaccarono. Alcuni erano vivi, altri erano cadaveri non putrefatti. C'erano anche altre creature - semiumani provenienti dalle paludi bretane, mangiatori di uomini, demoni ghul con frecce avvelenate. Avevano il potere di succhiare via la forza di un uomo e lasciarlo inerme come un neonato.
Sven lo Spezzaremi guidava le loro navi. Sven e altri uomini dell'Hardassa. Senza il loro aiuto sleale, gli isolani non sarebbero mai stati in grado di navigare l'Uulisk di notte. E anche di giorno si sarebbero persi insieme alle loro navi. Le mani di Snorri si serrarono in pugni giganti e i muscoli delle spalle si tesero, assetati di vendetta. Lo Spezzaremi fece prigionieri venti guerrieri, come suo bottino privato. Ci ha venduti nel fiordo di Hardanger. Il commerciante, un mercante dei Regni di Porto, aveva intenzione di rivenderci nelle Afriche, dopo averci costretto a portare la sua imbarcazione verso sud a forza di remi. Il vostro incaricato mi ha comprato a Kordoba, a Porto Albus.
La regina doveva aver cercato storie come questa in lungo e in largo - a Marca Rossa non c'era mai stata la schiavit, e sapevo che lei personalmente non approvava quel genere di commercio.
E gli altri?, chiese la nonna, passandogli avanti a dovuta distanza. A quanto pareva si stava dirigendo verso di me. Quelli che non sono stati presi dal vostro conterraneo?.
Snorri alz lo sguardo verso il trono vuoto, poi lo rivolse direttamente alla donna con l'occhio cieco. Parl a denti stretti. Molti sono stati uccisi. Io ero a terra, avvelenato, e ho visto i demoni ghul assalire mia moglie. Ho visto gli uomini delle Isole Sommerse che inseguivano i miei figli ma non sono riuscito a voltarmi, non so se sono fuggiti o meno. Quelli delle Isole sono tornati alle loro navi con le spade insanguinate. Hanno preso dei prigionieri. Si zitt. Trem e scosse la testa. Sven lo Spezzaremi mi ha detto... delle cose. Non c' da fidarsi dello Spezzaremi... ma mi ha detto che quelli delle Isole avevano in mente di portare i prigionieri nelle cave di Ghiaccio Amaro. Laggi c' l'esercito di Olaaf Rikeson. Lo Spezzaremi ha detto che quelli delle Isole erano stati mandati per liberarli.
Un esercito?. Nonna adesso era abbastanza vicina al vichingo da poterlo toccare. Era un mostro di donna, pi alta di me - e io supero il metro e ottanta - e probabilmente abbastanza forte da spezzarmi la schiena con un colpo solo. Chi  questo Rikeson?.
Il norreno sollev un sopracciglio, come se ogni sovrano avesse il dovere morale di conoscere la storia di quelle abiette creature del ghiaccio. Olaaf Rikeson marci verso nord durante la prima estate del regno dell'imperatore Orrin III. Le leggende narrano che il suo piano fosse quello di guidare i giganti dello Jotenheim e portarsi dietro le chiavi dei loro cancelli. Altre storie pi sobrie raccontano che forse voleva soltanto trascinare gli Inowen all'interno dell'impero. Qualunque sia la verit, le cronache sono concordi nell'affermare che prese con s mille uomini e forse pi. Forse diecimila. Snorri fu percorso da un tremito e spost lo sguardo dalla Sorella Silente alla nonna. Fu molto pi coraggioso di me - non che ci voglia tanto - perch io non avrei mai voltato le spalle a quella creatura. Rikeson pensava di marciare con la benedizione di Odino. Ma il respiro dei giganti li raggiunse lo stesso e un giorno d'estate ogni guerriero del suo esercito rimase congelato l dov'era. E la neve li sotterr tutti.
Lo Spezzaremi sostiene che coloro che sono stati catturati nell'Uuliskind adesso stiano scavando nel ghiaccio per liberare i morti dalla sua morsa.
La nonna si mise a camminare dinanzi a noi, passandoci in rassegna uno a uno. Martus, quello piccoletto (che sarei io), Darin, il cugino Roland con la sua stupida barba, e poi Rotus, snello e irritante, trent'anni e ancora celibe, stupido come una pietra e ossessionato dalla lettura. Non faceva che leggere. E storie, per giunta! Si sofferm su di lui, un altro dei suoi preferiti, terzo in linea di successione al trono - anche se era palese che la nonna avrebbe preferito cedere il potere alla cugina Serah piuttosto che a lui. E perch mai, Snagason? Chi ha spedito tali forze a compiere un simile compito?. Incroci lo sguardo di Rotus come se solo lui, tra tutti noi, potesse apprezzare la risposta a quella domanda.
Il gigante rimase in silenzio.  difficile che un norreno impallidisca, ma giuro che fu proprio quello che accadde. Il Re dei Morti, signora.
Una guardia fece per colpirlo, ma non saprei dire se fosse per l'appellativo inappropriato o per la baggianata che aveva sparato. La nonna la ferm alzando un dito. Il Re dei Morti. Ripet quelle parole come se in un certo modo confermassero le sue ipotesi. Forse ne aveva parlato prima, quando non la stavo ascoltando.
Avevo sentito delle storie a tal proposito, ovviamente. I bambini avevano preso a raccontarle per spaventarsi a vicenda la notte della vigilia di Ognissanti. Il Re dei Morti ti prender! Ah, Ah, Ah! Pu spaventare solo un moccioso. Chiunque abbia una vaga idea di dove si trovino le Isole Sommerse, e di quanti regni ci separino, difficilmente pu cascarci. Ammesso che tali storie abbiano un fondo di verit, cosa pu esserci di cos interessante, per un uomo sano di mente, in un mucchio di stregoni pagani che giocano con antichi cadaveri su qualche umida collinetta sperduta dei Signori delle Isole? D'accordo, ero anche pronto ad ammettere che avessero davvero assoldato un centinaio di scheletri, che erano usciti dimenandosi dalle loro tombe e ora gocciolavano brani di carne putrefatta ad ogni passo. E allora? Dieci uomini della cavalleria pesante li spazzerebbero via in mezz'ora, senza perdere un solo soldato. E che siano dannati i loro occhi marci.
Ero stanco e di malumore, irritato per aver passato mezza mattinata e pi in piedi, ad ascoltare quel festival di stupidaggini. Se fossi stato anche ubriaco, probabilmente avrei detto quel che pensavo. Ma per fortuna non lo ero - la Regina dei Rossi mi avrebbe fatto tornare sobrio con un solo spaventoso sguardo.
La nonna si volt e indic il norreno. Ben detto, Snorri ver Snagason. Che la tua ascia ti guidi bene. Sgranai gli occhi a quella frase: doveva essere una specie di saluto norreno. Portatelo via, disse, e le guardie lo condussero fuori, al suono delle catene sferraglianti.
I miei compagni principi presero a bisbigliare e io a sbadigliare. Osservai quell'immenso norreno andarsene e sperai che ci congedassero subito. Anche se avevo un conto in sospeso con il mio letto, avevo piani importanti per Snorri ver Snagason e dovevo prenderlo in custodia il prima possibile.
La nonna torn a sedersi sul trono e rimase in silenzio finch la porta non venne chiusa dietro l'ultimo prigioniero uscito di scena.
Sapevate che esiste una porta per il regno dei morti?. Non aveva alzato la voce, tuttavia mise subito a tacere il chiacchiericcio dei principi. Una porta fisica. Che si pu toccare con il palmo della mano. E al di l di essa, le terre dei morti. Il suo sguardo scivol su ognuno di noi. C' un'importante domanda che dovreste pormi a questo punto.
Nessuno apr bocca - io non avevo la pi pallida idea di quale fosse, questa famosa domanda, ma ero tentato lo stesso di dire qualcosa, giusto per dare un'accelerata alla situazione. Decisi di lasciar perdere e il silenzio si prolung fino a quando Rotus si schiar la voce e chiese: Dove?
Sbagliato. La regina inclin la testa. La domanda giusta  perch? Perch c' una porta per il regno dei morti? E la risposta  pi importante di qualsiasi cosa abbiate udito oggi. Fiss lo sguardo su di me e io rivolsi immediatamente l'attenzione alle condizioni igieniche delle mie unghie. Esiste una porta per il regno della morte perch noi viviamo in un'era di miti. I nostri avi vivevano in un mondo in cui le leggi erano immutabili. Ma i tempi sono cambiati. Esiste quella porta perch esistono racconti su di essa. Perch quella porta ha dato origine a miti e leggende, perch si trova nei libri sacri e infine perch le storie su di essa sono state raccontate e riraccontate. C' una porta perch in un certo senso l'abbiamo voluta noi, o ce l'aspettavamo, o entrambe le cose. Ecco il perch. Ed  anche il motivo per cui voi dovete credere a quello che avete sentito oggi. Il mondo sta cambiando, si muove sotto i nostri piedi. Siamo in guerra, principi di Marca Rossa, anche se ancora non riuscite a capirlo o ad accorgervene. Siamo in guerra contro tutto ci che riuscite a immaginare e l'unica arma che abbiamo  il desiderio di opporci al nemico.
Sciocchezze, chiaramente. L'ultima guerra condotta da Marca Rossa era stata quella contro Scorron, e anch'essa era sfociata in una tregua, seppur incerta... La nonna doveva aver intuito che neppure il pi credulone fra i suoi ascoltatori si stava bevendo quella storia e cambi tattica.
Rotus ha chiesto dove, ma io lo so dov'. E so che non pu essere aperta. Si alz di nuovo dal trono. Cos' che  necessario per aprire una porta?
Una chiave?, azzard Serah, sempre cos entusiasta di compiacerla.
Giusto. Una chiave. Un sorriso per la sua preferita. Una chiave del genere verr ricercata da molte persone.  pericolosa, ma meglio che sia in nostro possesso che nelle mani dei nostri nemici. Presto assegner degli incarichi a ciascuno di voi: delle ricerche ad alcuni, dei quesiti ad altri e nuove lezioni ad altri ancora. Siate pronti a dedicarvi completamente a queste imprese, come non avete mai fatto prima d'ora. In questo modo servirete me, voi stessi, e cosa pi importante, servirete l'impero.
Ci scambiammo sguardi, bisbigli. Che c'entra Marca Rossa in tutto questo?. Questo forse era Martus.
Basta cos!, la nonna batt le mani, in segno di congedo. Andate. Tornate ai vostri inutili agi e godeteveli finch vi  possibile. Oppure, se nelle vostre vene scorre il mio sangue, riflettete su quanto  stato detto e agite di conseguenza. La fine si sta avvicinando. Tutte le nostre vite sono attratte verso un unico luogo e un unico tempo, non molti anni o molte miglia da questa stanza. Il punto nella storia in cui l'imperatore ci salver o ci condanner. Tutto quello che possiamo fare  fornirgli il tempo che gli serve - e il prezzo da pagare  il sangue.
Finalmente! Mi affrettai a raggiungere gli altri, infilandomi vicino a Serah. Be'  ufficiale: la vecchia matta  proprio fusa. L'imperatore!. Risi e le sfoderai il mio sorriso da cavaliere. Neanche la nonna  cos vecchia da aver visto l'ultimo imperatore, vero?.
Serah mi fulmin con uno sguardo pieno di disgusto. Hai ascoltato almeno una parola di tutto quello che ha detto?. E se ne and a grandi passi, lasciandomi l imbambolato in mezzo a Martus e Darin, che mi superarono con uno spintone.

4.

Dalla sala del trono mi fiondai verso il corridoio principale e svoltai a sinistra, mentre tutta la mia famiglia andava a destra. Armature, statue, vetrine contenenti spade sguainate... tutto ci mi sfrecciava accanto a gran velocit, i miei stivali stavano divoravano metri e metri di tappeti intessuti con stoffe incredibilmente costose e sete raffinate, decorate secondo la moda dell'Indus. Arrivai in fondo e svoltai, perdendo quasi l'equilibrio. Evitai due domestiche e corsi dritto verso il corridoio centrale della zona ospiti, dove erano allestite alcune camere nell'eventualit di una visita da parte di qualche nobile.
Levati, dannazione!. Un vecchio servitore barcoll fuori da una stanza impedendomi il cammino. Era uno di quelli di mio padre - Robbin, un grigio e vecchio zoppo che andava arrancando qua e l, finendo sempre in mezzo ai piedi. Riuscii a schivarlo - Dio solo sa perch ci teniamo certi parassiti - e accelerai in direzione dell'ingresso.
Per ben due volte le guardie si allarmarono nella loro nicchia, e in un'occasione si misero persino in posizione d'attacco, prima di concludere che ero pi un asino che un assassino. Mi fermai alla penultima porta dalla fine del corridoio ed entrai nella Sala Verde, sperando di trovarla vuota. La stanza, arredata in stile rustico con un letto di quercia a baldacchino, era desolata, vuota, coperta con delle lenzuola bianche. Superai il letto, dove avevo passato diverse notti piacevoli con una contessa bruna proveniente dalle ultime propaggini meridionali del territorio di Roma, e scostai le tende. Uscii dalla finestra, andai sul balcone, saltai sulla balaustra e mi lasciai cadere sul tetto spiovente della scuderia reale, un edificio che non aveva nulla da invidiare alle magioni della Via dei Re.
Dunque, io so bene come buttarmi gi, ma il salto dal tetto delle scuderie avrebbe ucciso persino un acrobata cinese. Quindi la velocit con cui scesi dalla grondaia di pietra fu un buon compromesso tra la repulsione a suicidarmi gettandomi dalla scuderia e la voglia di non morire accoltellato da Maeres Allus o da uno dei suoi scagnozzi. Quel norreno gigante poteva salvarmi da tutti i miei debiti, mi bastava assicurarmi i suoi servizi e piazzare delle buone puntate. Diamine, se la gente avesse visto quello che vedevo io in quell'uomo e non mi avesse garantito delle buone quote, avrei sempre potuto rompergli qualche osso e scommettere contro di lui.
Ai lati delle scuderie, due colonne corinzie sostenevano antiche viti, o forse era il contrario. In ogni caso, un buon arrampicatore, o meglio un arrampicatore disperato, poteva farsi strada fino a terra da l. Saltai gli ultimi tre metri, scorticandomi i piedi e mordendomi la lingua, poi corsi verso la Porta della Battaglia, sputacchiando sangue.
Vi arrivai senza fiato e, per ben due volte, dovetti piegarmi con le mani sulle cosce per fare lunghi respiri a pieni polmoni, prima che la situazione tornasse sotto controllo.
Due guardie mi osservarono con aperta curiosit: una vecchia spugna che tutti chiamavano Double e un giovanotto che non riconobbi.
Double!. Mi raddrizzai e sollevai la mano per salutarlo. In quale segreta verranno portati i prigionieri della regina?. Pensavo che la scelta sarebbe caduta sulle celle dei prigionieri di guerra, ossia nella fortezza di Marsail.  vero che erano schiavi, ma nessuno avrebbe mai messo il norreno in mezzo ai prigionieri comuni. Tuttavia, chiedere non costava nulla. Esordire con una domanda semplice  sempre un buon modo per iniziare una conversazione: mette l'interlocutore a suo agio.
Niente celle per loro. Double fece per sputare, poi ci ripens e inghiott rumorosamente.
Ma co...?. Non poteva ucciderli! Sarebbe stato uno spreco criminale.
Vanno liberati. Questo ho sentito. Double scosse la testa, come a dire che era una brutta faccenda, e le guance tremolanti presero a sballottare su e gi. Contaph sta venendo proprio per loro. Indic un punto oltre la piazza, dove si trovava Contaph, in veste ufficiale con i suoi begli abiti da funzione: trotterellava verso di noi con quell'aria da uomo importante che solo i funzionari minori riescono a sfoggiare. Attraverso le alte finestre che si affacciavano sulla Porta della Battaglia, potevo sentire in lontananza il cigolio delle catene che si faceva pi vicino.
Maledizione. Lanciai una rapida occhiata alla porta, poi al sotto-ciambellano, e di nuovo alla porta. Trattienili qui, Double, gli dissi. Non dire niente a nessuno. Neanche una parola. Ti ricompenser. Anche il tuo amico. Detto questo, andai di corsa a intercettare Ameral Contaph della Casa di Mecer.
Lo beccai in mezzo alla piazza, dove la meridiana scandiva il tempo con le ombre mattutine. I ciottoli del pavimento iniziavano gi a riscaldarsi, si prevedeva una giornata rovente, l'aria tremolava sopra i tetti. Ameral!. Spalancai le braccia verso di lui, come se fosse un vecchio amico.
Principe Jalan. Tir indietro la testa come se stesse cercando di inquadrarmi per bene. Potevo perdonargli quei sospetti: da piccolo mi divertivo a nascondergli gli scorpioni nelle tasche.
Quegli schiavi che ci hanno intrattenuto stamattina nella sala del trono... Cosa ne sar di loro, Ameral?. Tent di superarmi ma io mi spostai per bloccargli il passaggio. Teneva la pergamena degli ordini stretta nel pugno tracagnotto.
Li devo mettere su una carovana diretta a Porto Ismuth con dei documenti che li assolvono da ogni vincolo. Si ferm, cercando di superarmi, e sospir. Cosa vuoi, principe Jalan?
Solo il norreno. Gli sorrisi e fece l'occhiolino.  troppo pericoloso per essere lasciato libero. Mi sembra una verit evidente. In ogni caso, la Regina dei Rossi mi ha mandato a prenderlo in custodia.
Contaph mi guard, socchiudendo gli occhi: non se la beveva. Non ho avuto istruzioni a riguardo.
Possiedo, devo confessare, un volto molto onesto. Menti e provaci  il mio motto. Non c' da meravigliarsi che mi abbiano scambiato per un eroe. Mi basta solo un piccolo sforzo per convincere della mia sincerit anche il pi diffidente degli sconosciuti. Con le persone che mi conoscono, il trucco diventa pi difficile. Molto pi difficile.
Facciamo un paio di passi. Gli posai una mano sulla spalla e lo guidai verso la Porta della Battaglia.  un'ottima mossa condurre un uomo dove aveva gi intenzione di andare: cancella il confine tra ci che lui desidera fare e ci che tu vuoi che faccia.
In tutta sincerit, la Regina dei Rossi mi ha affidato una pergamena in cui era riportato l'ordine. Un pezzo di pergamena, in realt, su cui era stato tracciato uno scarabocchio veloce. Ma nella fretta mi  caduto, purtroppo. Tolsi la mano dalla spalla e slacciai la catenina d'oro che avevo al polso, un massiccio gioiello chiuso con due fibbie in cui era incastonato un rubino. Ero troppo imbarazzato per tornare indietro e confessare il mio errore alla nonna. Un amico  in grado di comprenderle certe cose, no?. Continuavo a condurlo verso la sua destinazione, come se la cosa pi importante per me fosse che arrivasse sano e salvo. Gli feci penzolare la catenina davanti agli occhi. Tu sei mio amico, non  vero, Ameral?. Invece di infilargli la catenina nella tasca della tonaca, rischiando di ricordargli gli scorpioni, gliela strinsi nel palmo della mano sudaticcia. Preferivo correre il rischio che si accorgesse che era fatta di vetro colorato e piombo placcato d'oro. Placca sottile, per giunta. Ogni cosa di valore che avevo era impegnata per pagare gli interessi dei miei debiti.
Ripercorrerai i tuoi passi, ritroverai quel documento?, chiese Contaph, fermandosi a guardare la catenina nella sua mano. E lo consegnerai affinch venga registrato prima del tramonto?
Ma certo!. Trasudavo onest. Praticamente mi gocciolava dalla fronte.
 molto pericoloso. Il norreno, dico. Contaph annu, pi per convincere se stesso che me. Un pagano che venera falsi dei. Mi ero sorpreso, infatti, della sentenza di rilascio sotto il suo nome.
Una svista, annuii. Ora corretta. Davanti a noi, Double sembrava immerso in un'accesa conversazione con qualcuno al di l della grata dell'entrata di servizio della Porta della Battaglia. Puoi far uscire i prigionieri, gli urlai. Siamo pronti!.

Sembri stranamente compiaciuto di te stesso. Darin fece il suo ingresso nell'Alta Sala, una camera da pranzo chiamata cos pi per la posizione sopraelevata che per l'altezza del soffitto. Mi piace mangiare l per la vista che si gode, sia quella oltre il palazzo sia, grazie ad alcune feritoie, quella sull'entrata principale della residenza di mio padre.
Carne di fagiano, trota sott'aceto, uova, dissi presentando con la mano il vassoio d'argento che era di fronte a me sul lungo tavolo. Perch non dovrei esserne compiaciuto? Serviti pure. Darin  un moralista un po' troppo interessato agli affari miei, ma almeno non  una vera spina nel fianco come Martus. Perci, per il semplice fatto che non  Martus, Darin detiene il titolo di fratello preferito.
Tra i domestici gira voce che dalla cucina continuano a sparire i piatti durante la notte. Darin afferr una mela e si mise seduto all'estremit del tavolo.
Curioso. Era di sicuro Jula, la nostra capocuoca dall'occhio di falco, a raccontare queste storie ai domestici. Ma come avevano fatto ad arrivare all'orecchio di Darin... Ho fatto punire un paio di sguatteri. Vedrai che presto la finiranno.
E sulla base di quali prove?. Mise il sale su un uovo e lo addent di gusto.
Che vadano al diavolo le prove! Fai sanguinare un paio di loro e incuterai timore in tutti. La nonna farebbe cos. L'erba cattiva va estirpata, direbbe. Tentai di mostrare una sincera indignazione, usando il senso di colpa per colorire la mia reazione. A quanto sembrava, dovevo smetterla di vendere l'argenteria di famiglia... Ormai quel metodo di guadagno era andato a rotoli. Per, c'era ancora il norreno conservato in una delle celle di Marsail. Dal punto in cui mi trovavo, riuscivo a vedere la fortezza: un cadente edificio di pietra, pi antico di qualsiasi ala del palazzo, deturpato e sfigurato, ma che aveva resistito ostinatamente ai piani di abbattimento di dozzine di vecchi re. Le finestre, minuscole e pesantemente sprangate, correvano tutt'intorno alla circonferenza come una cintura. Snorri ver Snagason probabilmente stava guardando attraverso una di loro dal pavimento della sua cella. Avevo ordinato che gli venisse data carne rossa, appena scottata e pregna di sangue. I lottatori vanno alimentati con il sangue.
Rimasi a lungo davanti alla finestra, a contemplare la fortezza e la distesa di cielo bianco e azzurro subito dietro. Era in continuo movimento, tanto che sembrava fosse la fortezza ad avanzare, mentre le nuvole rimanevano ferme: come una barca di pietra che infrange candide onde.
Che ne pensi di tutte quelle stupidaggini di stamattina?.
Feci quella domanda senza aspettarmi davvero una risposta. Ero sicuro che Darin se ne fosse gi andato.
Se nonna era preoccupata, allora dovremmo esserlo anche noi. Ecco cosa penso, disse Darin.
Una porta per il regno dei morti? Cadaveri? Negromanzia?. Succhiai da un osso di fagiano la parte succosa all'interno, che venne fuori facilmente. Dovrei aver paura anche di questo fagiano?. Picchiettai l'osso sul tavolo, distolsi lo sguardo dalla finestra e feci un sorriso a mio fratello. Anche lui verr a darmi la caccia per vendicarsi?. Spostai l'osso in avanti come per farlo camminare.
Hai sentito quegli uomini....
Tu hai mai visto un morto camminare? Dimentica i deserti lontani e le distese di ghiaccio. Qui a Marca Rossa, qualcuno ha mai visto cose simili?.
Darin fece spallucce. La nonna ha detto che almeno un non-nato ha varcato le porte della citt. E questo  decisamente preoccupante.
Un cosa?
Dio! Ma davvero non hai ascoltato nulla di quello che ha detto? Sai, lei  la regina. Sarebbe bene che prestassi attenzione a quel che dice ogni tanto.
Un non-nato?. Quella parola non mi faceva suonare nessuna campana. Anzi, non si avvicinava neanche al campanile, a dire la verit.
Qualcosa nato nel regno dei morti invece che in quello dei vivi, ricordi?. Darin scosse la testa quando colse il mio sguardo vuoto. Lascia perdere! Ascoltami ora, Padre si aspetta che tu ci sia a questa sua opera di stasera. Non venire in ritardo, o ubriaco, o entrambe le cose. Non far finta che nessuno te l'abbia detto.
Opera? Buon Dio, ma perch?. Era l'ultima cosa di cui avevo bisogno. Un gruppo di idioti grassi e truccati che mi urlavano in faccia su un palcoscenico per diverse ore.
Fai in modo di esserci. Un cardinale deve promuovere progetti del genere,  cos da sempre. E quando lo fa,  bene che la sua famiglia sia presente, altrimenti le classi nobili inizieranno a chiedersi perch.
Avevo aperto la bocca per protestare, ma poi mi venne in mente che anche le sorelle DeVeer dovevano far parte di questa classe nobile. E anche Phenella Maitus, l'ultima, e a quanto si diceva in giro stupenda, figlia di Ortus Maitus. Le tasche del buon Ortus erano cos gonfie che un matrimonio combinato non sarebbe stato un prezzo troppo alto per immergerci la mano. Inoltre, se fossi riuscito a far debuttare nelle fosse Snorri prima dell'inizio dello spettacolo, nelle pause tra gli atti sarebbe stato facile mettere le mani nei portafogli di un paio di aristocratici e mercanti, ansiosi di piazzare qualche puntata. Se c' una cosa buona dell'opera,  che permette a un uomo di apprezzare tutte le altre forme di intrattenimento molto pi del solito. Richiusi la bocca e annuii. Darin se and, masticando ancora il suo uovo.
Avevo perso l'appetito e allontanai il piatto. Pigramente, scoprii con le dita il vecchio medaglione che tenevo nascosto sotto le falde della giacca e lo tirai fuori, sbattendolo sul tavolo. Era un oggetto di vetro placcato, piuttosto economico. Premetti e si apr, rivelando il ritratto di mia madre. Lo chiusi di nuovo, con forza. L'ultima volta che la vidi avevo sette anni: mor per un'eccessiva perdita di fluidi. Perdita di fluidi, la chiamano. Ma  solo merda, in realt. Ti indebolisce, sei afflitto dalla febbre e muori in un puzzo orrendo. Non proprio il modo in cui ci si aspetta che muoia una principessa, n una madre. Misi di nuovo via il medaglione: meglio non farsi vedere in quelle condizioni. Volevo che si ricordasse del piccolo Jalan, com'era a sette anni.

Prima di lasciare il palazzo, passai a prendere la mia scorta: due guardie attempate a cui mio padre, in uno slancio di generosit, aveva assegnato il compito di proteggere il mio culo reale. Con quella coppia al seguito, mi diressi verso la Sala Rossa dove erano radunati un paio dei miei soliti amichetti. C'erano Roust e Lon Greyjar, cugini del principe di Arco, inviati a rafforzare i rapporti diplomatici, pomposa definizione che, a quanto pareva, indicava il compito di ingozzarsi del nostro migliore cibo e correre dietro alle cameriere. E Omar, settimo figlio del califfo di Liba, un buon compagno di scommesse. Lo avevo incontrato durante uno dei miei brevi e ingloriosi momenti alla Matema e aveva convinto il califfo a mandarlo nel continente a studiare! Andammo con Omar e i Greyjar nella zona ospiti, un'ala del Palazzo Interno che ospitava i maggiori dignitari e dove l'ambasciatore di Vyene, il padre di Barras Jon, aveva la sua suite. Mandammo un servitore a prendere Barras che arriv all'improvviso trascinandosi dietro Rollas, suo amico e guardia del corpo.
Che serata perfetta per ubriacarsi!, mi salut Barras, in fondo alle scale. Era sempre una serata perfetta per ubriacarsi, secondo lui.
Allora ci servirebbe del vino!. Allargai le braccia.
Barras fece un passo di lato e dietro di lui sbuc Rollas con in mano un fiasco enorme. Affari importanti oggi a corte.
Un incontro di famiglia, dissi io. Con Barras era un continuo andare a pesca degli affari di corte. Dava come l'impressione che met della sua paghetta dipendesse dal rivelare a suo padre qualche scandalo reale.
La Dama Blu continua con i suoi giochetti, eh?. Mi avvolse un braccio intorno alle spalle e mi condusse alla Porta Comune. Per lui ogni cosa diventava un complotto di una nazione contro un'altra, o, peggio, una cospirazione che minava a quel po' di pace rimasta nell'Impero Spezzato.
Se lo sapessi, dannazione. Ora che l'aveva accennato, in effetti c'erano state delle chiacchiere sulla Dama Blu. Barras aveva sempre cercato di convincermi che la nonna e questa rinomata megera stessero combattendo da decenni una loro guerra personale - se era vero, allora ero stato un fesso a non accorgermene. Le storie che si raccontavano sulla Dama Blu mi parevano fondate esattamente quanto quelle sui sedicenti maghi che infestavano le corti occidentali. I vari Kelem, Corion e tutti gli altri: ciarlatani perlopi. Solo l'esistenza della Sorella Silente dava un minimo di credibilit alle altre voci... L'ultima notizia che ho avuto  che la nostra cara amica blu schizzava da un corte teutonica all'altra. Probabilmente  stata scambiata per una strega e a quest'ora l'avranno gi impiccata!.
Barras grugn. Speriamo. E speriamo che non sia di nuovo a Scorron ad alimentare quella piccola guerra.
Su questo punto ero d'accordo con loro. Il padre di Barras aveva negoziato per la pace; per lui, la pace era importante come un secondo figlio. Io avrei preferito di gran lunga che venisse meno un mio parente stretto, piuttosto che quel trattato. Non tornerei per nulla al mondo sulle montagne a combattere contro il popolo di Scorron.
Attraversammo la Porta della Vittoria e fummo fuori dal palazzo tutti allegri, passandoci il fiasco di vino rosso di Wennith mentre io enumeravo i vantaggi di corteggiare le sorelle.
Arrivati nel Piazzale degli Eroi, il vino nella mia bocca si trasform in aceto. Per poco non mi strozzai e il fiasco mi cadde dalle mani.
L! La vedete?. Mentre tossivo e mi asciugavo le lacrime agli occhi, dimenticai la regola che io stesso mi ero posto e indicai la donna con l'occhio cieco. Se ne stava in piedi davanti a una statua opulenta, quella dell'Ultimo Luogotenente, raffigurato sul suo insignificante trono.
Calmati!. Rotus prese a darmi delle pacche sulle spalle.
Vediamo chi?, chiese Omar fissando il punto che avevo indicato. Vestita di stracci com'era, agli occhi di qualcun altro poteva apparire come un mucchio di cenci penzolanti da un cespuglio secco. Forse era proprio quello che vedeva Omar.
L'avevamo quasi perso!. Barras recuper il fiasco, intatto nel suo imballo rosso. Vieni da pap! Ti protegger io d'ora in poi, piccolino!. E lo cull come un neonato.
Nessuno di loro la vide. La donna con l'occhio cieco ci guard per un lunghissimo istante, poi si volt e scomparve nel flusso della folla che si avvicinava al Mercato di Trent. Trascinato dagli altri, dovetti camminare anch'io, ma mi sentivo come inseguito da una vecchia paura.

Ci dirigemmo alle Fosse del Sangue nel primo pomeriggio. Sudavo ed ero nervoso, e non era solo colpa del caldo fuori stagione o del mio incerto futuro finanziario, che dipendeva dalle spalle larghe di Snorri. La donna con l'occhio cieco mi lasciava sempre sconvolto e l'avevo vista sin troppe volte quel giorno. Continuavo a guardare da tutte le parti come se mi aspettassi di scorgerla ancora tra la folla.
Vediamo un po' questo tuo mostro!. Lon Greyjar mi diede una pacca sulle spalle, strappandomi ai miei pensieri. Mi accorsi cos che eravamo arrivati alle fosse. Risposi con un sorriso e mi giurai di spremere quel piccolo stronzetto fino all'ultima corona. Lon aveva un modo di fare davvero seccante: tendeva a prendersi troppa confidenza e ad allungare le mani. Inoltre, ripeteva sempre quel che dicevi come se dubitasse di ogni cosa, persino che indossassi gli stivali mentre ce li avevi ai piedi. D'accordo, io dico un sacco di bugie, ma ci non vuol dire che il cugino di un qualche principino possa prendersi tutte queste libert.
Mi fermai un attimo prima di entrare e feci qualche passo indietro, per controllare le mura esterne. Quel luogo, un tempo, era un mattatoio, mastodontico, per. Forse il re, in quell'epoca, voleva che persino il posto dove veniva ucciso il bestiame facesse sfigurare le case dei suoi rivali.
L'unica altra volta in cui avevo visto la donna con l'occhio cieco al di fuori della sala del trono era stata nei pressi di Via delle Unghie, vicino a uno dei pi grandi presbiteri verso il confine occidentale. Me ne uscivo dalla sala da ballo di qualche ambasciatore con una ragazza davvero attraente; mi ero beccato uno schiaffo per averci provato, ed ero rimasto l a calmarmi, osservando la strada prima di rientrare. Stavo facendo dondolare un dente per assicurarmi che quella maledetta ragazza non me l'avesse rotto, quando avevo visto la Sorella Silente ad un lato della strada. Era in piedi, pi solida dell'ottone, con un secchio in una mano e una spazzola di crine di cavallo nell'altra, e dipingeva dei simboli sulle mura del presbiterio. Non su quelle del giardino che si affacciano sulla strada, ma sulle mura dell'edificio stesso: il cane da guardia non l'aveva notata. Io invece l'avevo vista, e subito tutt'intorno si era fatto freddo, come se uno strappo avesse squarciato la notte risucchiando tutto il calore. Non mostrava alcun cenno di fretta, mentre dipingeva un simbolo dopo l'altro. Alla luce della luna, sembrava stesse usando del sangue per pitturare, ampie e scure pennellate che scorrevano con innumerevoli sbavature e si riunivano a formare sigilli e cappi che parevano incatenare la notte. Correvano tutt'intorno alla circonferenza dell'edificio, come un nodo fatto di pittura. Si muoveva paziente, lenta e inesorabile. Ero tornato di corsa dentro, molto pi spaventato da quella vecchia e dal suo secchio pieno di sangue che dalla giovane contessa Loren. Non mi importava pi della sua mano lesta o di qualche fratello deciso a difendere il suo onore. La gioia di quella notte se n'era andata e ben presto avevo ripreso la via di casa.
Il giorno dopo, avevo scoperto che c'era stato un incendio terribile a Via delle Unghie. Una casa era andata a fuoco e non era rimasto nessun superstite, solo cenere. Quel luogo rimane vuoto ancora oggi: nessuno osa costruirci sopra.
Grazie al cielo, sulle mura delle Fosse del Sangue non c'era nessun simbolo, salvo i nomi di giovani amanti incisi qua e l, nei punti in cui un contrafforte offriva spazio per un lavoro del genere. Mi sentii davvero sciocco e proseguii dritto attraversando le porte.
Quella mattina, sul presto, i fratelli Terrif, gestori delle Fosse del Sangue, avevano mandato un carro per prendere Snorri alla fortezza Marsail. Nel messaggio che avevo inviato loro, mi ero raccomandato di fare particolare attenzione a quell'uomo e avevo chiesto una sorta di assicurazione di mille corone d'oro, nel caso non fossero riusciti a garantire la sua presenza nel Campo Rosso per il primo combattimento.
Con il mio gruppo al fianco, entrai nelle Fosse del Sangue e subito venni investito dal sudore, dal fumo, dalla puzza e dal chiasso di quel posto. Quanto mi piaceva, per. Nobili, vestiti di seta da capo a piedi, che passeggiavano intorno al campo di combattimento, come piccole isole di colore e mondanit; amici, tutti stretti assieme; e poi una manciata di gente rabbiosa sparsa qua e l, venditori ambulanti, birrai, oppiomani e buoni a nulla; infine, pi in l, alcuni monelli pronti a correre da un gentiluomo all'altro, per portare messaggi, fogli e comunicazioni. Gli allibratori, tutti sanzionati e approvati dai Terrif, stavano nei loro banchetti all'angolo dell'entrata, con le quote scritte con il gesso e dei ragazzi pronti a riscuotere o pagare, secondo l'esito della gara.
I quattro campi principali si trovavano ciascuno a un vertice del diamante contraddistinto dalle piastrelle rosse sul pavimento. I loro nomi erano Scarlatto, Terra, Ocra e Rosso. Tutti simili: sei metri di profondit e di larghezza. Ma il Rosso era il migliore. La nobilt si faceva strada tra questi campi e quelli minori, scrutando i combattimenti, discutendo sui lottatori in mostra e le quote in offerta. Ogni campo era circondato da una spessa ringhiera di legno, posta su di un piedistallo dello stesso materiale che si sovrapponeva alla costruzione in pietra, raggiungendo quasi un metro di profondit. Andai dalla parte del Rosso e mi affacciai alla ringhiera, sentendo il legno che mi premeva sul torace. Snorri ver Snagason mi guard in cagnesco.
Ho della carne fresca qui!. Alzai il braccio, continuando a guardare il mio biglietto vincente. Avanti! Chi ne vuole un morso?.
Due piccole mani olivastre sbucarono sopra la ringhiera davanti a me. Io. Se non sbaglio mi devi uno o due bocconi, principe Jalan.
Oh, cavolo. Maeres,  un piacere vederti. Senza falsa modestia, posso dire che riuscii a nascondere la paura matta che provavo e non mi sporcai neanche i pantaloni. Maeres Allus aveva lo stesso tono di voce calmo e ragionevole di uno scriba o un maestro. Ma il fatto che si divertisse a guardare gli scagnozzi strappare le labbra alle sue vittime trasformava la tranquillit della sua voce in puro terrore.
 un tipo bello grosso, disse Maeres.
Gi. Mi guardai disperatamente intorno alla ricerca dei miei amici. Tutti quanti, compresi i due veterani scelti da mio padre appositamente per proteggermi, erano sgattaiolati via verso il campo Terra, senza dire una parola, e cos Maeres Allus aveva potuto cogliermi di sorpresa. Solo Omar aveva il buon gusto di sembrare dispiaciuto.
Come se la caverebbe contro Norras, il combattente di lord Gren, secondo te?, chiese Maeres.
Norras era un bravo pugile, ma pensavo che Snorri l'avrebbe steso. Vidi l'uomo di Gren, in piedi dietro il cancello sbarrato opposto a quello da cui era emerso Snorri.
Che ne dici, vogliamo organizzare il combattimento? Stabilire le quote?. Lanciai uno sguardo a Barras Jon e gli gridai: Norras contro il mio pezzo di carne fresca? Quanto lo pagheresti?.
Maeres mi pos con grazia una mano sulla spalla. Ci sar tempo per scommettere dopo che il tuo uomo sar stato messo alla prova, giusto?
M... ma potrebbe farsi male, dissi sconvolto. Avevo intenzione di ricavarci una bella somma da questo incontro, Maeres, e pagarti con gli interessi. Il dito prese a farmi male. Quello che Maeres mi aveva spezzato quando non ero riuscito a pagarlo due mesi prima.
Se mi permetti, disse, coprir io ogni eventuale perdita. Un uomo come quello... pu valere trecento corone.
Eccola la fregatura. Trecento era solo la met di quello che gli dovevo. Quel bastardo voleva vedere Snorri morto e tenere al guinzaglio uno dei principi della famiglia reale. In ogni modo, non sembrava esserci via di scampo. Non  che puoi metterti a litigare con Maeres Allus, di sicuro non nelle fosse da combattimento dei suoi cugini e non se sei in debito con lui di un migliaio di pezzi d'oro o quasi. Sapeva fin dove poteva spingermi, titolo reale o no. Aveva visto cosa si celava dietro la mia facciata di principe. Non si arriva a capo di un'organizzazione come quella di Maeres, se non si ha la capacit di giudicare le persone.
Trecento se non  in grado di sostenere un combattimento quotato stasera?. Potevo tornarmene l dopo la ridicola opera di Padre e investire negli scontri pi seri. L'esercizio del pomeriggio, in ogni caso, era pensato solo per stuzzicare gli appetiti e far crescere l'interesse.
Maeres non rispose, batt soltanto le mani e il guardiano del campo apr i cancelli. Il suono del ferro che grattava contro la pietra e il tintinnare delle catene attirarono la folla.
 gigante!.
E bellissimo!.
Adesso ci pensa Norras a imbruttirlo.
Norras sa il fatto suo.
Dal passaggio a volta venne fuori quel mastodontico tizio della Teutonia. Sfoggiava la testa pelata sopra un collo taurino.
Pugni e basta, norreno, gli url Maeres, l'unico modo che hai per uscire da quella fossa  seguire le regole.
Norras sollev entrambe le mani e strinse i pugni, come per insegnare all'altro, selvaggio, come doveva fare. Accorci le distanze tra loro e inizi a ballare sui piedi, facendo scattare ripetutamente la testa per confondere l'avversario e sferrare un colpo improvviso. A me sembrava pi che altro un pollo, mentre oscillava la testa in quel modo e teneva i pugni davanti alla faccia, i gomiti larghi come due piccoli ali. Un gigantesco pollo muscoloso.
Snorri chiaramente aveva un allungo maggiore, perci Norras si fece avanti per primo. Norras pieg la testa, s, sapeva il fatto suo - i pugni se li voleva beccare sul cranio. Era proprio di questo che avevo paura. Avevo visto uomini farsi male colpendo la dura e ossuta testa di un teutone. Non ebbi il tempo di parlare. Norras sferr un pugno ma Snorri lo ferm con il palmo della mano e lo strinse tra le dita, intrappolandolo. Stratton Norras in avanti, colpendolo ripetutamente con il braccio libero; poi con il gomito blocc il disperato gancio sinistro del teutone. Il pugno gigante del norreno atterr sulla faccia di Norras, colpendolo con le nocche dal mento al naso. Vol all'indietro per diversi metri e fin a terra come un sacco di patate, con il viso, rivolto verso l'alto, coperto di sangue, denti e muco fuoriuscito dal naso spappolato.
Dopo un momento di silenzio, si alz un boato cos rumoroso che sentii male alle orecchie. Pergamene piene di cifre volavano in aria, monete passavano di mano: tutte scommesse sottobanco fatte sul momento.
Un uomo impressionante, disse Maeres senza la minima traccia di emozione. Osserv i due custodi del campo portare via Norras attraverso la botola di uscita. Snorri li lasci fare. Capii che stava provando a calcolare le sue possibilit di fuga, ma erano pari a zero. Il secondo cancello di ferro poteva aprirsi soltanto dall'esterno, e solo dopo che il primo fosse stato chiuso.
Fate entrare Ootana. Maeres non alzava mai la voce, ma in mezzo al baccano era comunque inconfondibile. Mi sorrise appena.
No!. Cercai di soffocare la rabbia, ricordandomi che avevo visto uomini senza labbra persino nel palazzo. Le braccia di Maeres arrivavano ovunque. Maeres, amico mio, non dirai sul serio?. Ootana era un navigato specialista nei combattimenti con i coltelli. Aveva gi affettato una mezza dozzina di buoni combattenti nel corso dell'anno. Almeno lascia che il mio uomo si alleni con il pugnale per un paio di settimane! Viene dalla terra del ghiaccio. Quelli come lui sanno usare solo le asce!. Cercai di buttarla sul ridere, ma Ootana era gi dietro il cancello: un diavolo snodato proveniente dalle rive pi lontane delle Afriche.
Combattete. Maeres sollev il braccio.
Ma.... A Snorri non era stata data neanche un'arma. Stavamo assistendo a un omicidio, puro e semplice. Una lezione pubblica su come rimettere un principe al suo posto. Al pubblico non piaceva, per! Quando Ootana entr in campo, con il pugnale ricurvo tenuto distrattamente lungo il fianco, gli spettatori iniziarono a fischiare forte. I nobili rumoreggiavano come se stessero guardando uno spettacolo di pagliacci in piazza. E forse avrebbero rumoreggiato di nuovo, quella sera all'opera, se lo spettacolo di Padre avesse previsto un protagonista particolarmente perfido.
Snorri sollev lo sguardo verso di noi. Giuro che stava ridendo. Niente regole ora?.
Ootana inizi ad avvicinarsi lentamente, passandosi il pugnale da una mano all'altra. Snorri allarg leggermente le braccia, quel tanto che bastava perch in quello spazio ristretto un uomo gi grosso sembrasse ancora pi grosso. Poi url sovrastando tutte le voci intorno e caric. Ootana scivol di lato, cercando chiaramente di colpire e schivare l'avversario, ma il norreno fu troppo veloce: sterz all'improvviso per controbilanciare e con le braccia afferr l'africano. A quel punto, Ootana non pot fare altro che tentare di sferrare il colpo mortale: nient'altro lo avrebbe salvato da un corpo a corpo con Snorri. Ma il suo affondo si perse nella collisione. Snorri inizi a colpirlo, facendolo arretrare di un metro, e lo spinse contro il muro dell'arena. Lo tenne l per un battito di ciglia, forse si scambiarono qualche parola. Poi lo lasci andare. Ootana scivol a terra come un sacco vuoto. Attraverso la pelle scura della nuca si scorgevano dei bianchi frammenti di osso.
Snorri si gir verso di noi. Mi lanci uno sguardo incomprensibile, prima di ispezionarsi la mano, attraversata dal pugnale. L'impugnatura premeva forte sul palmo. Un sacrificio necessario per salvarsi la gola.
L'orso. Maeres lo disse pi pacatamente che mai nel rumore della folla in visibilio. Non lo avevo mai visto adirato - ben pochi uomini potevano dire di aver assistito alla sua furia - ma in quel momento scorgevo una vera rabbia nella sua bocca serrata e nel pallore della sua pelle.
Orso?. Perch non colpirlo con una balestra direttamente dagli spalti e farla finita! Una volta avevo visto un orso nelle Fosse del Sangue: una bestia nera proveniente dalle foreste occidentali. Lo avevano fatto combattere contro un tizio di Conaught armato di lancia e rete. Non era pi grosso di lui, ma la rete lo aveva fatto arrabbiare e quando era riuscito ad avvicinarsi... era stata la fine. Un orso ha un tipo di forza tutto diverso. Non importa quanti muscoli un uomo possa avere, l'orso lo far sembrare indifeso come un bambino.
Ci volle un po' per attrezzare l'orso. Chiaramente, non era compreso nel piano iniziale che prevedeva solo Norras e Ootana. Snorri se ne stava semplicemente l, in piedi dov'era, con la mano ferita alzata sopra la testa e il polso stretto da quella libera. Aveva lasciato il pugnale a uncino nella stessa posizione di prima: ben incastrato nel palmo.
La furia manifestata dal pubblico quando Ootana aveva fatto il suo ingresso era niente in confronto al frastuono che divamp quando l'orso raggiunse il cancello. Ma la tonante risata di Snorri zitt tutti.
E questo lo chiami un orso?. Abbass le braccia e con il pugno si picchi il petto. Io sono un Undoreth, il popolo dei Figli del Martello. Nelle mie vene scorre il sangue di Odino. Siamo nati dalla tempesta!. Punt l'indice della mano inchiodata e grondante di sangue verso Maeres: aveva capito che era lui il suo aguzzino. Io sono Snorri, Figlio dell'Ascia. Ho combattuto contro i troll! Tu hai un orso molto pi grande. L'ho visto di l nelle celle. Fai entrare quello.
Orso pi grande!, url Roust Greyjar dietro di me, e quell'idiota di suo fratello diede inizio al coro. Orso pi grande!. In pochi minuti, tutti quanti si misero a gridare. Il vecchio mattatoio vibrava ormai di un'unica richiesta.
Maeres non disse nulla, annu soltanto.
Orso pi grande!, ruggiva la folla a ripetizione, finch alla fine l'orso pi grande fece il suo ingresso e intimor tutti, facendo calare il silenzio.
Dove Maeres avesse trovato quella bestia non saprei dirlo, ma di sicuro doveva essergli costata una fortuna. Era semplicemente la cosa pi grande che avessi mai visto: al suo cospetto l'orso nero delle foreste della Teutonia era un nano. Sovrastava addirittura i grizzly che vivevano al di l delle terre slave. Pur ricurvo dietro il cancello con la sua pelliccia biancastra, sembrava alto pi di due metri ed era forte: i muscoli sbucavano da sotto il grasso e il pelo. La folla tratteneva il respiro, solo qualche gemito palesava entusiasmo e terrore. Il pubblico era deliziato dal brivido della morte e del sangue, ma oltraggiato al contempo per l'ingiusto massacro che stava per compiersi.
Il cancello venne alzato e l'orso ringhi e si mise a quattro zampe. Snorri afferr il pugnale e lo estrasse, compiendo all'ultimo momento una rotazione in modo che la lama ricurva non allargasse la ferita. La mano si chiuse in un pugno di colore rosso e Snorri alz l'altra, con cui teneva stretto il pugnale.
L'orso, chiaramente di razza artica, avanzava senza fretta a quattro zampe, oscillando il muso da una parte all'altra con grandi e rapidi movimenti, assorbendo la puzza di sudore misto a sangue. Snorri caric, pestando i grandi piedi, a braccia larghe, urlando il suo grido di battaglia. Poi si ferm di scatto, ma fu abbastanza per far ruggire l'orso, che sfoder il suo grido di battaglia. Anche se mi trovavo al sicuro sugli spalti, per poco non me la feci sotto. Eretto sulle zampe posteriori, l'orso arrivava a tre metri. Gli artigli erano pi lunghi di dita umane e il pugnale di Snorri pareva una cosetta da niente: a malapena sarebbe riuscita a penetrare lo strato di grasso del suo avversario. Per arrivare agli organi vitali, sarebbe servita una spada.
Il norreno grid qualche maledizione nella sua lingua selvaggia, spalanc la mano ferita e la tenne bene aperta, spargendo sangue sul petto dell'orso, creando una fantasia di rossi e bianchi.  pazzo!. Persino io sapevo che non era il caso di far fiutare il sangue a un animale selvaggio.
L'orso, pi curioso che inferocito, si incurv e si pieg per annusare e leccare la pelliccia insanguinata. Fu in quel momento che Snorri part all'attacco. Per un momento mi chiesi se fosse davvero in grado di ucciderlo. Chiss, per qualche miracolo bellico forse sarebbe riuscito a infilargli il coltello nella schiena, ora che aveva la testa bassa. Respiravamo tutti all'unisono. Snorri fece un balzo. Poggi la mano ferita sopra la testa dell'orso e salt, come un acrobata di corte, sulle sue spalle, rannicchiandosi. Ruggendo per l'affronto ricevuto, l'orso scatt in piedi, cercando di levarsi quel fastidio di dosso. Raggiunse pian piano la sua massima altezza, come se Snorri fosse un bambino e l'animale il padre che lo portava sulle spalle. Pi l'orso si raddrizzava e pi lo faceva anche Snorri, saltando su e sfruttando la loro spinta combinata. Allung il pi possibile la mano in cui teneva il pugnale. Conficc la lama nel legno della ringhiera, che si trovava a qualcosa come sei metri d'altezza sopra il terreno del campo. Spinse, si tir su, oscill e in mezzo secondo fu in mezzo a noi.
Snorri ver Snagason si impenn sulla folla aristocratica, schiacciando di lato uomini belli grossi. Da qualche parte, mentre avanzava, trov un altro coltello. Si lasci alle spalle una scia di persone stese al suolo e insanguinate. Us la lama soltanto tre volte, quando alcuni scagnozzi delle fosse di Terrif fecero dei seri tentativi di arrestarlo. Finirono sventrati, uno con la testa quasi tagliata via. Snorri arriv fuori, sulla strada, ancora prima che met del pubblico si fosse resa conto di quel che era accaduto. Mi sporsi dalla ringhiera. La sala era nel caos, ovunque la gente si stava facendo coraggio e iniziava a dargli la caccia, ora che la preda aveva tagliato la corda. L'orso aveva ricominciato ad annusare il campo, leccando il sangue dalle pietre, con l'impronta rossa di Snorri bene impressa sulla nuca.
Maeres era sparito. Era proprio bravo ad apparire e scomparire, quello l. Alzai le spalle. Evidentemente il norreno era troppo pericoloso da gestire. Mi avrebbe condotto alla morte, in un modo o nell'altro. Almeno ora avevo trecento corone in meno di debito con Maeres Allus. Me lo sarei tolto dai piedi per tre mesi buoni, forse sei. E un sacco di cose possono cambiare in sei mesi. Sei mesi sono un'eternit.

5.

L'opera! Non c' niente come l'opera. A parte i cinghiali selvatici in calore.
L'unica cosa bella dell'interminabile spettacolo di Padre era il luogo prescelto: un elegante edificio a cupola nel quartiere orientale di Vermillion, dove la forte presenza di banchieri fiorentini e mercanti milanesi donava alla citt un gusto davvero particolare. Passai la prima ora a fissare le ninfe nude dipinte sul soffitto, che in qualche modo era stato affrescato in modo che la superficie curva non causasse nessuna distorsione. Per quanto potessi apprezzare l'occhio che l'artista aveva avuto per i dettagli, spesso mi tornavano in mente alcune scene delle Fosse del Sangue e mi distraevo. Snorri che metteva al tappeto Norras con un pugno fatale. Ootana che cadeva in avanti dalle mura del campo, con la nuca spaccata e l'osso in vista. Quel salto. Quello spettacolare, impossibile, folle salto! Sul palcoscenico, un soprano impennava la voce nel canto di un'aria e io rividi la scena del norreno che si lanciava verso la libert.
Durante l'intervallo, cercai delle facce familiari. Ero arrivato tardi allo spettacolo e mi ero trascinato rumorosamente lungo le file bloccando la visuale a tutti. Con le luci basse e lontano dai miei amici, pi puntuali di me, ero stato costretto ad accontentarmi di un posto in mezzo a degli sconosciuti. Mentre afferravo bicchieri di vino da ogni vassoio che mi passava accanto, nell'illuminata sala intervallo, notai che la serata d'inaugurazione era sorprendentemente desolata, nonostante i tragici avvertimenti di Darin. Sembrava addirittura che Padre stesso non ce l'avesse fatta a venire. Costretto a letto, dicevano. Non era mai stato un amante della musica, ma erano le casse del Vaticano a finanziare quella sciocchezza di angeli e demoni che si piangevano addosso l'un l'altro, ciccioni oppressi da ali di cera e piume, che tuttavia cantavano nel coro a squarciagola. Il minimo che il loro rappresentante pi anziano potesse fare era presentarsi e soffrire insieme a tutti noi. Al diavolo, non riuscivo neanche a trovare Martus, o quel cretino di Darin.
Spintonai da parte un uomo che indossava una maschera smaltata: forse si aspettava un ballo anzich l'opera. Pi che altro tentai di spintonarlo di lato, ma sembrava ricoperto di ferro, perci fallii e gli rimbalzai addosso. Mi voltai, massaggiandomi una spalla: qualcosa, in quegli occhi che mi osservavano dalle strette fessure, spazz via tutte le proteste che mi salivano alle labbra, lasciando posto solo all'inquietudine. Lasciai che la calca ci separasse. Era almeno un essere umano? Quegli occhi mi perseguitavano. Le iridi erano bianche, il bianco era grigio. La spalla mi doleva come se un'infezione mi stesse mangiando l'osso... Un non-nato. Darin aveva detto qualcosa a proposito di un non-nato in citt...
Principe Jalan!. Ameral Contaph mi accolse con irritante familiarit, altezzoso nelle sue ridicole vesti eleganti comprate senza dubbio solo per l'occasione. Gli organizzatori non avevano proprio trovato un modo per riempire i posti a sedere, se un leccapiedi come Contaph era stato invitato alla prima. Principe Jalan!. Il flusso della folla ci spinse in direzioni opposte e io feci finta di non vederlo. Sicuramente, cercava di parlarmi a proposito della bugia della pergamena che riguardava Snorri. O peggio, poteva gi aver saputo che il norreno se ne andava incontrollato per le strade di Vermillion... Oppure aveva grattato via la placcatura d'oro dal mio dono. Comunque sia, qualunque fosse la ragione per cui lui voleva parlare con me, di sicuro io non volevo parlare con lui! Mi girai improvvisamente dall'altra parte e mi trovai faccia a faccia con Alain DeVeer, che aveva la testa bendata ed era affiancato da due omaccioni grossi e ridicoli nei loro abiti da opera.
Jalan!. Alain mi afferr, ma quel che gli rimase in mano fu soltanto la mia giacca finemente cucita. Me la scrollai di dosso e gliela lasciai mentre mi dirigevo a tutta velocit verso le scale, zigzagando pericolosamente tra ricche signore con diamanti incastonati tra i capelli e vecchi burberi che buttavano gi i loro bicchieri di vino con la seria determinazione di chi vuole finire la serata ubriaco.
Ho dei buoni piedi, ma probabilmente fu la mia totale noncuranza per la sicurezza degli altri che mi permise cos rapidamente di aprirmi un varco notevole tra gli invitati.
Nel retro del palazzo dell'opera si trovano i bagni pubblici. Quelli degli uomini sono una dozzina e consistono in semplici buchi aperti sopra canali d'acqua che vanno a riversarsi nel vicolo. L'acqua arrivava da un'ampia tanica sul tetto. Veniva riempita a secchiate per tutto il giorno da un piccolo gruppo di garzoni - avevo avuto modo di notarlo la stagione prima, quando avevo usato uno dei camerini degli attori per un incontro galante con la duchessa Sansera. La sbattevo con il dovuto rispetto, come si fa con una donna con l'et in declino e le finanze in crescita quando si spera di ottenere un bel prestito, ma ogni volta che sembrava che stessi per arrivare da qualche parte, un ragazzino passava davanti alla porta, trascinando quei secchi pesanti. E io quasi perdevo il filo. E quella vecchia capra non mi allungava neanche un penny.
Tuttavia, quel pomeriggio con la duchessa Soldi-a-palate non fu un totale spreco di tempo. Mi aveva congedato con un bacio umidiccio e una strizzatina al didietro, e io ero partito all'inseguimento dei bambini pi sgangherati e li avevo presi a calci.  vero che il mio nemico era pi forte quanto a numero, ma io sono l'eroe del Passo di Aral, e quando il principe Jalan Kendeth  cos arrabbiato  meglio se vi togliete dai piedi, indipendentemente da quanti siete. Se avete otto anni.
Avevo trovato tre piccoli bastardini nascosti nella lavanderia dove erano stipati i secchi, con le scope e gli stracci. E fu quella la mia ricompensa - un nuovo nascondiglio da aggiungere alla lista.
Sfrecciando per quello stesso corridoio, con uno o due angoli a separarmi da Alain e compagnia, mi fermai di colpo, aprii la porta dello stanzino e mi ci tuffai dentro. Ci che fa la differenza quando ti richiudi una porta alle spalle  farlo s velocemente, ma anche silenziosamente. Per me fu una bella sfida districarmi al buio tra i manici di scopa, evitando di far cadere le torri traballanti di secchi che erano tutto intorno a me. Quando poco dopo Alain e i suoi scagnozzi sfrecciarono per il corridoio, l'eroe del Passo di Aral si trovava rannicchiato tra gli stracci, con una mano premuta sulla bocca a soffocare uno starnuto.
Riuscii a trattenerlo abbastanza a lungo, ma nessun uomo  mai completamente padrone del suo corpo e non c' modo di evitare certe cose a volte - come dissi anche alla duchessa Sansera quando espresse il suo disappunto a proposito.
Etci!.
I passi, il cui rumore diventava sempre pi fievole, cessarono.
Cos' stato?. Era la voce di Alain. Distante, ma non abbastanza per i miei gusti.
I codardi si dividono in due grandi gruppi. Quelli che vengono paralizzati dalla paura e quelli che ne vengono galvanizzati. Fortunatamente, io faccio parte del secondo e balzai fuori da quello stanzino come un... be', come un principe lascivo che sperava di scampare a un linciaggio.
Osservo sempre attentamente le finestre. Quelle pi accessibili di tutto l'edificio appartenevano ai gi menzionati bagni pubblici, assolutamente necessarie per ovvie ragioni. Corsi verso la fine del corridoio, girai velocemente l'angolo, mi piegai e mi buttai, andando a finire nel buio putrido di un bagno per gli uomini. Un vecchio signore si era sistemato l con un bicchiere di vino: evidentemente preferiva respirare la puzza di fogna che sedere vicino al palco. Andrai dritto e lo superai, mi arrampicai sullo schienale e cercai di infilare la testa in mezzo alle ante della finestra. Di solito, erano aperte a met per far entrare aria ed evitare che le latrine esplodessero sotto l'attacco di uno o pi signorotti troppo pasciuti. Ma quel giorno anche le finestre, come ogni altra cosa da quando mi ero svegliato, mi si rivoltavano contro. Le trovai fermamente chiuse. Le strattonai fortissimo. Non erano serrate con un chiavistello e non c'era nessuna ragione al mondo per cui non dovessero cedere. La paura don forza al mio braccio e quando quelle maledette cose rifiutarono di aprirsi, strappai le doghe prima di infilare la testa nella fessura.
Per mezzo secondo me ne stetti cos, con quell'aria fredda e leggermente meno fetida sulla faccia. Salvezza! C' qualcosa di orgasmico nell'uscire illeso da un mucchio di guai, voltarsi e fare marameo allo scampato pericolo. Magari, domani, uno di quei guai ti star aspettando dietro un angolo, ma oggi, proprio in questo momento,  andato, marcito tra la polvere. I codardi come me, dotati di fervida immaginazione, sono per la maggior parte del tempo proiettati verso il futuro. Si preoccupano di ci che sar. Perci, quando mi capitano quelle rare opportunit di vivere l'attimo, cerco di agguantarle pi velocemente che posso.
Nell'altro mezzo secondo, mi resi conto che mi trovavo al secondo piano e che saltare di sotto poteva farmi molto pi male di quanto avrebbero mai osato Alain e i suoi amici. Forse avrei dovuto gonfiarmi un po' e ricordargli con la bella faccia tosta che mi ritrovavo che era il mio dannato padre l'uomo che aveva organizzato quell'opera, e che era mia nonna la regina che teneva in caldo il trono. Certo, dovevo sperare che il buon senso di Alain avesse la meglio sulla sua rabbia, una prospettiva ben poco incoraggiante. Ma un salto da lasciarci le ginocchia, nel vicolo in cui andava a finire tutta la merda... mi allettava anche meno.
Poi la vidi. Nel vicolo, c'era una figura ricoperta di stracci, piegata sopra qualcosa di pesante. Un secchio? Per un ridicolo momento, pensai fosse un altro di quei piccoli garzoni che trascinavano l'acqua nella cisterna. Poi una mano pallida sollev un pennello, da cui gocciol qualcosa che riluceva al chiarore lunare.
Jalan Kendeth, nascosto in un bagno. Non c' niente di pi appropriato. Alain DeVeer aveva aperto di colpo la porta alle mie spalle. Non girai la testa neanche di mezzo centimetro. Se non avessi gi sbrigato la faccenda prima dell'intervallo, avrei riempito il gabinetto su cui mi ero arrampicato attraverso le gambe dei pantaloni. Quella sagoma nel vicolo alz lo sguardo e un occhio capit sotto la luce della luna: il bianco perlaceo luccic nell'oscurit. La spalla mi fece male e subito mi ricordai del tizio mascherato contro cui ero andato a sbattere. Una certezza mi strinse la gola. Quello non era un uomo. Non c'era nulla di umano nel suo sguardo. Fuori, la donna con l'occhio cieco dipingeva i suoi simboli mortali e, dentro, il diavolo camminava tra di noi.
Avrei affrontato una dozzina di Alain DeVeer pur di scappare dalla Sorella Silente. Accidenti, avrei mandato a tappeto Maeres Allus per tenermi lontano da quella vecchia strega. S, gli avrei dato un bel calcio nelle parti basse e gli avrei detto di aggiungerlo al debito. E sarei stato pi che pronto ad affrontare Alain e i suoi due amici se non fosse stato per il ricordo di ci che era accaduto in Via delle Unghie. Persino le mura avevano preso fuoco. Non era rimasto altro che cenere. Nessuno era riuscito a fuggire. Neanche una persona. E, in citt, si erano verificati quattro incendi come quello. Quattro, in cinque anni.
Oh, Jalan!. Alain cantilen la a per prendermi in giro. Non l'aveva presa affatto bene, quella faccenda del vaso.
Mi spinsi pi avanti tra le persiane rotte, facendoci entrare anche le spalle e scheggiando qualche altra doga. Qualche specie di filamento si distese sulla mia faccia. Che bisogno c'era di mettermi un ragno enorme in testa proprio adesso? Ancora una volta, gli dei del destino mi stavano sommergendo di merda. Guardai verso sinistra. Le mura erano ricoperte di simboli neri che sembravano orrendi insetti intrecciati, raffigurati nell'ultimo spasimo prima della morte. Alla mia destra, ce ne erano ancora di pi e si estendevano fino a dove la donna con l'occhio cieco aveva ripreso il suo lavoro. Sembrava che fossero cresciuti lungo il lato delle mura, come una pianta rampicante... o forse stavano solo strisciando verso l'alto. La donna non sarebbe mai potuta arrivare tanto in alto. Girava intorno all'edificio e piantava i suoi semi velenosi, disegnando un cappio fatto di simboli, e da ciascuno di essi ne cresceva un altro, e poi un altro ancora, finch non si univano a formare una specie di rete.
Ehi!, url di nuovo Alain, non pi compiaciuto, ma irritato dalla mia indifferenza.
Dobbiamo uscire da qui. Mi liberai e guardai quei tre in piedi sulla porta, il vecchio ancora teneva stretto il suo vino e ci osservava confuso. Non c' tempo....
Fatelo scendere da l. Alain scosse la testa disgustato.
Il salto dalla finestra, che precedeva di poco la minaccia di Alain e i suoi amici, fin per essere scalzato dalla cima della lista delle cose pi terrificanti di quel giorno: le scritte sulle mura che ci circondavano spazzarono via tutto il resto. Mi aggrappai con entrambe le mani al varco che mi ero creato e mi spinsi fuori. Scivolai per un paio di centimetri, ma poi mi ritrovai bloccato tra le schegge, e il petto mi rimase incastrato nel telaio della serranda. Qualcosa di scuro e gelido mi scivol di nuovo lungo il viso. Sembrava una ragnatela tessuta dal ragno pi grosso del mondo. I fili mi costrinsero a chiudere l'occhio sinistro e mi impedirono di fare anche solo un altro centimetro.
Veloce!.
Prendetelo!.
Non appena Alain diede il comando, io iniziai a sbattere i piedi. Quando si tratta di darsela a gambe sono piuttosto bravo, ma la situazione in cui mi trovavo non offriva molte vie d'uscita. Mi aggrappai al davanzale con entrambe le mani e cercai di tirarmi fuori, ma riuscii soltanto ad avanzare di pochi centimetri e mi strappai la giacca. Quella robaccia nera che avevo sulla faccia mi spingeva ancora pi forte, ricacciandomi indietro la testa e minacciando di ributtarmi dentro la stanza se avessi allentato anche di poco la presa.
Ora, diciamo che la natura mi ha dotato di un fisico niente male. Io, per, evito ogni tipo di fatica - almeno, con i vestiti addosso - e non nutro troppe pretese sulla mia forza. Tuttavia, ho scoperto che la paura cieca ha un effetto straordinario su di me: posso spostare qualsiasi oggetto di qualsiasi peso, se esso si frappone tra me e una via di fuga.
L'immagine della mano di Alain DeVeer che afferrava una delle mie gambe scalcianti mi riemp del giusto livello di terrore. Non era il pensiero di essere ricacciato dentro e picchiato di santa ragione che mi preoccupava, anche se in una situazione normale lo avrebbe fatto... e parecchio. Era l'idea che mentre mi prendevano a calci - mentre il povero Jalan rotolava di qua e di l pieno di bernoccoli e chiedendo piet - la Sorella Silente avrebbe portato a termine il suo cappio e tutti noi, uno per uno, saremmo finiti bruciati.
Qualsiasi cosa fosse quella roba che avevo in faccia, aveva smesso di spingermi indietro. Ora, cercava di trattenermi, con tutta la sua elasticit, impendendomi di spingere. In quel momento, somigliava pi al fil di ferro, mi feriva la fronte e il viso. Non trovando nulla contro cui poggiare i piedi per darmi la spinta, rimasi appeso cos, con un terzo del corpo fuori e due terzi dentro, agitandomi disperatamente e urlando ogni sorta di minacce e promesse. Sospetto che Alain e i suoi amici si fossero fermati a farsi una risata a mie spese, dato che ci volle pi del previsto prima che qualcuno di loro mi afferrasse.
Avrebbero dovuto prendere la faccenda un po' pi sul serio. Non si scherza con qualcuno che sta dimenando le gambe. Alimentato dalla paura, iniziai a scalciare e riuscii a mettere in contatto il tacco dei miei stivali con un naso da rompere. Ne venne fuori un rumore simile a quello che aveva fatto Alain, quando gli avevo spaccato il vaso sulla testa. La spinta in pi si rivel sufficiente. Quella specie di rete penetrava sempre pi a fondo, come un coltello gelido che scavava attraverso il mio corpo. Poi qualcosa cedette. Ebbi l'impressione che fossi stato io a cedere, pi che quell'ostruzione: come se mi fossi lacerato e quella cosa mi avesse attraversato le membra. Comunque sia, ero riuscito a liberarmi e ruzzolai completamente all'esterno.
Si rivel una vittoria di Pirro, dato che il premio fu un tuffo a faccia in gi dal secondo piano. Esaurire le urla durante una caduta  il segno che ti sei buttato da un punto decisamente troppo alto. Troppo alto, e troppa velocemente: non avevo neanche una vaga possibilit di rialzarmi. Per qualcosa mi stratton, rallentando di poco la mia discesa: il rumore orribile di uno strappo super il suono delle mie urla. Anche cos mi schiantai al suolo con una forza pi che sufficiente a uccidermi, ma a salvarmi fu la grande quantit di letame semisolido accumulato vicino allo scarico del bagno.
Mi alzai barcollando e sputando manciate di lerciume. Imprecai, scivolai e caddi di nuovo in mezzo a quello schifo. Dall'alto arrivarono risate di scherno. A quanto pareva, avevo un pubblico. Il secondo tentativo di alzarmi non and meglio, finii sulla schiena, con la merda negli occhi. Guardando in alto, notai che i simboli, aggrovigliati tra loro, ricoprivano l'intero edificio dell'opera, tranne che in una parte. La finestra da cui ero caduto era vuota, ad eccezione del volto di un uomo che si affacciava dallo squarcio che mi ero creato. Tutt'intorno, i bordi scuri delle scritte della Sorella Silente tenevano chiuse le finestre, ma su quella rotta del bagno non ce n'era traccia. Una crepa scendeva da quel punto, attraversando tutta la parete, seguendo il percorso che avevo tracciato nella caduta. Da essa fuoriusciva una strana luce dorata, che scintillava a intermittenza lungo tutta l'estensione della crepa, illuminando sia il vicolo che l'edificio.
Mi rimisi in piedi con pi velocit e meno premura e andai a cercare la Sorella Silente. Molto probabilmente, aveva voltato l'angolo prima che io cadessi. Quanto le restasse prima di completare l'opera, non riuscii a capirlo. Tornai indietro verso il centro del vicolo, lontano dal mucchio di letame, ripulendomi i vestiti, per quanto possibile, da quel sudiciume. Mi rimase attaccato alle dita qualcosa di simile a un nastro nero, ma che in realt temevo fosse una zampa contorta di un qualche orribile insetto. Gridai e cercai di scrollarmelo di dosso: appeso alla mia mano c'era uno dei simboli della strega, che si allungava quasi fino a terra e dondolava sospinto da un vento inesistente - come se cercasse di avvolgersi intorno a me. Lo scagliai a terra orripilato. Ebbi come la sensazione che fosse la cosa pi disgustosa di tutto lo schifo che avevo addosso.
Un rumore secco attir di nuovo il mio sguardo verso l'edificio. La crepa si estendeva sotto i miei occhi, facendosi strada per altri quattro metri, fin quasi a toccare terra. L'urlo che proruppe dai miei polmoni fu molto pi femminile di quanto sperassi. Senza alcuna esitazione, girai i tacchi e presi a correre. Dall'alto arrivarono altre risate. Mi fermai alla fine del vicolo, sperando di escogitare qualcosa di intelligente da rispondere ad Alain. Ma tutte le offese argute che mi venivano in mente scomparvero di colpo quando vidi che lungo tutto l'edificio i simboli iniziavano a illuminarsi. Si spezzavano e brillavano, come se fossero fessure aperte su un mondo infuocato che ci attendeva tutti sotto la superficie della roccia. Capii che la Sorella Silente aveva completato la sua opera e realizzai che Alain, i suoi amici, il vecchio con il vino e tutte le persone all'interno dell'edificio stavano per finire carbonizzati. Giuro che in quel momento mi dispiacque pure per gli attori dell'opera.
Saltate gi, idioti!, urlai di spalle, gi in fuga.
Voltai l'angolo e scivolai, gli stivali erano ancora viscidi di letame. Disteso sui ciottoli, posai lo sguardo sul vicolo, adesso illuminato da un'incandescenza abbagliante permeata da un'ombra pulsante. Ogni simbolo era infuocato. In fondo, solo un'ombra in particolare rimaneva salda: la Sorella Silente, immobile nei suoi stracci. Nonostante il bagliore delle mura dietro di lei, era ancora poco pi che una macchia.
Il suono di quelle urla terribili mi fece scattare in piedi. La vecchia entrata risuonava di note mai emesse prima da alcuna bocca di cantante in tutta la sua lunga storia. Poi ripresi a correre. I miei piedi infuriavano e incespicavano tra loro - e all'improvviso dal bagliore di quel vicolo qualcosa part al mio inseguimento. Una linea luminosa e frastagliata zigzagava sulle mie tracce, come se fossi il pezzo mancante del disegno. Mi reclamava, voleva prendermi e bruciarmi in modo che anche io condividessi il destino a cui avevo tentato di sfuggire con tutte le mie forze.
Magari pensate che sia meglio risparmiare il fiato quando si corre, ma io trovo che urlare sia d'aiuto. La strada che avevo imboccato dal vicolo correva dietro il teatro dell'opera ed era frequentata persino a quell'ora della notte, anche se non era neanche lontanamente affollata come Via della Pittura, che si estendeva di fronte all'entrata principale e portava gli avventori direttamente alle porte. Le mie... urla maschili... erano un modo come un altro per liberarmi la strada. E quando i paesani si rivelavano troppo lenti a spostarsi, li schivavo con contorsioni varie o, nel caso fossero abbastanza piccoli o deboli, li buttavo a terra. La crepa spunt dietro di me, sulla strada, e avanzava rapidamente a scatti, ognuno dei quali era seguito da un suono simile a un vaso prezioso che andava in frantumi.
Mentre imboccavo una strada secondaria, passando in mezzo a due ufficiali di pattuglia, riuscii a gettare uno sguardo all'indietro e vidi la crepa sterzare a sinistra, cambiare rotta e allontanarsi dal teatro dell'opera, seguendo la mia direzione. La gente per strada se ne accorse a malapena, paralizzata com'era dalla luce proveniente dall'edificio in lontananza, le cui mura erano ormai in bala di fiamme violacee. La crepa si rivel molto di pi di ci che era sembrata all'inizio. In realt erano due linee, e correvano una di fianco all'altra, intrecciandosi di volta in volta. Una lasciava una scia di luce calda e dorata, mentre l'altra rivelava un'intensa oscurit che sembrava inghiottire tutto ci che la luce lasciava sul suo cammino. Ogni volta che si intrecciavano, i ciottoli della strada andavano in frantumi e si alzavano scintille dorate avvolte da un oscuro alone.
Mi infilai tra i due ufficiali, l'impatto mi fece quasi girare su me stesso e saltellai su un piede per mantenermi in equilibrio. La crepa pass sotto un tizio che avevo buttato a terra durante la fuga. Anzi, fece molto di pi: pass attraverso il suo corpo, e l dove l'oscurit si era intrecciata con la luce qualcosa si ruppe. Delle minuscole fessure si estesero da ogni punto di contatto, accerchiando l'uomo per un secondo prima che esplodesse, letteralmente. Pezzi del suo corpo, di un rosso intenso, volarono in cielo, bruciando con una tale ferocia che solo pochi ritoccarono terra.
Qualunque teoria abbiate sulla corsa, il modo migliore  sempre sollevare i piedi il pi veloce possibile - come se la terra abbia tutta l'intenzione di farti del male. Cosa che tra l'altro, nella mia situazione, rispondeva praticamente a verit. Decollai a una velocit tale che il me stesso di quella mattina, quello che era fuggito dal segugio, sarebbe rimasto immobile a controllare che le gambe fossero ancora attaccate al corpo. Altre persone che si trovavano sulla mia traiettoria esplosero quando la crepa le attravers. Superai un carretto che subito salt in aria alle mie spalle. I pezzetti di legno infuocato sbattevano contro le mura, mentre io mi fiondavo attraverso una finestra aperta.
Mi rimisi in piedi in quello che sembrava un bordello, e senz'altro ne aveva l'odore. Un postribolo di bassa lega, della cui esistenza non ero nemmeno a conoscenza. Ombre indistinte si contorcevano nel fioco bagliore; io mi precipitai attraverso la stanza, capovolgendo una lampada, un tavolo di vimini, un com e un piccoletto con il parrucchino, verso la finestra sul retro. Uscii distruggendo le veneziane.
La stanza si illumin alle mie spalle. Mi scaraventai nel vicolo, lasciai che il muro di fronte attutisse il mio slancio e mi allontanai di corsa. La finestra dalla quale ero fuggito and in pezzi, con tutto il davanzale e l'architrave, e alla fine croll l'intero edificio. Le due crepe gemelle, quella scura e quella luminosa, avanzavano nel loro cammino dietro di me, prendendo velocit. Scavalcai un oppiomane accasciato nel vicolo e tirai dritto a tutta birra. Dal suono che sentii un momento dopo, dedussi che la crepa doveva aver messo fine per sempre ai suoi problemi di dipendenza.
Tenere lo sguardo fisso davanti a s  la seconda regola fondamentale della corsa, subito dopo quella che riguarda il sollevare i piedi. Tuttavia, a volte non  facile seguire tutte le regole. Qualcosa in quella crepa richiam la mia attenzione e le gettai un altro sguardo di sfuggita.
Bam! All'inizio credetti di essermi schiantato contro un muro. Inspirando per urlare e correre pi forte, cercai di allontanarmi ma scoprii che quel muro mi stava tenendo fermo. Due pugni enormi, di cui uno fasciato e insanguinato, si erano chiusi sotto la mio giacca all'altezza del petto. Alzai lo sguardo, poi lo dovetti sollevare un altro po', e mi ritrovai a fissare gli occhi chiari di Snorri Snagason.
Cosa.... Non ebbe la possibilit di dire altro. La crepa ci attravers entrambi. Vidi un'incrinatura nera correre attraverso il norreno, il suo volto venne frastagliato da linee che trasudavano oscurit. Contemporaneamente, qualcosa di caldo e accecante entr in me, riempiendomi di luce e facendo scomparire il mondo.
Riacquistai la vista appena in tempo per vedere la fronte di Snorri che correva in avanti. Sentii un rumore completamente diverso. Il mio naso che si rompeva. E il mondo scomparve ancora.

6.

Per prima cosa, controllare il borsellino con i soldi, e poi sfiorare il medaglione.  un'abitudine che ho sviluppato con il tempo. Quando ti svegli in certi luoghi strani, come capita a me, e con la compagnia che spesso mi procuro spendendo bei soldi... be',  sempre saggio tenersi strette le monete. Il letto era pi duro e sconnesso di quanto fosse di mio gradimento. Duro e sconnesso come ciottoli di strada, per la precisione. E puzzava di merda. Lo splendido e pacifico momento in cui sei per met addormentato e per met sveglio era giunto al termine. Rotolai sul fianco, tappandomi il naso. Due erano le possibilit: o non ero rimasto privo di sensi molto a lungo, o la puzza aveva cacciato via persino i mendicanti. E poi, certo, c'era da considerare anche quella terribile confusione in fondo alla strada: la fila di gente saltata in aria, il teatro in fiamme e la crepa che avanzava rapida. La crepa! Mi alzai barcollando, aspettandomi di vedere il sentiero frastagliato che conduceva dritto a me. Niente. Almeno niente di visibile sotto la luce delle stelle e di un quarto di luna.
Merda. Il dolore al naso era insopportabile. Mi tornarono in mente un paio di occhi feroci sotto delle folte sopracciglia... e poi quelle sopracciglia folte che sbattevano contro la mia faccia. Snorri....
Il norreno se n'era andato gi da un po'. Non riuscivo proprio a spiegarmi il motivo per cui non ci fossero piccoli pezzi bruciacchiati di noi due a decorare il muro. Ricordavo quelle crepe che avanzavano fianco a fianco, intrecciandosi di continuo, scatenando un'esplosione ogni volta che si toccavano. La crepa scura aveva attraversato Snorri - l'avevo vista chiaramente nel suo volto. Quella luminosa invece...
Iniziai a toccarmi dappertutto, agitato e in cerca di ferite. Quella luminosa aveva attraversato me. Tirai su le gambe dei pantaloni e scoprii gli stinchi, sporchi, ma senza alcuna traccia di ferite e luci dorate. Anche la strada era priva di crepe. Non ne era rimasto alcun segno, solo il danno che avevano provocato.
Scacciai via dalla mente il pensiero di quella luce dorata e accecante. Ero sopravvissuto! Le urla dal teatro dell'opera ritornarono a galla. Quanti morti c'erano stati? Quanti tra i miei amici? I miei parenti? C'erano anche le sorelle di Alain? Magari anche Maeres Allus era presente. Sperai che fosse una di quelle sere in cui si fingeva un mercante e usava i suoi soldi per comprarsi un posto in circoli sociali ben pi elevati del suo rango. In quel momento, avevo solo bisogno di allontanarmi dal luogo dell'incendio. Ma dove potevo andare? La stregoneria della Sorella Silente mi aveva seguito. L'avrei trovata ad aspettarmi a palazzo per finire il lavoro?
Nel dubbio scappa.
Partii di nuovo. Correvo lungo le strade buie, perso ma gi consapevole che a un certo punto avrei incrociato il fiume; da l avrei potuto riprendere un'andatura normale. Scappare alla cieca pu soltanto procurarti un naso rotto, ma dato che io gi ce l'avevo e non ero curioso di scoprire cosa venisse dopo, continuai a mantenere una velocit ragionevolmente pericolosa. Ho sempre creduto che voltare le spalle a un problema e infilarci in mezzo un paio di chilometri non possa certo far male, anzi. Per, mentre correvo, respirando con la bocca e tenendomi il fianco appena accusavo un crampo, iniziai a sentirmi sempre peggio. Un malessere generale che crebbe minuto dopo minuto, sino a diventare un'ansia paralizzante. Poteva essere ci che comunemente si definiva coscienza? Non che io c'entrassi nulla con quello che era successo. Anche se ci avessi provato, non sarei mai riuscito a salvare qualcuno.
Mi fermai e mi appoggiai al muro per riprendere fiato e tentare di liberarmi dal male che mi affliggeva, di qualunque natura esso fosse. Il cuore continuava a palpitarmi in petto, come se avessi accelerato invece di fermarmi. Ogni singola cellula del mio corpo mi sembrava fragile e, in un certo senso, precaria. Le mani mi apparivano sbagliate, troppo pallide, troppo leggere. Ripresi a correre, accelerando, lasciandomi alle spalle tutta la stanchezza. Energia selvaggia mi bolliva sulla pelle, mi scuoteva da dentro; i denti vibravano nelle loro cavit, i capelli mi si alzavano sulla testa. C'era qualcosa che non andava in me, qualcosa di rotto. Non sarei riuscito a fermarmi neanche se lo avessi voluto.
Di fronte a me la strada si divideva e le stelle illuminavano soltanto i contorni dell'edificio in mezzo alla biforcazione. Passai da un lato all'altro della strada, non sapendo bene quale dovessi seguire. Se sceglievo il lato sinistro, mi sentivo peggio. La velocit della mia corsa aumentava, scattavo, le mani quasi mi brillavano per quanto erano sudate, la testa mi doleva cos tanto che pareva sul punto di spaccarsi a met, e una luce brillante mi accecava. Se invece sceglievo il lato destro, tutto tornava alla normalit. Imboccai quello. Improvvisamente ebbi la sensazione di conoscere perfettamente la direzione da prendere. Qualcosa mi stava attirando da qualche parte fin da quando mi ero rimesso in piedi. Era come se in quel momento qualcuno avesse acceso una lampada: sapevo benissimo dove andare. E se non l'avessi fatto, il malanno che mi affliggeva, qualunque cosa fosse, sarebbe peggiorato. Occhi fissi sulla meta e i sintomi sparivano. Avevo una strada da seguire.
Ma quale fosse la destinazione, be', non ne avevo idea.
A quanto pareva, quel giorno ero condannato a correre a capofitto per le strade di Vermillion. Il mio tragitto, ora, era in leggera pendenza verso la Seleen; in fondo, il fiume attraversava pigramente la citt. Attraversai i mercati e le piattaforme di carico dietro il grande magazzino, di fronte alla banchina del fiume. Persino a quell'ora, c'era chi si dava da fare, avanti e dietro, trasportando delle casse sui carri, caricando e scaricando, lavorando sodo sotto la fioca luce delle lanterne per far s che le merci si immettessero nel reticolo stradale di Vermillion.
Il tragitto che seguivo mi condusse attraverso un mercato deserto - la puzza di pesce era terribile - fino a un vasto edificio cinto da mura, uno dei pi antichi della citt, riadattato ormai a magazzino. Le mura si estendevano per pi di un centinaio di metri in entrambe le direzioni, ma io non volevo svoltare n a destra n a sinistra. Avanti. Dovevo proseguire dritto. La forza mi attraeva in quella direzione. Pochi metri pi in l c'era una porta massiccia, aperta di uno spiraglio. Senza pensarci due volte mi infilai dentro, con un colpo la spalancai del tutto e superai uno sbalordito inserviente che ancora cercava di richiuderla. Dritto davanti a me, si apriva un corridoio. Mi lanciai in una folle corsa. Alle mie spalle, sentii le urla di alcuni uomini che, colti di sorpresa, partivano all'inseguimento nel tentativo di fermarmi. I globi dei Costruttori bruciavano gettando intorno la fredda e bianca luce degli antichi. Non mi ero reso conto di quanto fosse vecchia quella struttura. Ma non persi tempo a guardarmi intorno e proseguii, sfrecciando sotto ad arcate che si aprivano su gallerie illuminate dai globi, piene zeppe di piante, verdi e rigogliose, sistemate persino sugli scaffali. Ero arrivato pi o meno a met magazzino, quando una porta di legno si spalanc all'improvviso. Andai a sbattere. Prima di svenire feci in tempo solo a pensare che l'impatto contro Snorri Snagason era stato pi doloroso.

Ancora una volta, ripresi conoscenza mentre ero disteso per terra, con cos tanti dolori in cos tanti posti che saltai la parte della beata ignoranza e partii diretto con le domande, per quanto idiote.
Dove mi trovo?, dissi con voce nasale ed esitante.
La luce chiara, sebbene tremolante, e quel sibilo debole e innaturale mi aiutarono a capire dove fossi. Ero in un posto illuminato dai globi dei Costruttori. Riuscii a mettermi seduto e scoprii che mi avevano legato a un tavolo. Aiuto!, urlai un po' pi forte. Panico. Testai la mia forza contro le corde e il risultato fu che non avevo un grammo di energia. Aiuto!.
Meglio che risparmi il fiato!. La voce arrivava da un'ombra accanto alla porta. Strizzai gli occhi. Un furfante bello grosso stava appoggiato al muro e mi guardava da l.
Sono il principe Jalan! Ti far tagliare quella cazzo di testa! Liberami da queste corde.
S, be', scordatelo. Si pieg in avanti, masticando qualcosa, e la luce flebile prese a luccicargli sulla testa pelata.
Sono il principe Jalan! Non mi riconosci?
Che ne so io di come sono fatti i principi? Non so neanche i nomi, dei principi! Per quanto mi riguarda, tu sei un riccone qualunque che si  ubriacato e si  messo a nuotare in una fogna. Solo la sfortuna ti ha portato qui. Horace, invece, lui s che sembra sapere chi sei. Mi ha detto di tenerti qui e se n' andato. Tienilo d'occhio, Daveet, ha detto. Fai bene la guardia. Devi essere uno importante, altrimenti staresti gi galleggiando nel fiume con la gola tagliata.
Uccidetemi e mia nonna rader al suolo questo posto. Era una bugia bella e buona, ma la pronunciai con una convinzione tale che mi sentii subito meglio. Sono un uomo ricco. Lasciami andare e ti prometto che sarai a posto per tutta la vita. Lo ammetto, ho un dono per le menzogne. Quando dico la verit sono meno convincente.
I soldi sono belli e tutto, rispose quell'uomo. Si allontan di un passo dal muro e la luce mise in risalto la brutalit del suo volto. Ma se ti lasciassi andare senza che Horace me l'abbia ordinato, dopo non avrei pi le dita per contarli. E se viene fuori che sei davvero un principe e che ti abbiamo liberato senza l'ordine del capo, be', credo che staccherebbero le dita sia a me che a Horace, e sarebbe solo l'inizio. La parte meno dolorosa. Ringhi e mi mostr i denti - c'erano pi spazi vuoti che denti a dir la verit - e ritorn nell'ombra.
Io me ne stavo disteso. Ogni tanto mi lamentavo e ponevo domande a cui non ricevevo risposta. Almeno lo strano impulso che mi aveva cacciato dritto in quel guaio era scomparso. Avevo ancora un istinto che mi portava in una direzione precisa, ma il bisogno di seguirlo si era indebolito e mi sentivo di nuovo il vecchio me stesso. Che in quel caso voleva dire che mi sentivo terrorizzato. Anche in preda alla paura, per, riuscii a rendermi conto che quella forza che mi tormentava stava cambiando direzione, si muoveva; allo stesso tempo la brama di seguirla si attenuava minuto dopo minuto.
Trassi un lungo respiro e feci un bilancio di ci che avevo intorno. Era una stanza piuttosto piccola, non una di quelle lunghe gallerie. Coltivavano piante in quell'edificio? Non aveva alcun senso. E comunque l piante non ce n'erano. L'illuminazione era insufficiente, quindi forse non era l'ambiente adatto. C'era solo un tavolo. E sopra di esso, io legato.
Perch.... La porta si apr di colpo e interruppe i miei mille ragionamenti.
Buon Dio, che puzza qui dentro!. Era una voce calma, sorprendentemente familiare. Perch non fai alzare il nostro ospite? E visto che ci sei, perch non lo lavi un po'? Fa schifo.
Comparvero degli uomini da entrambi i lati. Con le loro mani forti afferrarono il tavolo e il mondo ruot di novanta gradi: avevano capovolto il banco, e di conseguenza anche me. Mi ritrovai in piedi sul lato corto. Una secchiata di acqua gelida mi tolse respiro e vista prima che avessi modo di dare un'occhiata in giro. Subito dopo ne segu un'altra. Ansimai, cercando di respirare - un compito assai difficile con il naso otturato dal sangue e dall'acqua - finch una pozza marroncina e puzzolente non si raccolse ai miei piedi.
Ma quale onore. Sembra proprio che ci sia un principe sotto questo spiacevole strato di sporcizia. Un diamante nascosto nel fango, come si suol dire. Anche se di ben pochi carati, a quanto pare.
Scossi i capelli bagnati davanti agli occhi ed eccolo l, Maeres Allus, vestito a festa, come se dovesse partecipare a una serata elegante... uno spettacolo all'opera, forse?
Ah, Maeres! Speravo di vederti. Avrei qualcosa da darti riguardo al nostro accordo. Non lo chiamavo mai debito. Accordo suonava meglio. Cos sembrava un po' un problema di tutti e due, non solo mio.
Ah s?. Un lieve sorrisino fece capolino agli angoli della bocca. Lo stesso che aveva sfoggiato quando uno dei suoi scagnozzi mi aveva spezzato l'indice. Ancora mi fa male, nelle mattinate gelide, quando tiro fuori la mano per prendere la brocca di birra che mi faccio sempre mettere accanto al letto. Lo percepivo anche in quel momento, il dolore, pulsava in quello stesso dito che ora era legato lungo il fianco.
S. La mia voce era sicura, senza neppure l'ombra di un'incertezza. Ce l'avevo con me all'opera. Secondo i miei calcoli l'affare con Snorri mi garantiva almeno sei mesi di tranquillit, ma  sempre meglio mostrarsi disponibili. Inoltre, quando ti trovi legato a un tavolo in mezzo a dei criminali,  importante ricordare loro che vali molto di pi quando non sei legato a un tavolo. Avevo l'oro nella tasca destra. Credo di averlo perso nel panico.
Che tragedia. Maeres sollev una mano, schiocc le dita e un uomo usc dall'ombra e gli si piazz accanto. Un suono frusciante accompagnava i suoi passi, e cess non appena lo sconosciuto si ferm. Non mi piaceva per niente quello l. Era troppo contento di vedermi. Un altro incendio senza superstiti.
Be'.... Non volevo contraddire Maeres. I miei occhi scivolarono sul tipo che gli era a fianco. Maeres era esile, un piccoletto irrilevante, uno di quelli che ti capita di trovare piegato sui libri contabili di qualche mercante. Capelli castani e ordinati, occhi n crudeli n gentili. In effetti, somigliava molto a mio padre, sia per l'aspetto che per l'et. Il suo compare, invece, sembrava uno di quelli che affogano gattini per divertimento. Il volto mi ricordava i teschi delle catacombe del palazzo. Prendine uno, mettici un po' di pelle sopra, infilaci due occhi pallidi e fissi ed eccolo l, con il sorriso troppo largo e i denti troppo bianchi.
Maeres schiocc le dita richiamando la mia attenzione. Lui  John l'Incisore. Gli stavo giusto dicendo che  un vero peccato che tu abbia scoperto la mia base operativa.
B... b... base operativa?. La domanda stavolta mi usc un po' balbettante. In quel momento consideravo una vittoria non essermi sporcato i pantaloni. Il nome di John l'Incisore era noto a tutti, ma in pochi potevano vantarsi di averlo realmente visto. John l'Incisore faceva il suo ingresso in scena quando a Maeres veniva voglia di sfregiare la gente in maniera pi creativa. Se un dito rotto, un alluce amputato o una sonora bastonata non erano abbastanza - insomma, se Maeres voleva affermare la sua autorit o desiderava lasciare la propria firma - John l'Incisore era l'uomo che faceva il lavoro sporco. Alcuni sostenevano che fosse un vero artista nel suo campo.
I papaveri.
Non ho visto nessun papavero. File e file di bulbi verdi crescevano sotto le luci dei Costruttori. Mio zio Hertert - il non erede, come Padre si divertiva a chiamarlo - aveva intrapreso innumerevoli iniziative per diminuire il consumo di oppio. Dietro suo ordine, delle navi cariche di soldati avevano sorvegliato la Seleen Dio solo sa per quante miglia: lo zio era convinto che la merce provenisse dal porto di Marsail. E invece no, Maeres lo coltivava proprio l, sotto il naso di Hertert - e di chiunque volesse provarne un po'. Non ho visto nulla, Maeres. Per l'amor del cielo, sono entrato per sbaglio in una porta. Ubriaco fradicio.
Sei tornato sobrio piuttosto in fretta. Sollev una bottiglietta di vinaigrette e se la mise sotto al naso, come se non riuscisse pi a sopportare la mia puzza. Cosa perfettamente plausibile, del resto. In ogni caso,  un rischio che non posso correre. Ma se dobbiamo separarci, tanto vale salutarci in grande stile, no?, inclin la testa verso John l'Incisore.
Bast questo per far cedere la mia vescica. Certo, nessuno se ne sarebbe accorto, zuppo e puzzolente com'ero. S... suvvia, Maeres, stai scherzando? Ti devo dei soldi. Chi pagher se... se non lo faccio io?. Aveva ancora bisogno di me.
Be', Jalan, il punto  che non credo tu possa pagarmi. Se qualcuno mi deve mille corone,  lui ad avere un problema. Se me ne deve centomila, allora il problema  mio. Tu, Jalan, mi devi esattamente ottocentosei corone, meno qualche spicciolo per quel tuo piacevole norreno. Ci ti rende un pesce piccolo che n mi sazia n mi stuzzica particolarmente l'appetito.
Ma... io posso ripagarti. Sono il nipote della Regina dei Rossi. Una garanzia!.
Uno tra i tanti, Jalan. Quando c' abbondanza di una merce, il valore cala. Ormai essere un principe nella Marca Rossa  un lusso sopravvalutato.
Ma.... Ho sempre saputo che Maeres Allus era un uomo d'affari crudele e senza scrupoli, ma almeno credevo fosse sano di mente. Ora, sembrava che dietro quegli occhi piccoli e scuri brillasse una scintilla di follia. C'era troppo sangue nell'acqua: lo squalo che si annidava in lui non se ne sarebbe rimasto tranquillo ancora per molto. Ma... a che pro uccidermi?. Non avrebbe potuto neanche farlo sapere in giro. La mia morte sarebbe stata inutile.
Tu sei morto nell'incendio, principe Jalan. Lo sanno tutti. Io non c'entro niente. E se invece girasse qualche pettegolezzo tra le strade di Vermillion, se corresse voce che forse sei morto da un'altra parte, in una circostanza ancora meno piacevole, per colpa di qualche debito... be' allora, chiss cosa sarebbero disposti a fare i miei clienti, pur di non deludermi. Magari qualche donna di malaffare, dopo aver riconosciuto il nuovo braccialetto dell'Incisore, diffonder la voce con la stessa velocit con cui diffonde le malattie veneree. Si volt verso John l'Incisore che alz il braccio destro. Fasce di materia organica secca e grigiastra avvolgevano l'arto dal polso fin sopra il gomito, sfregando l'una contro l'altra.
C... cosa?. Non riuscivo a comprendere quello che avevo davanti, o forse qualche parte del mio cervello cercava ragionevolmente di tenermi all'oscuro.
John l'Incisore si pass lentamente un dito sulle labbra. I trofei appesi al suo braccio tremarono, e cos feci anch'io. Apri bene. La sua voce serpeggiava fuori dalla bocca come se non fosse umana.
Non saresti dovuto venire qui, Jalan, disse Maeres interrompendo il silenzio in cui ero caduto, terrorizzato.  una sfortuna che tu non possa cancellare dalla mente i miei papaveri, ma il mondo  pieno di tragedie. Fece qualche passo all'indietro e si ferm sulla porta, accanto a Daveet - solo la luce tremolante animava il suo sorriso impassibile, a scatti un'ombra fugace lo faceva ricadere nell'oscurit, per poi scomparire un attimo dopo.
No!. Per la prima volta in tutta la mia vita, desideravo che Maeres Allus non se ne andasse. Qualunque cosa pur di non rimanere solo con John l'Incisore. No! Non lo dir a nessuno! Non lo far! Mai. Infilai un po' di rabbia in quelle parole - chi mai darebbe fiducia a una promessa fatta tra un singhiozzo e l'altro? Non dir niente!. Tirai le corde, facendo traballare il tavolo nero. Strappami le unghie. Non dir niente. Neanche le tenaglie incandescenti mi convinceranno a parlare.
E quelle fredde?. John l'Incisore tir su le tenaglie di ferro che aveva tenuto strette nell'altra mano per tutto il tempo.
Gli urlai contro, strattonando inutilmente le corde. Se non ci fosse stato uno degli uomini di Maeres a tenere le gambe del tavolo, si sarebbe capovolto facendomi finire a faccia in gi sul pavimento, cosa che, pur ovviamente dolorosa, era di gran lunga preferibile a quello che John l'Incisore aveva in serbo per me. Stavo ancora urlando e dando di matto, avvicinandomi rapidamente a una crisi di pianto e suppliche, quando qualcosa di caldo e umido mi schizz sulla faccia. Fu sufficiente a farmi aprire gli occhi e smettere di gridare. Anche se mi ero zittito, il chiasso non era affatto diventato meno assordante. Perch non ne ero io la causa. Perso com'ero nel mio terrore, non mi ero accorto che avevo fatto talmente tanto baccano da coprire il rumore della porta che veniva buttata gi. C'era solo Daveet in piedi ora, proprio sull'uscio. Si gir, rivelando uno squarcio che andava dalla clavicola al fianco: le viscere attorcigliate si riversavano dalla ferita sul pavimento. A sinistra, con la coda dell'occhio percepii una grossa sagoma che si muoveva. Voltai la testa, ma l'azione si era spostata dietro il tavolo. Si sent un grido e sul pavimento - a trenta centimetri dal punto in cui era andata a sbattere la testa di Daveet, che era inciampato nelle sue stesse viscere - atterr un braccio, pallido e avvolto da braccialetti fatti di labbra umane. E in un momento cal il silenzio. Neanche un suono, a eccezione dell'eco delle urla provenienti dal corridoio. Daveet sembrava aver perso conoscenza oppure era morto di emorragia. Se John l'Incisore sentiva la mancanza del braccio, be', non se ne lamentava. Riuscii a vedere solo un altro degli uomini di Maeres, a terra stecchito. Quanto agli altri, o erano morti alle mie spalle o avevano seguito la mia stessa regola di vita, dandosela a gambe e abbandonando gli altri. Se non fossi stato legato a quel maledetto tavolo sarei corso in cima al gruppo.
Snorri Snagason comparve nel mio campo visivo. Tu!, disse.
Aveva la veste strappata all'altezza delle spalle, la stessa tunica con il cappuccio che indossava quando ero andato a sbattere contro di lui. Sul petto e sulle braccia aveva schizzi di sangue, che gocciolava anche dalla punta della spada rossa che teneva in pugno. Altro sangue gli fuoriusciva da un taglio profondo sulla fronte. Pareva proprio un demone uscito dall'inferno. E in effetti, con tutto quel sangue illuminato dalla luce intermittente e con il fuoco della battaglia ancora vivo nei suoi occhi, nessuno l'avrebbe preso per un essere umano.
Tu?. L'eloquenza che Snorri aveva dimostrato nella sala del trono al cospetto della nonna lo aveva completamente abbandonato.
Venne verso di me e io mi tirai indietro, ma non di molto: c'era sempre quel dannato tavolo in mezzo. Appena quella mano enorme si avvicin a me, sentii un formicolio attraversarmi gli zigomi, le labbra, la fronte, come tanti piccoli aghi, una specie di pressione che si faceva sempre pi forte. La sentiva anche lui - lo capii dai suoi occhi sgranati. L'attrazione che mi aveva tirato a s, la forza che mi chiamava irresistibilmente... era lui. La stessa forza aveva condotto Snorri qui, aizzandolo contro gli uomini di Maeres. Lo avevamo capito entrambi, adesso.
Il norreno ferm la mano, le dita erano a un centimetro o due dal mio collo. La pelle vibrava, quasi crepitava per... qualcosa. Si ferm: non voleva scoprire che cosa sarebbe successo se ci fossimo sfiorati, se la mia pelle avesse toccato la sua. Ritir la mano, prese un coltello e, prima ancora che potessi gridare, si mise a liberarmi dalle corde.
Tu vieni con me. Risolveremo questa faccenda da un'altra parte.
Lasciandomi in piedi in mezzo agli scampoli di corda tagliata, si diresse verso l'uscita, fermandosi solo per calpestare il collo di qualcuno. Non quello di Maeres, purtroppo. Si sporse oltre la porta e ritir subito indietro la testa, abbassandola velocemente. Dall'altra parte, si udivano dei sibili. Parecchi sibili, in realt.
Balestre. Snorri sput sul cadavere di Daveet. Odio gli arcieri. Mi guard. Prendi una spada.
Una spada?. Quel tizio ovviamente pensava ancora di trovarsi nelle terre dei pelosissimi abitanti del Nord. Cercai in quella carneficina, guardando anche dietro il tavolo. John l'Incisore giaceva a terra, il braccio tagliato pulsava appena, e la sua fronte era solcata da una brutta ferita. Nessuna traccia di Maeres. Non avevo idea di come avesse fatto a scappare.
Nessuno di loro aveva con s un'arma pi pericolosa di una lama di quindici centimetri: andare in giro con qualcosa di temibile all'interno delle mura cittadine sarebbe servito solo a mettersi nei guai con le pattuglie locali. Presi comunque il pugnale e sferrai un paio di calci alla testa di John l'Incisore. Pi che altro mi feci male all'alluce, ma mi pareva un prezzo ragionevole per la soddisfazione che ne trassi.
Zoppicai di nuovo intorno al tavolo, con in mano la mia nuova arma. Il norreno mi lanci uno sguardo feroce e poi scardin la porta. Prendi. Non fu proprio facile. Mentre io saltellavo sul piede buono, spiaccicando la faccia contro il legno e imprecando con voce nasale, Snorri spezz le gambe del tavolo in un attimo e cominci ad avanzare tenendolo come uno scudo gigante. Guardami le spalle!.
La paura di rimanere indietro e cadere ancora una volta preda di Maeres Allus mi spron all'azione. Afferrai la porta con non poca fatica, e insieme io e Snorri spingemmo gli scudi nel corridoio e ci mettemmo al riparo in mezzo. Immediatamente i dardi sparati dalle balestre ci piovvero addosso, le punte di ferro si conficcarono nel legno.
In che direz.... Snorri era gi troppo lontano, non mi avrebbe sentito anche se non avesse lanciato il suo grido di battaglia. Aveva percorso di gran carriera il corridoio alle mie spalle. Partii all'inseguimento, incespicando con la porta sulla schiena, la testa piegata, le mani tese all'indietro per avere una presa migliore. Pi avanti, si sentivano strilli e urla di terrore: un chiaro segnale che Snorri era arrivato dai suoi tanto odiati arcieri. Ma quando li raggiunsi di loro erano rimasti solo sangue e brandelli. Ora, dovevo stare molto attento a non scivolare. Molte altre frecce colpirono le assi che portavo sulle spalle con violenza e una mi pass in mezzo alle caviglie, facendomi capire che ero scoperto da un lato. Per fortuna mancava solo una decina di metri. Con la porta che grattava il pavimento e soltanto le estremit delle dita scoperte, saltai fuori nella notte. Ancora una volta, il mio classico momento di trionfo post-fuga fu rovinato da un braccio muscoloso che comparve improvvisamente dall'ombra e mi afferr strattonandomi di lato.
Ho una barca, ringhi Snorri. Anche se di solito quando si dice che qualcuno ringhia  soltanto una metafora, in questo caso nelle parole di Snorri c'era davvero un'eco bestiale.
Eh?. Mi liberai il braccio, o forse fu lui a lasciarmi andare - diciamo che fu una cosa di comune accordo, dato che a nessuno dei due piaceva quella sensazione caldissima e pungente nella zona in cui le sue dita mi avevano stretto.
Ho una barca.
E certo, sei un vichingo. Era tutto cos surreale. Forse avevo battuto la testa una volta di troppo da quando Alain aveva cercato di acchiapparmi a teatro un paio di ore prima.
Snorri scosse la testa. Seguimi. Veloce!.
E prese il volo nella notte. I rumori provenienti dal magazzino indicavano che qualcuno si stava avvicinando e mi convinsero subito ad andargli dietro. Attraversammo un ampio spiazzo dove erano state ammucchiate botti e casse, superammo dozzine di reti appese e finalmente scorgemmo le vele delle barche che spuntavano da dietro le banchine di pietra del fiume. Sotto la luce dalla luna, oltrepassammo la banchina e scendemmo le scale di pietra fino alla barca a remi legata a uno dei grandi anelli di ferro sul muro.
Hai una barca, affermai.
Ero a un chilometro e mezzo pi gi verso valle, libero e tranquillo. Snorri butt la spada nella barca, sal a bordo e prese un remo. Poi mi  successo qualcosa. Rimase un attimo in silenzio e si osserv i palmi delle mani, anche se non stringevano altro che l'oscurit della notte. Qualcosa... Mi sentivo male. Si sedette e prese anche l'altro remo. Sentivo che dovevo tornare indietro. Sapevo persino in quale direzione andare. E poi ho trovato te.
Io ero immobile sullo scalino. Era stata la stregoneria della Sorella Silente. Lo sapevo. La crepa ci aveva attraversato entrambi, quella di luce era entrata in me e quella d'ombra in lui. E da quando io e Snorri ci eravamo separati, qualche forza misteriosa cercava di riunire le due linee: la luce e l'ombra. Ci eravamo allontanati l'uno dall'altro, il fiume conduceva Snorri verso ovest, e le fessure nascoste avevano iniziato a riaprirsi, a farci a pezzi entrambi per tornare di nuovo a correre libere insieme. Ricordavo cos'era accaduto quando si erano unite. Non era stata una cosa simpatica.
Non startene l impalato come un idiota. Slega la corda e sali.
Io.... La barca a remi oscill quando la corrente prov a portarla via dall'ormeggio. Non sembra molto sicura. Ho sempre considerato le barche come una tavola sottile che si frappone tra me e la morte per affogamento. Dunque, da ragazzo giudizioso quale sono, non ho mai affidato la mia incolumit a una imbarcazione. Inoltre da vicino sembravano ancora pi pericolose. Il fiume, scuro e affamato, pareva risucchiare i remi.
Snorri fece un cenno verso le scale, e per la precisione verso l'accesso alla banchina a cui portavano. Tra poco un arciere si fermer l e ti convincer che aspettare  un grosso errore.
A quelle parole, saltai a bordo in un baleno e Snorri impieg tutto il suo peso per controbilanciare i miei movimenti, impedendo alla barca di rovesciarsi. Alla fine riuscii a mettermi a sedere.
La corda?, chiese. Delle urla echeggiarono sopra di noi, erano sempre pi vicine.
Estrassi il pugnale, cercai di tagliare la cima, quasi mi cadde la lama in acqua, tentai di nuovo e infine presi a segarla fino a che anche l'ultimo legaccio non si arrese e fummo liberi. Venimmo trasportati dalla corrente e le sponde del fiume scomparirono nell'oscurit; anche la terra svan in lontananza.

7.

Hai intenzione di vomitare di nuovo?
Ti sembra che il fiume si sia fermato, forse?, domandai.
Snorri sbuff.
Ecco, allora s. E glielo dimostrai, aggiungendo un'altra macchia di colore alle torbide acque della Seleen. Se Dio avesse voluto che gli uomini vagassero per il mare avrebbe dato loro..., stavo troppo male per fare umorismo e mi appoggiai senza forze al bordo della barca, fissando cupo l'alba grigia che spuntava alle nostre spalle, ... avrebbe dato loro quello che serve per quel genere di cose.
Ma come? E il messia che ha camminato sulle acque non vi ha mostrato forse che Dio voleva che gli uomini andassero proprio l?. Snorri scosse la sua grande testa. Il mio popolo segue una dottrina ben pi antica di quella che ha insegnato il Cristo Bianco. Aegir governa il mare e non vuole che gli uomini lo attraversino. Ma noi lo facciamo lo stesso. Bofonchi un pezzo di una canzone: Undoreth, noi siamo. Per la battaglia nasciamo. Prepara il martello, prepara la scure, il nostro grido di guerra nel cuore degli dei scatena le paure. Continu a remare e a cantare quelle melodie ben poco melodiose.
Avevo freddo, mi faceva male praticamente tutto. Il naso in particolare mi faceva male come un rapporto di sesso anale non consenziente; se per miracolo riuscivo a respirare, sentivo che la mia puzza era poco meno nauseabonda del mucchio di merda che mi aveva salvato la vita.
Il mio..., non finii la frase. Sarei sembrato ridicolo, dato che avrei pronunciato il bio daso invece del mio naso. E poi, nonostante avessi tutte le ragioni del mondo per lamentarmi, non volevo irritare il norreno:  meglio non seccare un tipo che  fuggito da una fossa di combattimento saltando sopra un orso. Soprattutto se vi  finito in primis per causa tua. Come soleva dire mio padre, Errare  umano, perdonare  divino... e dato che io sono solo un cardinale, e i cardinali sono umani, invece di perdonarti ho intenzione di errare verso questo bastone, con il quale ti picchier come si deve. Anche Snorri non aveva proprio l'aria di un tipo che perdona. Dunque optai per un altro gemito di dolore.
Che c'?. Sollev lo sguardo precedentemente fisso sui remi. Ricordai la lunga scia di cadaveri che si era lasciato dietro dopo avermi salvato dall'oppieria di Maeres. Tutto questo senza poter usare armi con la mano gravemente ferita.
Niente.

Continuammo a remare attraversando le terre di Marca Rossa. Be', a remare fu Snorri, io me ne stetti disteso a lamentarmi. A dirla tutta, il norreno pi che altro si limitava a direzionare la barca, poi era il fiume a fare il resto. Sul punto in cui la mano destra stringeva il remo c'era una macchia di sangue.
Intanto i paesaggi si alternavano, verdi e monotoni, e io mi appoggiavo al bordo, gemendo a denti stretti e vomitando di quando in quando. Come era possibile che, a distanza di due sole albe, fossi passato da un dolce risveglio accanto a Lisa DeVeer, nuda e bellissima, a una gita in una barca cadente in compagnia di un norreno gravemente instabile?
Ci sar qualche problema?
Eh?. Alzai gli occhi scuotendomi dal mio dolore.
Snorri guardava a valle, dove diverse banchine di legno traballanti si allungavano per un lungo tratto nel fiume; a esse erano legate numerose barche da pesca. Alcuni uomini si muovevano avanti e indietro lungo le sponde, controllando le esche e aggiustando le reti.
Perch mai.... Ricordai che Snorri si trovava parecchio lontano dalla sua patria, in una nazione che probabilmente aveva solo visto di sfuggita dal retro di un carro per il trasporto di schiavi. No, dissi.
Borbott e punt con il remo verso acque pi profonde, dove la corrente era pi forte. Forse nei fiordi gelati del Nord gli stranieri venivano malvagiamente presi di mira. E magari eri pure considerato straniero gi a un chilometro da casa tua. La Marca Rossa vantava modi leggermente pi civili, anche perch la nonna era pronta a legare a un albero chiunque osasse infrangere le leggi fondamentali.
Superammo diversi borghi senza nome e paesini che probabilmente un nome ce l'avevano, ma che mi erano sempre sembrati troppo noiosi per prendermi il disturbo di scoprirlo. Di tanto in tanto, qualche bracciante si riposava poggiando le mani sulla zappa e il mento sulle nocche, e ci guardava passare con la stessa curiosit di una mucca al pascolo. Ogni tanto dei ragazzini ci seguivano, correndo per un centinaio di metri lungo le sponde. Qualcuno tirava dei sassi, altri ci mostravano il culo sporco per prenderci in giro. Le lavandaie, che sbattevano contro delle pietre le camicie di riserva dei mariti, alzavano lo sguardo e lanciavano fischi d'apprezzamento appena il norreno fletteva il braccio per muovere il remo. Infine, in una desolata diramazione del fiume, dove la Seleen lambiva la propria piana alluvionale, Snorri devi verso la sponda su cui si ergeva un grosso salice. Il sole era implacabile. L'albero, posizionato sul bordo di un'insenatura, si allungava al di sopra delle acque calme e ci avvolgeva con la sua chioma.
Allora, disse, e la prua and a sbattere contro il tronco del salice. L'elsa della sua spada scivol dal sedile e cadde rumorosamente sulle assi. La lama era scura, sporca di sangue rappreso.
Ascolta... a proposito delle fosse da combattimento... Io.... Avevo passato tutta la mattina di quel malaugurato viaggio a formulare delle scuse plausibili, che per ora si rifiutavano di uscirmi di bocca. Nei momenti che intercorrevano tra un conato di vomito e un lamento, mi ero preparato una vera collezione di bugie. Ma di fronte allo sguardo di quell'uomo, che sembrava pi che pronto a uccidere per cavarsi di impiccio, in caso di necessit, avevo esaurito la saliva necessaria per formulare menzogne. Per un momento lo rividi in piedi nell'arena, rivolto verso Maeres. Fai entrare l'orso pi grande?. Rividi anche il sorriso che aveva stampato in faccia. Scoppiai a ridere, una risata nasale. Cavolo, mi faceva un male cane. Come ti  venuto in mente?.
Snorri sorrise. Il primo era troppo piccolo.
E invece l'ultimo era perfetto, no?. Scossi la testa, soffocando le risate. Sei meglio di Riccioli d'Oro.
Aggrott le sopracciglia. Riccioli d'Oro?
Lascia perdere. Lascia perdere. E John l'Incisore!. Trassi un lunghissimo respiro di sollievo e mi arresi alla felicit di essere scampato a quel demone con gli occhi a palla e al suo coltello. Mi piegai in due ridendo come un pazzo, e battei la mano sul fianco della barca per fermarmi. Oh, Dio! Gli hai pure staccato un braccio a quel bastardo.
Snorri fece spallucce, trattenendo un altro sorrisino. Non l'ho fatto apposta. La vostra Regina dei Rossi ha cambiato idea, e invece di lasciarmi libero ha scatenato l'intera citt contro di me.
La Regina de.... Mi trattenni. Avevo detto io che doveva essere portato alle fosse su ordine della regina. Snorri non aveva motivo per non credermi. Ricordare i cardini su cui si poggiano le tue menzogne  la regola base del bravo bugiardo. In genere sono un asso in questo genere di cose. Quella volta incespicai, ma avevo le mie attenuanti. Dopo tutto, ero riuscito a scappare da Alain DeVeer e dall'incendio del teatro solo per finire in un guaio addirittura peggiore: dalla padella alla brace, insomma. S.  stato... indelicato da parte sua. Ma mia nonna  famosa per essere una specie di tiranno.
Tua nonna?. Snorri spalanc gli occhi.
Ehm. Merda. Non mi aveva neanche notato nella sala del trono e ora sapeva che ero un principe, un ostaggio di livello. Sono un nipote alla lontana. Siamo a malapena imparentati, a dir la verit.
Mi poggiai una mano sul naso. Tutte quelle risate mi avevano lasciato dolorante.
Fa' un profondo respiro. Snorri si pieg su di me.
Cosa?.
Con una mano mi tenne la testa ferma all'indietro, le dita sembravano tenaglie di ferro. Per un secondo fui certo che stesse per fracassarmi il cranio, ma poi l'altra mano mi blocc la visuale e il mondo esplose in un dolore accecante. Mi strinse il ponte del naso con il pollice e l'indice, premette e lo raddrizz. Qualcosa scrocchi e se nello stomaco mi fosse rimasto qualcosa da vomitare, giuro che ci avrei riempito la barca.
Ecco fatto. Moll la presa. Sistemato.
Urlai tutto il dolore e la sorpresa che avevo in corpo in un'unica scarica, che culmin in un ... Cristo! Perch non mi infili direttamente una croce nel cervello?. Le parole uscirono nitide, il suono nasale era sparito. Non mi sentivo in vena di ringraziamenti, perci dissi soltanto: Ahi!.
Snorri torn al suo posto, con le mani poggiate ai lati della barca. Quindi c'eri anche tu nella sala del trono? Devi aver sentito la storia che ci hanno costretto a raccontare.
Be', s..., magari a pezzi, per s.
Quindi saprai dove sono diretto, disse Snorri.
A sud?, azzardai.
Sembr sorpreso dalla mia risposta. Preferirei andarci via mare, ma la faccenda potrebbe rivelarsi complicata. Forse sar costretto a farmela a piedi, verso nord, attraverso Rhone e Renar, Ancrath e Conaught.
Be', certamente.... Non avevo assolutamente idea di cosa stesse dicendo. Se ci fosse stato un grammo di verit nei suoi racconti, non sarebbe mai tornato indietro. E quell'itinerario sembrava proprio un viaggio da incubo. Rhone, nostro vicino di casa del nord, era un posto che sicuramente era meglio evitare. Se vedessi uno di Rhone che va a fuoco, non sprecherei neanche la mia urina per spegnere l'incendio. Di Renar non avevo mai sentito parlare. Ancrath era un regno nebuloso che sorgeva al di sopra di una palude e pullulava di assassini che si accoppiano tra consanguinei, e Conaught era una terra cos lontana che qualcosa di brutto doveva esserci per forza. Ti auguro un viaggio fortunato, Snagason, ovunque tu sia diretto. Tesi il braccio in vista di una virile stretta di mano, preludio della nostra separazione.
Vado a nord. A casa, a salvare mia moglie, la mia famiglia.... Rimase in silenzio per un momento, serrando le labbra. Poi si scroll di dosso tutte le emozioni. E l'ultima volta che ti ho lasciato indietro non  andata granch bene, disse Snorri. Guard la mia mano tesa con un po' di sospetto e poi mi porse piano la sua. L'hai sentito appena adesso anche tu, vero?. Si tocc il naso con la mano libera.
Ci puoi scommettere che l'ho sentito. Era la sensazione pi dolorosa che avessi mai provato in vita mia, o quasi. E non  poco, considerando che avevo appena imparato sulla mia pelle quanto fa male saltare gi da una finestra.
Avvicin la mano alla mia e sentii una spinta contro la pelle, fatta di tanti aghi, spilli e fiamme. Ancora pi vicino, un po' pi piano, e la mia mano inizi a sbiancare, come se splendesse dall'interno, mentre quella di Snorri diventava pi scura. Con due centimetri di distanza a separare i nostri palmi tesi, un fuoco freddo prese a scorrermi nelle vene, la mano brillava, mentre la sua sembrava sommersa in acque scure, macchiata di un inchiostro nero che colmava ogni ruga e riempiva ogni poro. Il sangue nelle sue vene scorreva tetro, mentre il mio bruciava. La sua pelle trasudava un alone di oscurit, un filo di fiamma leggera strisciava sotto le mie nocche. Snorri incroci il mio sguardo. Digrignava i denti, assalito da un dolore profondo quanto il mio. Gli occhi azzurri erano delle fessure affacciate su una notte oscura che era scesa dentro di lui.
Lanciai uno di quegli strilli poco virili che spero sempre passino inosservati e ritrassi la mano. Dannazione!. La scossi, cercando di scacciare il dolore e osservai il colorito che tornava alla normalit. Quella maledetta strega! Lezione imparata: niente pi strette di mano. Feci un cenno verso la sponda di ghiaia dall'altro lato dell'insenatura. Mi puoi lasciare l. Torner indietro da solo.
Snorri scosse la testa e gli occhi ritornarono azzurri. Era peggio quando stavamo lontani. Non l'hai notato?
Sono stato piuttosto distratto, dissi. Ma s, ricordo qualche problemino del genere.
Di quale strega parlavi?
Che?
Hai detto maledetta strega. Quale strega?
Ah, niente, io.... Pensai di nuovo alle fosse da combattimento. Mentirgli su quel punto poteva essere un errore. E comunque stavo dicendo delle bugie per pura abitudine; adesso era meglio raccontargli la verit. Chiss, le sue abilit selvagge potevano portare a qualche genere di soluzione. L'hai incontrata. Be', l'hai vista nella sala del trono della Regina dei Rossi.
La vecchia vlva?, chiese Snorri.
La vecchia che?
Quella vecchiaccia al fianco della Regina dei Rossi.  lei la strega di cui parli?
S. La Sorella Silente, la chiamano. La maggior parte delle persone non riesce a vederla.
Snorri lanci uno sputo in acqua. La corrente lo port via in una serie di vortici pigri. Conosco quel nome, Sorella Silente. Le vlva del Nord ne parlano, ma non ad alta voce.
Be', ora l'hai vista. Ancora non mi ci raccapezzavo. Forse il fatto che potevamo vederla entrambi spiegava in qualche modo perch la sua magia non fosse riuscita a ucciderci. Ieri notte ha lanciato un incantesimo mirato a uccidere tutti gli spettatori presenti all'opera.
Opera?, domand.
Se non sai che cos' sei fortunato. Comunque sia, sono fuggito dall'incantesimo, ma quando mi sono aperto a forza una via di fuga, qualcosa si  rotto e una crepa ha iniziato a inseguirmi. Due crepe, interconnesse, una scura, una luminosa. Quando tu mi hai afferrato la crepa  salita dentro di noi, ci ha attraversato. E poi in qualche modo si  fermata.
E quando siamo separati?
La crepa scura ha attraversato te, quella luminosa me. Quando ci allontaniamo ho la sensazione che tentino di liberarsi per riunirsi.
E che succede quando si uniscono?, chiese.
Alzai le spalle.  orribile. Peggio dell'opera. Le mie parole erano noncuranti e il caldo della giornata intenso; tuttavia, il sangue era come ghiaccio nelle mie vene.
Snorri contrasse la mandibola in quella che avevo imparato a riconoscere come la sua posa di riflessione. Le sue mani stavano praticamente strangolando i remi. Quindi prima tua nonna mi manda alle fosse da combattimento e poi tu mi butti addosso l'incantesimo della sua strega?
Non ti sono mica venuto a cercare!. Era impossibile ammantare la mia risposta di indifferenza, con la bocca asciutta che mi ritrovavo. Sei tu che mi hai gettato a terra in mezzo alla strada, ricordi? A momenti mi ammazzavi. Mi pentii subito di aver usato la parola ammazzare: magari gli avevo appena dato un suggerimento.
Sei un uomo d'onore, disse senza guardarmi. Aspettai il solito sorrisino ma non vidi altro che sincerit nel suo volto. Se stava fingendo, allora dovevo farmi dare qualche lezione. Arrivai alla conclusione che stesse semplicemente parlando con se stesso, rammentandosi le proprie responsabilit. Cosa strana per un vichingo: tradizionalmente hanno solo la responsabilit di ricordarsi di depredare prima di stuprare, o viceversa. Sei un uomo d'onore. Lo disse pi forte stavolta, guardando dritto verso di me. Da dove diavolo gli era venuta quella convinzione non avrei saputo dirlo.
S, mentii.
Dovremmo sbrigare questa faccenda da uomini. Non era proprio quello che volevo sentire.
 questo il punto, Snorri. Passai al vaglio tutte le vie di fuga che mi si presentavano davanti. Avrei potuto buttarmi in acqua. Purtroppo, come ho detto, avevo sempre considerato le barche come una tavola sottile che si frappone tra me e la morte per annegamento, e nuotare era lo stesso, solo senza tavola. L'albero era la seconda migliore opzione, ma le fronde dei salici non sono proprio facili da scalare, a meno che tu non sia uno scoiattolo. Scelsi l'ultima opzione. Che cos' quello l sopra?. Indicai un punto sulla riva alle spalle del norreno. Si limit a spostare un secondo lo sguardo. Merda. Ah, no, errore mio. E cos mi ritrovavo a corto di opzioni. Come stavo dicendo, il punto ... Be', onestamente. Doveva pur esserci un qualche punto. Ehm, temo che se ti uccido la crepa uscir dal tuo corpo, proprio come farebbe se ci dividessimo. E poi - boom - dopo mezzo secondo sarei a pezzi. Perci, per quanto mi alletti la prospettiva di confrontare le mie principesche abilit nel combattimento contro quelle di un... qual  il tuo grado? Non l'ho mai capito.
Hauldr. Possiedo una terra tutta mia, dieci acri che vanno dalle spiagge dell'Uulisk fino alla sommit della collina.
Dicevo, anche se sono tentato di infrangere le regole sociali scagliando la forza di un principe di Marca Rossa contro un... hauldr, temo che non sopravvivrei alla tua morte. Dalla sua espressione era evidente che sarebbe stato pi che pronto a correre quel rischio, se non ci fossero state altre alternative. Perci lo anticipai: Ma si d il caso che abbia sempre avuto un ardente desiderio di venire su al Nord e vedere con i miei occhi come si fa una bella razzia. E comunque, mia nonna si preoccupa molto di questi uomini-fantasma di cui parli. Se risolvessimo questa faccenda una volta per tutte, si metterebbe l'anima in pace. Perci  meglio che venga con te.
Ho intenzione di viaggiare velocemente. Snorri si rilass. Sono via gi da troppo tempo e la distanza  lunga. E stai bene attento: scorrer parecchio sangue quando arriver l. Rallentami e... ma eri piuttosto veloce quando mi sei venuto a sbattere contro. Le sopracciglia si distesero, le nubi sul suo volto scomparvero, e il sorriso lo illumin: cinquanta percento selvaggio, cinquanta percento amico, cento percento pericolo. Inoltre, di sicuro conosci il territorio meglio di me. Parlami degli uomini di Rhone.
Eh, s, ormai eravamo proprio come vecchi compagni di viaggio. Mi ero unito alla sua missione di salvataggio e vendetta alla volta di qualche terra lontana. Speravo che non ci volesse troppo. Snorri avrebbe salvato la sua famiglia e fatto a pezzi i suoi nemici, negromanti e mostri cadaveri, e poi sarebbe finito tutto... Sono bravo a illudermi, ma non riuscivo proprio a vedere quel piano in maniera diversa da quello che era: un incubo suicida. Tuttavia, il viaggio verso il gelido Nord era molto lungo - e pieno di possibilit per rompere l'incantesimo che ci teneva legati e scappare a casa.
Snorri prese di nuovo in mano i remi, si ferm e poi: Alzati un attimo.
Davvero?.
Annu. Ho un buon equilibrio a cavallo, ma pessimo sull'acqua. Per, non volendo bisticciare con lui pochi secondi dopo il nostro nuovo accordo, mi alzai a braccia larghe per mantenere l'equilibrio. Lui inclin la barca, con un improvviso ma premeditato movimento, e io finii nel fiume, tentando disperatamente di aggrapparmi ai rami del salice, come un uomo sul punto di affogare si aggrapperebbe a una pagliuzza.
Pi forte degli schizzi, sentivo la fragorosa risata di Snorri. Stava anche dicendo qualcosa: ... pulire... insieme.... Ma riuscii a cogliere solo qualche parola, dato che affogare  un processo piuttosto rumoroso. Alla fine, quando avevo ormai rinunciato al mio tentativo di salvarmi bevendo tutta l'acqua del fiume ed ero scivolato sotto la superficie per la terza e ultima volta, Snorri afferr il bavero della mia giacca e mi trascin fuori con una facilit inquietante. Restai disteso, agitandomi come un pesce e buttando fuori cos tanta acqua da poterci riempire la barca.
Bastardo!. Fu la prima parola sensata che dissi, prima di ricordarmi quanto fosse grosso e letale.
Non potevo lasciarti fare il viaggio fino al Nord con addosso quella puzza!. Snorri rise e spost di nuovo la barca verso la corrente. Il salice allungava le sue dita affusolate verso di noi, sembrava quasi dispiaciuto. E poi... com' possibile che un uomo non sappia nuotare?  pura follia!.

8.

Il fiume ci condusse in mare aperto. Un viaggio di due giorni. Per dormire ci accostavamo a riva, ma cercando sempre di trovare un punto meno infestato dalle zanzare. Snorri si faceva beffe dei miei lamenti. D'estate al Nord  pieno di zanzare che fanno ombra per quanto sono grosse.
Ecco perch siete tutti cos bianchi, dissi. Non vi abbronzate e perdete troppo sangue.
Dormire era un miraggio. Il terreno duro non era certo d'aiuto e neanche tutte quelle erbe e foglie pruriginose con cui tentavo di renderlo pi soffice. Tutto ci mi faceva tornare in mente la Campagna di Scorron di due estati prima. Un vero supplizio. Certo, avevo resistito solo tre settimane prima di far ritorno a casa come l'eroe del Passo di Aral e di farmi curare la ferita alla gamba che mi ero procurato in battaglia, o meglio, mentre fuggivo da una battaglia per finire inavvertitamente in un'altra. Comunque sia, me ne stavo disteso su quel terreno troppo duro e troppo ruvido a fissare le stelle, con il fiume che sussurrava nell'oscurit e i cespugli animati da esseri cinguettanti, fruscianti e cigolanti. Allora mi misi a pensare a Lisa DeVeer e mi venne il sospetto che sarebbero passate ancora chiss quante notti prima di rimettere piede al palazzo. Ah, una volta giunto l, finalmente, non mi sarei ritrovato nel cuore della notte a chiedermi come avessi fatto a finire nei guai fino al collo. E cos, nelle ore pi buie, immensamente afflitto per me stesso, trovai anche il tempo per chiedermi se Lisa e le sue sorelle fossero sopravvissute all'opera. Forse Alain aveva convinto il padre a lasciarle a casa, come punizione per essersi intrattenute con una tale riprovevole compagnia.
Perch non dormi, Marca Rossa?, mi domand Snorri nell'oscurit.
Siamo a Marca Rossa, norreno. Chiamare qualcuno con il suo luogo di provenienza ha senso solo se arriva da tanto lontano. Te l'ho gi spiegato.
Comunque, perch non dormi?
Donne.
Ah. Il silenzio si protrasse tanto a lungo che mi dissi che forse Snorri era svenuto, poi: Pensi a una in particolare?
Penso a tutte. Penso che purtroppo non sono qui, su questa banchina.
Meglio se ti concentri su una sola, rispose.
Guardai a lungo le stelle. Dicono che ruotino, ma a me non sembrava. Tu perch sei sveglio?
Mi fa male la mano.
Per un taglietto come quello? E meno male che sei un vichingo grande e grosso!.
Siamo fatti di carne come tutti gli altri. Va pulita e richiusa. Se lo far bene, salver il braccio. Lasceremo la barca dove il fiume diventa pi ampio, poi costeggeremo la riva. Trover qualcuno a Rhone.
Sapeva che c'era un porto alla foce del fiume, ma se la Regina dei Rossi avesse emesso una sentenza di morte a carico del norreno, sarebbe stato da stupidi andare a cercare aiuto proprio l. Che la nonna avesse in realt ordinato il suo rilascio e che Marsail fosse un rinomato polo di medicina, con una scuola che negli ultimi trecento anni aveva sfornato i migliori dottori della regione, furono informazioni che tenni tutte per me. In caso contrario avrei svelato le mie menzogne e il norreno avrebbe capito che ero io la causa delle sue sciagure. Certo, non mi sentivo molto a mio agio con me stesso, ma se avesse saputo tutto mi avrebbe tagliato in due con la sua spada e di sicuro mi sarei sentito anche peggio.
Ritornai a immaginare Lisa e le sue sorelle, ma nelle ore pi buie della notte fu quel fuoco dell'incendio a illuminare i miei sogni, tingendoli di viola. E tra le fiamme, non vidi la sofferenza di coloro che stavano per morire, bens due occhi non umani dietro le fessure di una maschera. In qualche modo ero riuscito a rompere l'incantesimo della Sorella Silente, scappare da quell'inferno e portarmi dietro un po' della sua magia... ma cos'altro poteva essere fuggito da quel sortilegio? E dove si trovava adesso? Tutto a un tratto, ogni suono proveniente dall'oscurit divenne il passo inesorabile di un mostro, che annusava il mio odore nascosto nella notte. Nonostante il caldo, il sudore mi colava addosso ghiacciato.

Il mattino spunt con la promessa di una nuova giornata rovente. Anzi, era pi una minaccia che una promessa. Se sei all'ombra di una veranda a sorseggiare del vino ghiacciato, mentre l'estate di Marca Rossa colora di limoni gli alberi dei giardini, allora  una promessa. Se invece devi strisciare nella polvere per un giorno intero soltanto per coprire una distanza che  pari a un pollice sulla mappa, allora  una minaccia. Snorri fissava arrabbiato l'oriente, mentre rompeva il digiuno con l'ultimo pezzo di pane, ormai vecchio, che aveva rubato in citt. Parlava poco e mangiava con la mano sinistra; la destra era gonfia e rossa, piena di vesciche come quelle che aveva sulla schiena, ma non certo per colpa del sole.
Sul fiume aleggiava un'aria salmastra, le rive si allontanavano e si arrendevano agli ammassi di fango. Rimanemmo in piedi accanto alla barca, l'acqua del fiume era ormai a quaranta metri da noi, risucchiata dal riflusso della marea.
Marsail, indicai una foschia all'orizzonte, una macchia scura che si stagliava contro l'azzurro increspato del mare che si univa al cielo.
 grande, Snorri scosse la testa. Si avvicin alla barca e fece un leggero inchino, farfugliando qualcosa. Di sicuro era una delle sue preghiere selvagge, come se dovesse ringraziare il fiume per non averci fatto annegare. Quando finalmente ebbe finito, si volt e mi indic di fargli strada. Andiamo a Rhone. E scegli il tragitto pi veloce.
Sarebbe pi veloce se avessimo dei cavalli.
Snorri sbuff come se anche solo l'idea lo offendesse. Poi aspett. E aspett ancora.
Ah, dissi, e mi incamminai, anche se, onestamente, tutto ci che sapevo su Rhone era che si trovava a nord, leggermente spostata verso ovest. Non conoscevo neanche una strada da quelle parti. A dire il vero, a parte Marsail, facevo fatica anche a ricordarmi il nome di altre citt importanti. Di sicuro, la cugina Serah avrebbe snocciolato un intero elenco a memoria, con quei seni alti che sconfiggevano la forza di gravit; il cugino Rotus invece avrebbe potuto annoiare a morte un bibliotecario con i dettagli sulla popolazione, la produzione e la politica di ogni insediamento fino all'ultimo borgo. Le mie attenzioni, invece, sono sempre state rivolte alle zone pi vicine a casa mia e ad attivit meno meritevoli.
Ci lasciammo alle spalle l'ampia striscia di piana alluvionale coltivata e scalammo una serie di promontori verso una zona pi asciutta. Quando arrivammo in pianura, Snorri era gi zuppo di sudore. Sembrava in difficolt: forse gli era venuta la febbre a causa della ferita. Ben presto il sole divenne un vero problema. Dopo due o tre chilometri di escursioni attraverso valli rocciose e boscaglie infide, i piedi mi facevano gi male e ritornai sull'idea del cavallo.
Sai che ci starebbe proprio bene? Un cavallo. Ecco che.
I norreni navigano. Noi non andiamo a cavallo. Snorri sembrava imbarazzato, o forse era solo colpa del sole.
Non andate a cavallo o non ci sapete andare?.
Alz le spalle. Non sar cos difficile, no? Stringi bene le redini e vai avanti. Se trovi dei cavalli, cavalcheremo. Il suo viso si incup. Devo tornare a casa al pi presto. Sarei disposto anche a dormire in sella, se il cavallo mi facesse arrivare prima che Sven lo Spezzaremi finisca il suo lavoro a Ghiaccio Amaro.
Capii in quel momento che il norreno sperava davvero che la sua famiglia potesse essere ancora in vita. La vedeva come una missione di salvataggio, pi che una vendetta. Questo complicava ancora di pi le cose. La vendetta  una questione di astuzia, un piatto che va servito freddo. Il salvataggio implica sacrificio, abnegazione e sprezzo del pericolo, e tutte le altre follie del genere che di solito mi fanno scappare dalla parte opposta. Quindi, rompere quell'incantesimo che ci costringeva a stare insieme era diventata una priorit assoluta. Inoltre, le condizioni della sua mano, che sembravano peggiorare ora dopo ora - le vene che correvano sopra l'infezione si stavano scurendo - rendevano ancora pi urgente annullare il sortilegio. Altrimenti, mi sarebbe morto davanti agli occhi e avrei avuto modo di scoprire subito se le mie fosche previsioni erano vere. Gli avevo detto che la morte di uno dei due avrebbe comportato la morte anche dell'altro: certo, era solo una bugia, ma mentre la dicevo, avevo avuto la sensazione che fosse la verit.

Continuammo a camminare sotto il sole cocente, aprendoci a fatica un varco attraverso una secca foresta di conifere senza un filo d'aria. Soltanto parecchie ore dopo gli alberi ci lasciarono andare, pieni di graffi e appiccicosi di sudore misto a resina. La fortuna volle che dalla foresta finissimo direttamente su una strada larga, con qualche rimasuglio di antica pavimentazione qua e l.
Bene. Snorri annu, superando il canale di scolo con un solo passo. Pensavo ci fossimo persi l dentro.
Persi?. Mi finsi offeso. Ogni principe deve conoscere il proprio regno come il palmo della sua mano. Mi torn in mente l'immagine del mio suddetto palmo sulla schiena di Lisa DeVeer. Quella s che la conoscevo davvero a memoria: rivedevo ogni lentiggine e ogni ombra che alla luce della lampada si stagliavano sulle sue vertebre, mentre si chinava per un giochetto molto dolce. Insomma, un principe conosce il suo regno, ecco.

La strada terminava su un altopiano dove la terra era coltivata e numerosi corsi d'acqua provenienti dalle colline a est gorgogliavano lungo i letti di pietra. Uliveti, piantagioni di tabacco, campi di mais. Qua e l sorgevano anche fattorie solitarie o gruppi di capanne con il tetto di ardesia, tutte ammassate per assicurarsi un po' pi di protezione.
La prima persona che incontrammo fu un signore anziano, accompagnato da un asino ben pi venerando che camminava davanti a lui, guidato a colpi di frusta. La bestia aveva addosso due enormi bisacce piene di pezzi di legno. Praticamente scompariva sotto tutto quel peso.
Pu andare come cavallo?, fu il suggerimento bisbigliato da Snorri mentre ci avvicinavamo.
Ma per favore.
Ha quattro zampe. Sempre meglio di due.
Troveremo qualcosa di pi robusto. E non una bestia da fatica. Qualcosa di pi adatto.
E veloce, aggiunse Snorri. L'asino ci ignor e il vecchio non ci riserv molta pi attenzione, come se incontrasse vichinghi giganti e principi coperti di stracci tutti i giorni. Ehil. E ci super.
Snorri contrasse le labbra piagate e prosegu finch, cento metri pi in l, qualcosa gli ostacol il cammino. Questa, disse guardando in basso,  la pila di merda pi grande che io abbia mai visto.
Mah, non saprei, risposi. Ne ho viste di pi gigantesche. Quella in cui ero caduto io, per esempio. Tuttavia, considerando che il mucchio che avevamo di fronte era fuoriuscito dal didietro di una sola bestia, dovetti ammettere che era notevole. Ci si poteva riempire un servizio di piatti da portata - certo, sarebbe stato un banchetto per ospiti dai gusti molto, molto particolari.  grande, ma ne ho gi viste di cos grandi.  probabile che presto avremo qualcosa in comune.
Ah s?
S, amico mio: forse tutt'e due ci salveremo la vita grazie a una grande pila di merda. Mi voltai verso il vecchio che se ne stava andando via. Ehi!, gli gridai alle spalle. Dove si trova il circo?.
L'anziano signore non rispose, semplicemente alz il braccio scheletrico e indic un'area a sud coperta di ulivi.
Circo?, domand Snorri, ancora ipnotizzato dal mucchio di letame.
Stai per vedere un elefante, caro mio!.
E questo efelante mi curer la mano?. Strinse l'arto ferito per dargli una controllata, ma quella mossa gli provoc un nuovo sussulto di dolore.
A parte un ospedale da campo, non c' posto migliore per farsi controllare le ferite! Quella gente gioca tutto il giorno con asce e tizzoni infuocati. Si lanciano dai trapezi e camminano sulle corde. Non c' un circo in tutto l'Impero Spezzato che non abbia una mezza dozzina di persone capaci di ricucire una ferita. E con un po' di fortuna, magari anche un esperto di erbe per gli altri malanni.
Da quella strada, un sentiero si dipartiva per mezzo chilometro e puntava verso il crinale. Segnali evidenti suggerivano un recente andirivieni, un vero e proprio traffico a dirla tutta - c'erano diversi solchi di ruote sulla terra arida e gli alberi, almeno quelli che avevano rami troppo sporgenti, erano ancora freschi di potatura. Mentre risalivamo il crinale, notammo un vero e proprio accampamento pi avanti: tre grandi carri disposti in cerchio e un mucchio di tende. Non era allestito e pronto a intrattenere il paese: evidentemente, si trattava di un circo itinerante che si stava godendo una pausa di riposo. L'area dove si erano accampati era cinta da un muro a secco. Mura del genere erano comuni in quella regione: pi che altro, erano un modo per sistemare da qualche parte le rocce onnipresenti che il terreno vomitava fuori in continuazione, usandole come barriere o recinzioni per bestiame. A guardia del cancello sedeva un nano con i capelli brizzolati e il viso arcigno.
Ce l'abbiamo gi un forzuto. Lanci una fugace occhiata a Snorri e sput una chiazza di catarro sorprendentemente grande nella polvere. Era quel tipo di nano con testa e mani delle dimensioni di un uomo normale, ma il torso schiacciato in uno spazio minuscolo e le gambe corte e storte. Stava seduto sul muretto a pulirsi le unghie con un coltello. Ma dalla sua faccia, si intuiva che si sarebbe divertito molto di pi a infilare quella lama nel petto di qualche straniero.
Suvvia! Cos offendi Sally!, lo rimproverai. Se avete gi una donna barbuta, scommetto che non  attraente quanto questa giovane sgualdrinella.
E cos attirai l'attenzione del nano. Be', allora, salve Sally! Gretcho Marlinki al tuo servizio!.
Sentii Snorri che incombeva alle mie spalle e temetti che di l a poco mi avrebbe staccato la testa con un colpo solo. Il piccoletto salt gi dal muro, lanci uno sguardo malizioso a Snorri e apr il cancello.
Entrate pure. La tenda blu, nel cerchio a sinistra. Chiedete di Taproot.
Entrai per primo. Grazie al cielo Gretcho era troppo basso per arrivare a pizzicare il sedere di Snorri, altrimenti quel tale Taproot si sarebbe ritrovato con un nano in meno.
Sally?, protest il norreno alle mie spalle.
Sta' al gioco, dissi.
No.
Probabilmente, la maggior parte dei circensi stava dormendo per sfuggire alla calura di mezzogiorno, ma molti altri erano assorti nelle loro mansioni intorno ai carri. Chi riparava le ruote e i finimenti, chi curava gli animali, chi cuciva i teli; una bella ragazza provava una piroetta, una donna parecchio incinta tatuava la schiena di un uomo e l'immancabile giocoliere tirava in aria i suoi strumenti e li riprendeva al volo.
Che perdita di tempo, sentenziai indicando il giocoliere.
Io adoro i giocolieri!. Snorri si sciolse in un sorriso mostrando una serie di denti bianchi ritagliati nel nero della barba.
Oddio! Tu sei di sicuro uno di quelli che amano i clown!.
Il sorriso gli si allarg come se anche solo la parola clown fosse gi divertente. Abbassai il capo. Andiamo.
Sorpassammo un pozzo di pietra dietro il quale, gi per il versante, erano sparse diverse lapidi. A quanto pareva generazioni di itineranti avevano usato quel luogo per le proprie soste. E qualcuno non s'era pi mosso di l.
La tenda blu, anche se in realt era sbiadita fino a sembrare grigia, non fu difficile da trovare. Pi larga, pulita e alta di tutte, sorgeva al centro del campo e recava una malconcia insegna dipinta, posta su due pali.

L'illustre circo del Dr. Taproot
Leoni, tigri, orsi, mamma mia!
I preferiti della Corte Imperiale di Vyene

Dato che  difficile bussare a una tenda, mi affacciai e tossii.
... non puoi disegnare delle strisce sul leone e basta?
....
Be', no... ma potresti lavarle via di nuovo, no?
....
No,  da un po' che non faccio un bagno a un leone, ma....
Il mio secondo colpo di tosse, un po' pi teatrale, attir finalmente la loro attenzione.
Avanti!.
Fu cos che mi abbassai, Snorri si abbass ancora di pi, e tutt'e due entrammo.
Ci volle un po' prima che i miei occhi si abituassero all'oscurit bluastra all'interno della tenda. Il dottor Taproot doveva essere quell'omino magro seduto alla scrivania, mentre l'altro, pi corpulento e ricurvo, con le mani fermamente piazzate su dei fogli, doveva essere il tizio che si opponeva all'idea di fare bagni ai leoni.
Ah!, esclam l'uomo seduto. Principe Jalan Kendeth e Snorri ver Snagason! Benvenuti nella mia dimora. Prego!.
Come diavolo...!, mi fermai appena in tempo. Era una fortuna che mi conoscesse. Mi stavo giusto chiedendo come avrei fatto a convincere i circensi che ero un principe.
Oh, io sono il dottor Taproot, e so ogni cosa, mio principe. Guarda qua!.
Snorri mi super e afferr una sedia libera. Le voci girano. Soprattutto quelle sui principi. A vederlo, sembrava meno colpito di me.
Guarda qua!. Taproot annu, pareva un uccello, con quella sua testa a punta e il collo sottile. I messaggeri che attraversano Via delle Voci non recano solo rotoli sigillati, ma anche molte chiacchiere. Davvero sei saltato su un orso polare, Snagason? Credi di poter fare lo stesso con uno dei nostri? Siamo gente che paga profumatamente. Oh, ma la tua mano  ferita. Pugnale ricurvo, se ho sentito bene? Guarda qua!. Taproot blaterava cos rapidamente e le sue parole arrivavano cos veloci che rischiavi di finire ipnotizzato dalla sua parlantina, se non stavi proprio attento a quel che diceva.
S, la mano. Mi aggrappai a quel dettaglio. C' forse qualcuno che lo pu guarire? Viaggiamo con le tasche leggere..., Snorri aggrott le sopracciglia, ... ma con me il credito  garantito. La cassa reale copre le mie spese.
Il dottor Taproot rispose con un sorriso avveduto. I tuoi debiti sono materia di leggenda, mio principe. Sollev entrambe le mani come se cercasse di incorniciare la mia infinita lista di creditori. Ma non temete, sono una persona ragionevole. Noi del circo non trascuriamo di certo un viaggiatore ferito! Gli far dare un'occhiata il prima possibile dalla nostra dolce Varga. Gradite qualcosa da bere, magari?. Apr il cassetto della scrivania. Puoi andare, Walldecker. Cacci via l'uomo con la cicatrice in volto che aveva ascoltato tutto in silenziosa disapprovazione. Strisce! Guarda qua! Belle strisce. Serra ha la vernice nera. Vai da lei. Rivolgendomi di nuovo la sua attenzione, tir fuori una bottiglietta di vetro scuro molto piccola. Sembrava una di quelle che vengono usate per il veleno. Ho qui del buon rum. Una specialit antica recuperata dal relitto della Luna del Cacciatore, scovata da alcuni pescatori di capesante a largo delle coste andorrane. Provalo. Fece comparire dal nulla, come per magia, tre piccole tazzine d'argento. Sono proprio un chiacchierone, non ci posso fare niente. Guarda un po'. La voglia di spettegolare mi scorre nelle vene e non riesco a non cedere alla tentazione. Dimmi, mio principe, come sta tua nonna? Com' messa con il cuore?
Be', credo ne abbia uno, questo  quanto. Non mi piaceva affatto la sua impertinenza. E quel rum aveva lo stesso odore della robaccia che l'erborista strofina sui geloni. Ora che avevo una sedia sotto il culo, una tenda sopra la testa e il mio nome e grado doverosamente riconosciuti, ritornai a sentirmi quasi come il vecchio me stesso. Bevvi un sorso del suo rum e lo maledissi. Tuttavia, non so se batte a dovere. Il pensiero che la nonna potesse soffrire di qualche debolezza umana era inconcepibile per me. Era fatta di roccia e ci avrebbe sepolti tutti. Almeno cos ce l'aveva presentata Padre.
E i tuoi fratelli maggiori, Martus, giusto, e Darin? Darin tra poco compir ventisette anni? S, tra due settimane, no?
Ehm. Figurati se so i loro compleanni. Stanno bene. Martus sente la mancanza della cavalleria, ovviamente, ma almeno lui ha avuto la sua chance, dannazione.
Certo, certo. Taproot non teneva mai le mani ferme, le agitava come se tentasse di afferrare al volo qualche scampolo di informazione.
E il tuo prozio? Non  mai stato molto sano.
Garyus?. Nessuno sapeva nulla di quel vecchio. Andavo a fargli visita nella torre dove lo tenevano relegato, ma i primi anni non sapevo neanche che fosse un mio parente. Mi arrampicavo fin lass attraverso una finestra, in modo che nessuno poteva vedermi entrare e uscire. Era stato lo zio Garyus a darmi il medaglione con l'immagine di mia madre. Dovevo avere intorno ai cinque o sei anni. S, non molto tempo dopo che la Sorella Silente mi aveva toccato. La donna con l'occhio cieco, la chiamavo all'epoca. Era lei che mi aveva provocato l'attacco di epilessia. Convulsioni e tremiti per un mese. Mi era imbattuto nel vecchio Garyus per caso, da piccolo: mi ero arrampicato fin lass senza accorgermi che la stanza non era vuota. Mi aveva terrorizzato: ricurvo nel suo letto, era piegato a un'angolazione del tutto innaturale per un uomo. Non pareva un mostro, era semplicemente una posizione sbagliata. Avevo paura di beccarmi qualcosa di brutto, se lo avessi toccato. Ecco la pura verit. E lui lo sapeva. Garyus era in grado di leggere nel pensiero degli uomini, e anche in quello dei bambini.
Sono nato cos, mi aveva detto. Era stato gentile, nonostante lo avessi guardato come fosse un demone. Aveva il cranio gonfio - pareva quasi troppo pieno, malformato, come una patata.
Se ne stava appoggiato al cuscino, con una brocca e un calice sul comodino al suo fianco, illuminato da un raggio di sole che si faceva strada tra la polvere. Nessuno andava a trovarlo in quella torre remota, solo un'infermiera per lavarlo e un ragazzino che di tanto in tanto si arrampicava dalla finestra.
Sono nato rotto. Ogni frase lo lasciava senza respiro. Avevo una gemella, e quando siamo nati ci hanno dovuti dividere. Maschio e femmina, i primi gemelli siamesi non dello stesso sesso, raccontavano. Ci hanno separati. Ma non ci hanno diviso in modo equo. E io ci ho guadagnato... questo. Aveva sollevato un braccio storto; quel semplice movimento era per lui una fatica di Ercole.
Aveva allungato la mano fuori dalle lenzuola - un sudario, ecco cosa mi sembrava, pi che altro - e mi aveva dato il medaglione, un oggetto poco prezioso, ma all'interno si trovava un ritratto di mia madre, cos bella e realistica che saresti stato pronto a giurare che ti stesse davvero guardando.
Garyus, concord Taproot, interrompendo il silenzio che era calato senza che me ne accorgessi.
Scacciai via i ricordi. Sta abbastanza bene. Fatti gli affari tuoi, avrei voluto rispondergli, ma quando sei lontano da casa e pi povero dei topi della chiesa, frenare l'orgoglio pu essere un bene. Garyus era l'unico parente per cui riuscivo a trovare un po' di tempo. Non poteva lasciare la sua stanza. Non da solo, quanto meno. Perci passavo io a fargli visita. Probabilmente  l'unico impegno che abbia mai mantenuto. Abbastanza bene.
Meno male, meno male. Taproot strinse le mani, esternando tutta la sua approvazione in una pallida lotta di dita esageratamente lunghe che si contorcevano. E che si dice al Nord, hauldr Snagason?
 freddo, e troppo lontano. Snorri ripose sul tavolo la tazzina vuota, pulendosi i denti con la lingua.
E l'Uuliskind? Sempre bello? Capre rosse per il latte nei versanti dello Scraa e nere per la lana nei crinali del Nfflr?.
Snorri spalanc gli occhi, forse si chiedeva se Taproot gli stesse leggendo nel pensiero. Siete... stati nell'Uuliskind? Gli Undoreth si ricorderebbero un circo, eppure non ho mai sentito parlare di un efelante prima di oggi. A proposito, devo ancora vedere questa bestia.
Taproot sorrise appena: denti piccoli e uniformi dietro labbra sottili. Stapp la bottiglietta di rum un'altra volta e riemp le nostre tazzine. Scusatemi, ma  cos che funziona con me. Io ficco il naso, io faccio domande. Divoro le storie dei viaggiatori e ne conservo ogni frammento. Si tocc la fronte con il dito. Proprio qui. Guarda un po'!.
Snorri prese la tazzina davanti a s con la mano buona. S. Capre rosse allo Scraa, nere al Nfflr. Anche se ora non c' nessuno che se ne occupi. Sono arrivate le navi nere. Esseri morti dalle Isole Sommerse. Sven lo Spezzaremi ha gettato questo destino nefasto su di noi.
Ah. Taproot annu, un le punte delle dita di fronte a s e si morse un labbro. L'uomo dell'Hardassa. Un duro. Non una brava persona, temo. I movimenti delle mani pallide sottolineavano le sue parole. Forse le capre, rosse e nere, hanno dei nuovi pastori ora. I giovani dell'Hardassa.
Snorri butt gi il suo rum. Poggi la mano ferita sul tavolo, mostrando il taglio livido e gocciolante del pugnale che si apriva tra i tendini. Guariscimi e questa storia dovrai cambiarla, capo del circo.
Questo  certo. Un rapido sorriso illumin il viso di Taproot. Ammazza o guarisci, questo  il nostro motto. Guarda un po'!. Le sue mani si mossero lungo la ferita del norreno, senza mai toccarla, solo seguendo la linea dell'incisione.
Vai al carro di Varga.  quello pi piccolo, un cerchio rosso a lato, si trova nel gruppo vicino al cancello. Varga pu pulire qualsiasi ferita, impacchettarla e farci un bel fiocco. I migliori cataplasmi che abbiate mai visto. Guarda un po'! Qualsiasi infezione si arrende.
Snorri si alz in piedi e mi tirai su anch'io per seguirlo. Era diventata un'abitudine ormai.
Tu puoi rimanere, principe Jalan?. Taproot non alz gli occhi, ma qualcosa nella sua voce mi convinse a restare.
Ti raggiungo dopo, dissi a Snorri. Ti evito la vergogna di scoppiare a piangere davanti ai miei occhi quando questa Varga inizier il suo lavoro. E stai attento agli efelanti. Sono verdi e adorano la carne di vichingo.
Snorri sbuff, si abbass e usc nell'accecante luce del giorno.
Un uomo fiero. Guarda un po'!. Taproot osservava il lembo della tenda che oscillava al passaggio di Snorri. Dimmi, principe, com' che state viaggiando insieme? Non avrei mai immaginato che ti piacessero le avversit della strada. Come mai il norreno non ti ha ucciso per quel fatto delle fosse, e perch non te ne sei scappato a casa, dalle tue comodit?
Ho potuto imparare da vicino cos' l'avversit tra le montagne di Scorron, e.... Ma Taproot scosse la testa con un profondo dispiacere e mi ridusse al silenzio. Temevo che se avessi parlato del mio eroismo sul Passo di Aral mi avrebbe riso in faccia.  questo il problema delle persone che sanno troppo. Mi sfugg un sospiro. La verit? Siamo legati da una specie di incantesimo. Un sortilegio maledettamente scomodo. Non  che per caso qui c' un....
Uno stregone della mente? Una mano nascosta capace di separarvi? Guarda un po'! Se avessi cose del genere, questo circo sarebbe una miniera d'oro e io l'uomo pi ricco del mondo.
Mi aspettavo che mi prendesse in giro per quella storia dell'incantesimo, perci venir preso sul serio fu un sollievo. Tuttavia, fu meno piacevole constatare che sciogliere il sortilegio sarebbe stato molto difficile.
Taproot fin di bere e ripose la piccola boccetta nera nel cassetto. A proposito di uomini ricchi, magari ti far piacere sentire le novit su uno di loro: Maeres Allus.
Tu conosci.... Certo che lo conosceva. Taproot era a conoscenza del fratello segreto della Regina dei Rossi, troppo malridotto per il trono; sapeva delle capre al pascolo in fiordi lontani. Era difficile che non conoscesse il famosissimo signore del crimine di Vermillion.
Guarda un po'. Taproot poggi il dito sottile al lato del naso altrettanto sottile. Maeres serba segreti che persino io non conosco. E non  proprio contento di te.
Forse un viaggetto al Nord mi far bene alla salute in ogni caso, allora, dissi.
Mi sembra giusto. E cos Taproot mi conged, sventolando le mani verso l'uscita come se fossi un acrobata venuto a chiedere un po' di segatura in pi per l'arena, e non il principe di Marca Rossa. Lo lasciai fare, comunque: se un uomo che la sa lunga decide di non perdere tempo con te,  meglio andarsene alla svelta.

9.

La donna incinta, che per il momento aveva finito di tatuare, mi accompagn al carro di Varga. Camminava davanti a me come una papera e sembrava sul punto di scoppiare a ogni passo, anche se mi disse che mancavano diverse settimane alla data prevista per il parto.
Daisy, mi disse. Forse era il suo nome, o forse quello che intendeva dare alla mocciosetta, se avesse avuto una femmina. Non  che la stessi ascoltando proprio attentamente. Avevamo superato un carro dove una donna, con indosso degli abiti di seta trasparente, sedeva con le caviglie intrecciate dietro la testa: probabilmente era stato a quel punto che avevo iniziato a distrarmi.
Daisy? Che bel nome. Certo, per una mucca.
Trovai l'elefante, chiuso in un recinto che avrebbe tranquillamente potuto distruggere, dato che non era nulla pi di un paio di metri di corda agganciati a un palo spesso. Un paio di circensi poltrivano davanti a un bar improvvisato con due botti e un'asse di legno, mostrando il fisico asciutto e muscoloso e guardando l'elefante e qualunque altra cosa passasse di l. Dietro di loro, un carro della birra bello carico provvedeva a fare ombra. I circhi sono sempre ben forniti di birra per gli spettatori. Immagino sia pi facile impressionare un pubblico ubriaco.
Pi avanti, passammo di fronte a una tenda logora su cui erano ricamate la luna e le stelle oltre a segni zodiacali sparsi qua e l tra i cieli sbiaditi. Su uno sgabello a tre piedi posto l davanti, sedeva una figura anziana sdentata e piena di lividi.
Dammi la mano, straniero. Non avrei proprio saputo dire se quell'essere fosse maschio o femmina.
Non assecondarla. Daisy acceler il suo passo da papera.  suonata, quella l.  sempre tutto oscuro e terribile, per lei. Ci fa perdere i clienti.
Sei tu la preda, grid la vecchia alle nostre spalle, poi toss come se le fosse scoppiato un polmone. Preda. Non sapevo a chi di noi due si riferisse.
Risparmia le chiacchiere per i contadini, le urlai in risposta. Ma mi fece comunque accapponare la pelle. Immagino sia per questo che il mercato delle profezie va sempre alla grande.
Continuammo a camminare e quella tosse secca scomparve in lontananza dietro di noi. Potevo ridere quanto volevo, ma in verit avevo avuto davvero l'impressione che qualcosa mi stesse dando la caccia sin da quando avevamo lasciato la citt. Cosa fosse di preciso, per, non lo sapevo. Peggio della Sorella Silente, persino peggio dei tormenti di Maeres: era quell'occhio nascosto dietro la maschera smaltata che mi osservava anche nei momenti di pace. Solo uno sguardo all'opera, solo uno scambio di occhiate, eppure mi tormentava.
Varga. Daisy indic un carro simile a quello descritto da Taproot. Fece un respiro profondo e torn da dove era venuta, camminando sempre come una papera. Non la ringraziai nemmeno. Ero troppo distratto dalle ragazze seminude raggruppate intorno al carro di Varga. Danzatrici, a giudicare dai corpi formosi e dagli abiti di seta succinti.
Signore. Mi avvicinai, abbagliandole con il mio miglior sorriso. Tuttavia, a quanto pareva un principe alto e biondo di Marca Rossa era meno interessante di un enorme e scuro norreno pieno di muscoli, che aveva delle rocce al posto delle braccia e delle gambe. Le ragazze indicavano la zona buia dietro la tenda e ridacchiavano coprendosi la bocca con le mani e scambiandosi bisbigli entusiasti. Mi affacciai dall'altro lato e salii sul carro.
Non dovevate togliergli la camicia, dissi.  la mano che deve essere tagliata.
Snorri mi lanci un'occhiataccia dal divano su cui l'avevano fatto distendere. La topologia del suo corpo era davvero preoccupante: lo stomaco sporgente era solcato dai muscoli, il petto e le braccia scoppiavano di potenza e le vene si agitavano sotto la pelle pulsando per fornire sangue ai motori della sua forza. Il tutto era irrigidito, in quel momento, dal dolore che le cure di Varga gli procuravano.
Mi togli la luce. Varga si volt, interrompendosi. Era una donna di mezz'et, gi quasi grigia. Aveva una di quelle facce ugualmente capaci di compassione e disapprovazione.
Vivr?, chiesi, e il mio interesse era sincero, seppur non del tutto altruistico.
 una ferita davvero brutta. I tendini non sono stati danneggiati, ma uno degli ossicini della mano si  rotto e gli altri sono fuori posizione. Si riprender, ma lentamente, e solo se l'infezione sar contrastata in modo efficace.
 un s, quindi?
Probabile.
Fantastico!. Mi voltai verso le ragazze di fuori. A questo punto bisogna festeggiare. Permettetemi di offrirvi una bevuta, mie brave ragazze, mentre lasciamo un po' di privacy al mio amico. Scesi in mezzo a loro. Odoravano di cerone, profumo economico e sudore. Ma l'insieme era inebriante. Sono Jalan, ma voi potete chiamarmi principe Jal.
Finalmente i miei vecchi trucchi iniziavano a funzionare. Persino la bellezza scolpita di Snorri ver Snagason non poteva competere con la parola magica: principe.
Cherri. Piacere di conoscerla, sua altezza. C'era un po' di perplessit nella sua voce, ma evidentemente voleva credere che il suo principe fosse arrivato.
Le presi la mano. Incantato. E mi sorrise. Era abbastanza carina, con il naso a patata e lo sguardo malizioso, capelli chiari, ricci, con qualche ciuffo biondo.
Lula, disse la sua amica, una ragazzetta minuta, con i capelli neri e corti, pallida nonostante il sole dell'estate, e scolpita come se fosse stata creata per soddisfare i desideri di un ragazzino in pubert.
Con Cherri a un braccio e Lula all'altro, e un paio di danzatrici al seguito, tornai verso il carro della birra. Snorri si lasci sfuggire un intenso sospiro da sotto la tenda di Varga. E pensai che la vita  bella.

Il pomeriggio vol in uno stato di piacevole offuscamento e dovetti salutare le mie ultime corone d'argento. I circensi si dimostrarono sorprendentemente tolleranti mentre palpeggiavo le loro donne, e cos anche quest'ultime. Ci sdraiammo su dei cuscini di fronte al carro della birra a bere il vino dalle anfore, facendo sempre pi chiasso mentre il buio calava.
Le danzatrici continuavano fastidiosamente a chiedermi di Snorri, come se la presenza dell'eroe del Passo di Aral in mezzo a loro non fosse gi abbastanza interessante.
 un capotrib?, chiese Lula.
 cos grande, disse una bellissima rossa che rispondeva al nome di Florence.
Come si chiama?, domand una slanciata nubana con dei cerchi di rame alle orecchie e una bocca fatta apposta per i baci.
Snorri, risposi. Significa picchiatore di mogli.
Davvero?, disse Cherri con gli occhi sgranati.
Gi!, mi finsi desolato. Un pessimo carattere: se una donna lo fa arrabbiare, le taglia la faccia. Feci scorrere un dito sulla guancia, mimando il gesto.
Com' il Nord?, la nubana non desisteva.
Accostai l'anfora alla bocca. Trangugiai il vino, mentre tendevo l'altra mano a indicare una decisa pendenza. Cos. Mi asciugai le labbra. Tutto ghiacciato. I norreni rotolano verso le coste dove si riuniscono in miserabili villaggi che puzzano di pesce.  parecchio affollato laggi. Ogni tanto sono troppi quelli che scivolano gi dalle montagne e non c' pi posto sulla spiaggia, perci i primi finiscono su una barca. E cos iniziano a navigare. Mimai il movimento di una nave sulle onde. Passai a Lula la mia anfora. E quelle corna sui loro elmi?, mi misi una mano su entrambi i lati della testa. Vuol dire che sono cornuti. I nuovi arrivati fanno quattro salti a letto con le mogli abbandonate.  un posto terribile. Non andateci mai.
Una coppia di ragazzini venne fuori a cantare per noi. I due erano parecchio bravi, voci alte e chiare. Persino l'elefante si avvicin ad ascoltarli. Dovetti zittire Cherri per sentire in santa pace i due che si esibivano in High-John, ma la lasciai ridacchiare durante la loro interpretazione di Boogie Bugle. Senza preavviso, le due voci intonarono un'aria che mi riport indietro all'opera di Padre. La cantavano in maniera pi dolce e con maggior dedizione, ma ad ogni modo il mondo sembr stringersi intorno a me e sentii di nuovo le urla nelle fiamme. E tra quelle grida, la memoria mi riport alla luce un suono pi profondo, qualcosa che avevo gi ascoltato senza comprendere, un urlo del tutto diverso: un ruggito di rabbia, pi che di paura.
Basta. Gli tirai addosso un cuscino, ma li mancai e l'elefante lo acchiapp da terra. Smammate!. Le labbra della ragazzina tremarono per un secondo e poi se la diedero a gambe entrambi.
... date loro quel che vogliono, care. Ce lo ripete in continuazione. Con Taproot tutto si riduce a tette e culo, non c' arte, secondo lui. Lula alz lo sguardo dal suo boccale d'argilla verso di me, in cerca di approvazione.
Be', a essere sinceri, Lula,  vero che essenzialmente sei tutta tette e culo, dissi, biascicando appena.
Risero tutte quante. Se oltre a un titolo nobiliare ci metti vino in abbondanza, la gente rider per qualsiasi idiozia che tu possa spacciare per una battuta. Non che la cosa mi dispiaccia, eh. Dal vagone di Varga si lev una sonora imprecazione. Misi un braccio intorno a Cherri e l'altro sulle spalle di Lula e le strinsi a me. Goditi il mondo finch puoi, dico sempre. Una filosofia di vita piuttosto superficiale, ma io non ho nulla di meglio. D'altra parte, solo in acque profonde si rischia di affogare. Meglio starsene in superficie, no?
Le prime stelle della sera illuminarono la mia visita guidata al carro delle danzatrici, con Cherri e Lula che mi sostenevano da entrambi i lati, anche se non era chiaro chi si reggeva a chi. Rotolammo dentro ma, strano a dirsi, nel buio quasi tutto quello che volevamo fare richiedeva tre paia di mani.

Nel cuore della notte, un trambusto interruppe l'azione nel carro delle danzatrici. Dapprima lo ignorammo. Cherri stava facendo un bel po' di trambusto anche da sola, e io ero intento ad aiutarla. Continuammo a farci i fatti nostri finch il dondolio del carro non si arrest di colpo, costringendo Cherri a riprendere fiato. Prima di allora, le sue urla e lo scricchiolio delle assi e dei supporti avevano coperto gli altri suoni.
Jalan!. Era Snorri.
Allungai la testa fuori dalla tenda, sotto la luce delle stelle, con un'espressione tutt'altro che contenta. Snorri era in piedi e con un braccio teneva ferma la carrozza letto. Vieni.
Non avevo abbastanza fiato per dirgli che era esattamente quel che stavo provando a fare. Invece scivolai fuori, coprendo quel che bisognava coprire. S?, sbottai senza nascondere la rabbia nella mia voce.
Vieni. Si diresse verso i carri pi vicini. Sentivo piangere. Dei lamenti strazianti.
Snorri percorse il campo in leggera pendenza che ci condusse poco distante dalla tenda di Taproot, intorno alla quale erano radunati alcuni carri e carrozze. Stretti intorno a un fuoco scoppiettante, c'erano diverse dozzine di circensi.
 morto un bambino. Snorri mi pos una mano sulla spalla come a offrirmi conforto. Non nato.
Quella donna incinta?. Era una domanda stupida, doveva per forza trattarsi di lei. Daisy. Mi ricordavo il suo nome.
Il bambino  stato seppellito. Indic con un cenno del capo un cumulo di terra vicino al fuoco, stretto tra due vecchie lapidi. Dovremmo farle le nostre condoglianze.
Sospirai. Finita la festa, per quella sera. Ovviamente mi dispiaceva per la donna, ma in verit non rimanevo mai troppo colpito dai problemi della gente che non conoscevo. Mio padre, in uno dei suoi rari momenti di lucidit, aveva detto che era una caratteristica della giovinezza. O della mia giovinezza, quanto meno. Aveva fatto appello a Dio e gli aveva chiesto di far scendere su di me un po' di compassione, come un fardello da sopportare pi in l negli anni. Io ero semplicemente stupito che quella volta si fosse accorto di me o dei miei modi di fare, e poi per un cardinale fa sempre bene appellarsi a Dio di quando in quando.
Ci sedemmo un po' in disparte dal gruppo principale, ma abbastanza vicini da sentire il calore del fuoco.
Come va la mano?, chiesi.
Il dolore  pi forte, ma sta meglio. Tir fuori l'arto in questione e lo strinse leggermente, trasalendo. Ha tolto un bel po' di infezione.
Per fortuna Snorri omise altri dettagli. Certa gente non vede l'ora di intrattenerti con le sanguinose descrizioni delle proprie ferite. Mio fratello Martus mi avrebbe descritto ogni singola gocciolina di pus in uno dei suoi monologhi in stile oh-povero-me - l'unico rimedio, quando attacca,  filarsela alla svelta.
Il tepore di quella notte, insieme al fuoco e al mio recente esercizio fisico, mi procurarono una sonnolenza piuttosto piacevole. Mi sdraiai a terra, senza lamentarmi del suolo duro o della polvere nei capelli. Per qualche secondo osservai le stelle e ascoltai i flebili lamenti. Un solo sbadiglio, e caddi in un sonno profondo.
Quella notte, i miei sogni furono infestati da strani incubi. Vagavo per un circo desolato, inseguito dal ricordo di quegli occhi dietro la maschera. Mi trovavo davanti alle danzatrici, ognuna singhiozzante nel proprio letto. Quando riuscivo a toccarle, si infrangevano in frammenti luminosi. C'era Cherri, e anche Lula, ed entrambe finirono a pezzi, pronunciando solo una parola. Preda. La notte si infranse, le crepe correvano lungo le tende, le ruote, le assi; un elefante barriva invisibile nel buio. La mia testa si riemp di luce fino a quando non aprii gli occhi per non rimanerne accecato.
Nulla! Solo il corpo imponente di Snorri, seduto di fianco a me con le ginocchia tra le braccia. Il fuoco si era ridotto a poche braci rosse. I circensi se n'erano andati a letto, portandosi dietro il loro dolore. Non si sentiva nessun suono, eccetto il ronzio e il canto degli insetti. Il battito martellante del mio cuore rallent. Mi sentivo la testa spaccata in due, ma la colpa di tutto era del litro di vino che mi ero scolato in una giornata cos calda.
 una cosa che dovrebbe far piangere il mondo intero, la morte di un neonato. Il brontolio di Snorri era cos profondo che facevo fatica a capirlo. Ad Asgard, Odino lo vede e sbatte l'occhio che non sbatte mai.
Pensai che fosse meglio non sottolineare che, tecnicamente, essendo un dio monocolo, Odino pu soltanto ammiccare. Tutte le morti sono tristi. Quello s che sembrava un commento migliore.
Il carattere di un uomo si forma per gran parte prima che cominci a spuntare la barba. Un neonato  pieno di potenzialit. Ci sono pochi crimini peggiori di mettere fine a qualcosa prima del tempo.
Mi morsi la lingua ancora una volta e riuscii a non fargli notare che era esattamente quello che aveva fatto lui poco prima, nella carrozza delle danzatrici. Non era tatto quello che mi faceva desistere, quanto il desiderio di non farmi rompere di nuovo il naso. Credo che ci siano dolori che solo un genitore pu provare. Questa l'avevo sentita da qualche parte. Forse l'aveva detto la cugina Serah al funerale del suo fratellino. Mi ricordai tutte quelle teste grigie che annuivano e commentavano. Probabilmente l'aveva a sua volta fregata da qualche libro. Gi a quattordici anni macchinava per ottenere l'approvazione della nonna. E il suo trono.
Quando diventi padre, cambia tutto. Snorri parlava con lo sguardo fisso sul bagliore del fuoco. Vedi il mondo in maniera differente. E se uno non cambia... vuol dire che non era un vero uomo fin dall'inizio.
Cominciai a chiedermi se fosse ubriaco. Personalmente, solo quando ho bevuto mi viene voglia di esprimere certi pensieri profondi nel cuore della notte. Poi pensai che Snorri era padre. Non riuscivo a immaginarmelo. Pargoletti che saltellavano sulle sue ginocchia. Minuscole manine che gli tiravano le trecce da battaglia. Ci nonostante, ora comprendevo meglio il suo umore e potevo anche immaginare cosa vedesse tra le braci. Non quel bambino non nato, ma i suoi figli, che provavano a sfuggire all'orrore tra la neve. L'unico motivo che lo spingeva al Nord, contro ogni buon senso.
Perch sei ancora qui?, gli chiesi.
E tu?
Mi sono addormentato. Una certa esasperazione color la mia voce. Non sto mica facendo una veglia funebre! Anzi, ora che sono sveglio vado a cercarmi un posto migliore. Magari un posto che comprendesse dolci lineamenti e un naso a patata. Mi tirai su, con qualche doloretto sul fianco, e sbattei i piedi a terra per riprendere la sensibilit.
Non lo senti, tu?, mi chiese quando mi voltai, pronto ad andarmene.
No. Ma non era vero. C'era qualcosa di sbagliato. Una sensazione di incompletezza, di rottura. No, non sento niente. Tuttavia, non me ne andai.
Gli insetti cessarono il loro coro tutti nello stesso istante. Mi raggiunse un rumore profondo, che mi rimbomb attraverso la pianta dei piedi, ancora nudi. Oh, cavolo. Sentii le mani iniziare a tremare, non solo per il consueto terrore dell'ignoto, ma per qualcos'altro. Come fossero piene di una luce spezzata.
Hel  pronta. Anche Snorri si alz in piedi, in mano stringeva la spada rubata. Ce l'aveva avuta per tutto il tempo o era andato a prenderla mentre io dormivo? Con la lama indic la tomba del neonato. Il rumore arrivava da l. Un suono lacerato, di graffi, di radici che scavavano sentieri ciechi nel terreno. La lapide di sinistra si inclin non appena la terra sotto di essa prese a franare. Quella di destra cadde in avanti, sbattendo con un tonfo sordo. Tutt'intorno la fossa del bambino, la terra inizi a spaccarsi e a sollevarsi.
Dovremmo scappare, dissi, senza capire effettivamente perch non me la fossi gi data a gambe. La parola preda continuava a risuonarmi nella mente. Che sta succedendo l sotto?. Forse quella che mi tratteneva l era una malsana attrazione, o semplicemente la stessa immobilit di un coniglio sotto gli artigli di un falco.
Stanno costruendo qualcosa, disse Snorri. Quando i non-nati ritornano si prendono ci di cui hanno bisogno.
Ritornano?. A volte mi capita di fare domande di cui non voglio assolutamente sapere la risposta. Brutta abitudine.
 difficile per un non-nato fare ritorno. Non sono come i caduti che risorgono dopo la morte. Si mise ad agitare la spada con la mano sinistra, disperdendo tutt'intorno le scintille luminose del fuoco e producendo allo stesso tempo un sibilo in aria. Non sono esseri comuni. La terra deve spaccarsi e aprirsi e la loro forza  spaventosa. Il Re dei Morti deve proprio volerci a tutti i costi.
Quella frase mi fece ritrovare la voglia di correre. Ero gi schizzato via di un paio di metri, quando la terra inizi a franare e una cosa oscura si sollev, disintegrando zolle secche, scrollandosi di dosso le lapidi. Inciampai in una brocca di vino abbandonata l - probabilmente una di quelle che avevo portato con me - e caddi a faccia in gi.
Rotolai di lato e vidi, illuminato dalle stelle e dalle chiare scintille del fuoco, un mostro immerso nella terra fino alle ginocchia che pure gi svettava sul norreno: un essere magro, ossuto e antico, con dei panni stracciati e braccia e artigli composti da innumerevoli ossa delle dita. E tra questi resti secchi e scricchiolanti, qualcosa di fresco e scintillante, una specie di soffio vitale che scorreva lungo quel golem di cadaveri arcaici. La sostanza intrecciava e legava un osso all'altro, distillando velocit nella sua opera disumana.
Snorri url il suo grido di battaglia ma stavolta rimase fermo dov'era, non corse contro il nemico che lo sovrastava in altezza di un metro e pi. Quell'affare morto allung un braccio e con le unghie cerc di afferrare Snorri, poi si ritrasse. Tese il collo, che una volta doveva essere l'intera colonna vertebrale di un uomo, e ci trovammo davanti un teschio ingrigito, nel quale brillava un nuovo soffio vitale. E parlava anche! Nonostante non avesse i polmoni per urlare n la lingua per dar forma alle sillabe, parlava. La voce del non-nato era stridula, il rumore di un dente che sfrega contro un dente, di un osso contro un osso. Ma in qualche modo era comprensibile.
Regina dei Rossi, diceva.
Snorri fece un passo indietro e sguain la spada. Il teschio rote e quelle orribili orbite umidicce che gli facevano da occhi si posarono su di me mentre, a piedi nudi e disarmato, cercavo di strisciare via sulla schiena.
Regina dei Rossi.
Non guardare me! Non so chi sia. Ogni grammo di forza abbandon le mie gambe e smisi di scappare, nonostante fosse l'unica cosa che desideravo.
Tu porti avanti il suo scopo, disse. E la magia di sua sorella. Oscill la testa verso Snorri e io tornai a respirare. O tu, disse. E tu?. Il non-nato pos lo sguardo su di me - nel frattempo mi ero rialzato in piedi. Sotto quel lungo esame mi sentii morire di nuovo. Nascosto?, chiese il teschio abbassandosi. Come  nascosto?.
Snorri part all'attacco. Mentre il non-nato era concentrato su di me, balz in avanti tenendo la spada con la mano sinistra e colp ferocemente quel bacino fatto di ossa, pelle rinsecchita e cartilagine consumata. L'essere sband pericolosamente, ma poi riacquist l'equilibrio e con uno schiaffo distratto mand Snorri a terra. La sua spada vol alle mie spalle, perdendosi nella notte.
Le battaglie si decidono con le strategie, e le strategie si decidono con le priorit. Dato che le mie priorit erano il principe Jalan, il principe Jalan e ancora il principe Jalan, e fare bella figura finiva soltanto in quarta posizione, approfittai di quell'opportunit per riprendere la fuga da dove l'avevo lasciata.
Credo fermamente che agire al momento giusto sia la chiave del successo. Un eroe attacca al momento giusto, un codardo invece scappa al momento giusto. Il resto del mondo aspetta il momento successivo e diventa cibo per corvi.
Percorsi dieci metri prima di finire quasi per tagliarmi il piede con la spada di Snorri, che s'era conficcata a terra di punta dopo il volo. Venti centimetri di lama erano incastrati nel terreno secco, il resto spuntava pericolosamente fuori. Persino con tutta la paura che avevo riuscii a comprendere il valore di un metro di metallo tagliente e mi fermai a tirarla fuori del tutto. Il movimento mi costrinse a voltarmi e vidi il non-nato che incombeva su Snorri, pallido al chiarore delle stelle. Disarmato, si rifiutava di scappare e si faceva scudo con una lapide, credo, sollevata sopra di lui. Con un pugno il non-nato mand in frantumi la pietra e una mano magra, formata da un mucchio di ossicini, afferr il vichingo per la vita - l'avrebbe eviscerato o decapitato in un attimo.
Dall'accampamento, qualcosa di enorme e oscuro correva verso di me, urlando come uno spiritello indemoniato. La terra tremava sotto il peso dei suoi passi e prima di finire travolto mi misi a correre alla cieca. Dovetti fare appello a tutta la mia velocit per scampare alle zampe giganti che martellavano la terra alle mie spalle. Urlando, puntai dritto verso il non-nato, cercando disperatamente di cambiare rotta. Peccato che avessi solo due gambe.
All'ultimo, con una fifa da farsela nelle mutande, scattai a sinistra, schivando appena Snorri, rotolai e rotolai ancora e, non so come, evitai di infilzarmi da solo con la spada. Mi rialzai e guardai esterrefatto Cherri che sobbalzava in groppa a un elefante inferocito. Con lo stesso rumore di un centinaio di bastoncini umidi che si spezzano, il non-nato fin disintegrato a terra, sotto zampe pi grandi di uno scudo da battaglia. L'elefante garr nella notte, con ancora la ragazza in groppa. Il suo urlo riecheggiava cos forte da svegliare i morti, sempre che ce ne fosse qualcuno ancora addormentato.
Snorri mi precipit accanto con un tonfo che mi fece trasalire. Rimase steso senza muoversi per qualche tempo - il mio cuore scand almeno cinque battiti - poi si tir su sulle forti braccia. Gli porsi la spada e lui l'afferr.
Grazie.
 il minimo che potessi fare.
Non tutti si lancerebbero a recuperare l'arma di un compagno per poi scagliarsi contro un non-nato. Si rimise in piedi con un grugnito e con lo sguardo fisso nel vuoto della notte. Un elefante, eh?
Gi.
E una donna. Si diresse verso il fuoco e si mise a versare le braci sui resti del non-nato.
Gli altri circensi affluivano lentamente verso di noi, le loro figure nere si stagliavano contro l'oscurit della notte.
Pensi che la ragazza star bene?.
Esaminai la faccenda, dato che anch'io avevo passato un bel po' di tempo fra le sue cosce. Sono pi preoccupato per l'elefante.

10.

Gi alle prime luci del mattino, mezzo accampamento era stato smontato. Nessuno dei circensi aveva la minima voglia di rimanere e pensai proprio che il dottor Taproot avrebbe dovuto trovare un nuovo posto in cui sostare, la volta successiva.
Mentre aspettavo Snorri al cancello del campo, Cherri fece ritorno con l'elefante. Il nano era di nuovo alla sua postazione e stavamo cercando di fregarci a vicenda giocando a carte. Cherri aveva dovuto aspettare l'alba per ritrovare la strada. Sembrava esausta, con il trucco sbavato e le borse scure sotto gli occhi. Un gentiluomo finge di non notarle, certe cose, e quindi mi affrettai a prenderla mentre scivolava dal dorso dell'animale. Stava cos bene tra le mie braccia che mi dispiacque essere costretto a ripartire a breve.
Tante grazie, mia signora. La feci scendere e mi allontanai dalla proboscide curiosa dell'elefante. La bestia mi rendeva nervoso e in pi puzzava di fattoria. Bravo, bello!. Gli diedi una pacca sul fianco rugoso e mi diressi di nuovo verso il cancello.
 una femmina, disse Cherri. Nelly.
Ah. Certo, quale nome migliore?. Salvato da una danzatrice in groppa a un'elefantessa. Era un aneddoto che avrei omesso dalle gesta dell'eroe del Passo di Aral.
Cherri afferr la cavezza dell'elefantessa e la condusse nell'accampamento, ma prima mi lanci un ultimo sguardo malizioso che mi fece venir voglia di passare con lei almeno un'altra notte.
Snorri arriv poco dopo. Che razza di cosi!. Scosse la testa. Gli elefanti!.
Te ne puoi portare uno a casa, suggerii.
Noi abbiamo i mammut! Sono anche pi grandi, ma ricoperti di pelliccia. Non ne ho mai visto uno, ma adesso mi  venuta voglia. Guard indietro verso l'accampamento. Ho fatto le mie condoglianze alla madre. Nulla  di conforto in occasioni del genere, ma dire qualcosa  sempre meglio che non dire niente. La sua mano, ormai fin troppo familiare, si abbatt pesantemente sulla mia spalla. Sar meglio andare, Jal, non dobbiamo approfittare della loro ospitalit. A meno che tu non voglia comprare dei cavalli.
E con cosa?, mi svuotai le tasche. Mi hanno letteralmente dissanguato.
Snorri alz le spalle. Con quel medaglione con cui giocherelli sempre. Varr dieci cavalli. E buoni.
Ma se lo tocco appena, risposi spalancando gli occhi. E annotai mentalmente di fare sempre attenzione ai suoi occhi vigili. Non ricordavo di aver guardato il medaglione neanche una volta da quando ci eravamo incontrati. E poi non vale niente. Dubitavo che il vecchio sul sentiero avrebbe mai scambiato il suo asino per il medaglione e una corona d'argento.
Il norreno alz le spalle e fece per andarsene. Quando mi pass accanto, gli diedi una gomitata sul braccio. Taproot sta venendo a salutarci.
Il dottor Taproot si avvicinava. Sembrava a disagio all'aria aperta, lontano dalla sua scrivania. Due uomini gli camminavano a fianco, conducendo per la corda i loro cavalli: un castrone chiaro e una cavalla bruno grigiastra. Riconobbi uno dei due tizi, il domatore di leoni che avevamo incontrato nella tenda azzurra di Taproot. L'altro era un tipo gigantesco, che ovviamente occupava la posizione di forzuto per cui inizialmente pensavano volesse candidarsi Snorri. Mi chiesi se il dottore si aspettasse qualche guaio da noi.
Taproot. Snorri inchin il capo. La spada rubata adesso dondolava al suo fianco, sorretta alla bell'e meglio da una corda e da strisce di pelle.
Aha! I viaggiatori!. Taproot alz lo sguardo verso il suo forzuto, quasi volesse confrontarlo con Snorri. Diretti al Nord ora! Guarda un po'!.
Io e Snorri rimanemmo in silenzio. Taproot continu. Perseguitati dalla malasorte forse? Quel tipo di sfortuna che riempie e svuota le tombe. Guarda un po'!. Muoveva le mani come se mimasse ogni singolo gesto che descriveva. Questa informazione sarebbe stata preziosa. Ieri a mezzogiorno quest'informazione avrebbe dato i suoi frutti. Il dolore nei suoi lineamenti affusolati era troppo perfetto, quasi caricaturale. Non riuscivo a capire se la morte del bambino significasse qualcosa per lui. In ogni caso, inutile piangere sul latte versato. Si calm e si volt per andarsene, ma poi si ferm e si gir di nuovo a guardarci negli occhi. Un non-nato!. Quasi gridava ora. Avete portato al mondo un non-nato? Come.... Ritrov il consueto autocontrollo e prosegu, la sua voce era tornata normale. Non  stato un bene. Non  stato affatto un bene. Dovete andarvene lontano. Indic i due cavalli e i suoi uomini fecero un passo avanti, porgendoci le redini. Presi il castrone. Venti corone da aggiungere ai tuoi debiti, mio principe. Taproot inclin la testa per mezzo secondo. So che li pagherai.
Ispezionai il mio destriero, gli diedi qualche pacca sul collo e gli controllai i muscoli tra le costole. Piuttosto decente come ronzino. Snorri, invece, era rimasto di sasso davanti al suo, come se avesse paura che potesse morderlo.
Molte grazie, dissi, e montai in sella. Venti pezzi d'oro era un prezzo giusto. Un tantino caro, forse, ma, date le circostanze, pi che ragionevole. Mi sentii pi a mio agio, in groppa. Dio ci ha dato i cavalli per fuggire pi velocemente, no?
Meglio che vi mettiate subito in cammino - sei nel bel mezzo di una tempesta, giovane principe, fa' attenzione. Annu come se fossi stato io a parlare e lui fosse perfettamente d'accordo con me. Le mani che tessono questa trama sono numerose. Tanti fili diversi che vengono intrecciati da dita differenti. C' una mano grigia dietro di te e ce n' una nera sul tuo cammino. Gratta la superficie, per, e scoprirai che sotto il nero si cela il blu e cos il rosso sotto il grigio. E pi sotto? Si pu grattare di pi? Chi lo sa? Non certo questo vecchio padrone del circo. Forse si arriva sempre pi in fondo ad ogni cosa, senza mai trovare la fine. Ma io sono vecchio, i miei occhi si offuscano e vedo solo fino a un certo punto.
Uhm. Mi sembr l'unica risposta ragionevole a quel monologo senza senso. Finalmente capivo chi aveva addestrato la veggente del circo.
Taproot annu, approvando la mia saggezza. Separiamoci da amici, principe Jalan. I Kendeth sono stati una forza del bene a Marca Rossa. Mi porse la mano e la strinsi subito, perch immaginai che per lui fosse una vera sofferenza tenerla immobile troppo a lungo. Bene!, disse. Mi ha addolorato molto sapere della morte di tua madre, mio principe. Mollai la stretta. Troppo giovane - troppo giovane per cadere vittima della lama dell'assassino.
Sgranai gli occhi, feci un cenno del capo e imboccai la strada con il mio nuovo cavallo. Avanti, Snorri, gridai senza voltarmi.  come remare su una barca.
Camminer un po', prima, disse e mi segu, tenendo le redini del suo ronzino.
Fui un po' dispiaciuto di lasciare il circo. Mi piaceva la gente di quel posto, l'aria che si respirava, anche se erano sempre in viaggio. E ovviamente le danzatrici. Nonostante ci, avevo un leggero sorrisino stampato in faccia. Era bello scoprire che persino l'immenso carico di informazioni di Taproot lo tradiva di tanto in tanto. Mia madre era morta di diarrea. Toccai la protuberanza del medaglione sotto la giacca, con il ritratto di mia madre all'interno. Diarrea. Toccarlo mi mise improvvisamente a disagio, e il mio sorriso spar.

Arrivammo sulla strada principale e riprendemmo il sentiero su cui ci eravamo avviati la prima volta, seguendo le indicazioni del nano imbroglione al cancello. Nessuno di noi parl finch non incontrammo di nuovo la pila di letame che mi aveva fatto capire, all'andata, che eravamo vicini al circo.
Insomma non sai cavalcare, eh?
Mai provato, disse.
Non sei mai neanche montato in sella?. Stentavo davvero a crederci.
Ho mangiati un sacco di cavalli, disse.
Questo non  d'aiuto.
Non sar cos difficile, comment, ma non sembrava intenzionato a provarci.
Sicuramente non quanto saltare sopra un orso e poi sugli spalti. Per tua fortuna, sono il miglior cavallerizzo di tutta Marca Rossa e un ottimo insegnante. Indicai la staffa. Metti un piede l. Non il primo piede che ti viene in mente di usare, l'altro. Monta su e non cadere.
Le lezioni procedevano con lentezza e Snorri riusc effettivamente a non cadere. Temevo davvero che incrinasse le costole del cavallo con quelle sue gambacce di marmo, ma alla fine Snorri e il ronzino raggiunsero una tregua sofferta: adottarono entrambi un'espressione impassibile e proseguirono oltre.
Era passato mezzogiorno e si vedeva che il norreno stava soffrendo.
Come va la mano?
Mi fa meno male delle cosce, brontol.
Magari se molli un po' la presa e lasci respirare quella povera bestia....
Parlami di Rhone, disse.
Risposi con un'alzata di spalle. Non saremmo giunti al confine prima della sera seguente e l'ultimo chilometro sarebbe stato pi che sufficiente per dargli tutte le informazioni pi importanti. Ma a quanto pareva, Snorri aveva bisogno di distrarsi dai suoi dolori.
Non c' molto da dire.  un posto orribile. Il cibo fa schifo, la gente  scontrosa e ignorante, le donne hanno gli occhi storti. E sono tutti ladri, nessuno escluso. Se stringi la mano a qualcuno da quelle parti, poi contati le dita.
Non ci sei mai stato, vero?. Mi lanci un'occhiata sospettosa e torn a sistemarsi meglio sulla sella.
Non hai sentito quello che ti ho appena detto? Perch mai dovrei voler andare in un posto del genere?
Non capisco. Si azzard a girarsi per lanciarmi un'altra occhiataccia. Sono stati i re di Rhone a fondare Marca Rossa, no? Non  stato l'esercito di Rhone a salvarvi da Scorron? Per ben due volte?
Non penso proprio!. Le sue parole innescarono un vago ricordo di giorni troppo afosi trascorsi nella Sala Grigia in compagnia del maestro Marcle. Credo che un principe di Marca Rossa conosca la storia locale un po' meglio di un... hauldr proveniente da un qualche versante ghiacciato lass nel fiordo. Ammetto di aver dormito durante la maggior parte delle lezioni di storia di Marcle, ma penso che mi sarei ricordato di un dettaglio simile. In ogni caso, sono brutti ceffi.
Tanto per cambiare argomento - e perch, ogni volta che mi guardavo alle spalle, la mia immaginazione creava mostri dalle ombre - rispolverai l'episodio dell'inseguimento.
Quando ti sono venuto addosso, quella spaccatura, la crepa che mi dava la caccia... faceva parte dell'incantesimo della Sorella Silente.
Me l'hai gi detto: l'incantesimo che aveva scagliato per uccidere tutti in quel teatro dov'eri anche tu.
Be'... avrebbe ucciso tutti, ma non credo fosse quello il motivo per cui ha lanciato la maledizione. Forse non aveva intenzione di distruggerci - magari il suo obiettivo era all'interno del teatro e noi costituivamo solo un danno collaterale. La cosa a cui dava la caccia potrebbe averci inseguito fino al circo?.
Snorri inarc le sopracciglia, poi fece una smorfia e infine scosse la testa. Quel non-nato si  generato l, dal figlio di Daisy, non pu averci seguito.
Una risposta un po' meno pessimistica. Ma... di sicuro non  successo per caso, no? Certe cose non accadono tutti i giorni, o sbaglio? C' un piano preciso dietro. Qualcuno sta cercando di ucciderci.
La tua Regina dei Rossi stava raccogliendo storie di morti. Sa che Ragnark ci sta alle calcagna - non manca molto alla battaglia finale. E lei sta preparando i suoi piani contro il Re dei Morti; probabilmente lui sta facendo lo stesso. Il Re dei Morti potrebbe sapere di noi, forse sa anche che siamo diretti a nord e portiamo la magia della strega. Potrebbe perfino sapere che la nostra meta  Ghiaccio Amaro, dove si stanno riunendo i suoi morti. Forse vuole fermarci.
Nonostante fossi riuscito egregiamente ad allontanare la conversazione dalla questione Rhone, le parole di Snorri non mi avevano certo rallegrato. Rimuginai su quanto mi aveva detto per un paio di chilometri. Mi rimase l'amaro in bocca. Era dal teatro che quella cosa ci inseguiva, e presi dall'impeto della fuga, ci eravamo tuffati in tutto ci che il Re dei Morti aveva piazzato sul nostro cammino.

Il giorno seguente ci imbattemmo in alcuni uomini di Rhone: i classici tipi che avevo descritto a Snorri. Cinque soldati di un posto di guardia vicino a una grande locanda proprio sul confine. Anche le sentinelle di Marca Rossa si trovavano l, dall'altra parte della locanda, e spesso, la sera, i due gruppi cenavano assieme agli estremi opposti di un tavolo lunghissimo: la linea di confine, contrassegnata sulle assi da tante lucide teste di chiodo, passava proprio in mezzo.
Mi presentai come un nobile decaduto. Dubito che qualcuno di loro potesse riconoscermi come il principe di Marca Rossa; se avessi dato le mie vere generalit, avrebbero pensato che li prendessi in giro e magari si sarebbero offesi. Avrei potuto mostrare loro la somiglianza tra me e la Regina dei Rossi raffigurata sulla corona d'oro, se solo ne avessi avuta una. Ne sarebbe bastata anche una d'argento. Quelle di rame raffiguravano quasi sempre la Torre Iax o re Gholloth, che era stato il predecessore di mia nonna, ma non assomigliava affatto n a lei n a me.
Snorri non parl quasi per niente alla locanda, era palesemente teso. Temeva che fosse stato dato l'ordine di chiudere i confini per non farlo passare. Spendemmo il resto delle mie monete per un povero pasto a base di zuppa di cavolo e carne di provenienza sconosciuta, poi riprendemmo il viaggio verso Rhone che, nonostante i miei insulti, sembrava davvero simile a Marca Rossa, tranne per il fatto che pronunciavano la r in maniera fastidiosa. La prima sera ci fermammo in una citt piuttosto grande, che aveva il nome noioso ma calzante di Citt Operaia. Attraversammo pian piano la fangosa strada principale, piena zeppa di mercanti, viaggiatori e popolani. Snorri rallent il cavallo di fronte a una fucina che si affacciava sulla strada e rimbombava di colpi di martello.
Dovremmo procurarti una spada, Jal. Adesso mi chiamava Jal. Non mio principe, o principe Jalan. Anche solo Jalan sarebbe andato bene. Ma Jal... Non gli dissi che mi infastidiva, tanto avrebbe continuato a farlo esattamente come adesso ma con un sorriso pi divertito. Come te la cavi con la spada?
Meglio di te con il cavallo, risposi.
Snorri sbuff e la sua giumenta si un alle lamentele. L'aveva chiamata Sleipnir, in onore del cavallo di un qualche suo dio pagano; i due andavano d'accordo, nonostante lui sembrasse un enorme tronco appiccicato alla sella e pesasse pi o meno quanto il suo destriero. Smont da cavallo e per un attimo parve davvero un tronco che cade.
Perch non mi fai vedere?. Sguain la spada e mi porse l'impugnatura.
Mi guardai intorno. Non puoi mica andartene in giro a menare colpi con la spada in mezzo alla strada principale. Potresti cavare l'occhio a qualcuno, sempre che le pattuglie non ti saltino addosso prima.
Snorri era meravigliato, come se tra le montagne ghiacciate del Nord incrociare le lame sulla pubblica via fosse la cosa pi normale del mondo. Siamo davanti a un fabbro. Indic con la mano il locale di fronte a noi. I fabbri fanno le spade e la gente le prova sempre qui davanti. Mi batt contro il fianco l'elsa della spada.
Ne dubito. Mani salde sulle redini. Indicai con il mento il tavolo su cui era esposta la merce: falci, uncini, chiodi e altri attrezzi da lavoro, nient'altro. Una citt grande come questa avr un armiere da qualche parte, ma fidati che non  questo.
Ah!. Snorri indic un punto dietro la tenda, dove si intravedeva una spada appesa nel buio. Fabbro!.
Al ruggito di Snorri comparve subito il fabbro: un uomo basso e parecchio sudato. Naturalmente aveva le braccia belle muscolose, ma sorprendentemente aveva anche l'aria di un uomo di lettere. 'sera.
Voglio provare quella spada, disse Snorri indicando la lama appesa.
La sto riparando per Garson Host, rispose il fabbro. Devo affilarla e cambiare l'impugnatura. Non  in vendita.
Bravo, non lo assecondi. Mostrai la mia approvazione con un cenno del capo.
Il fabbro si morse un labbro. Mi ero scordato che gli uomini di Rhone non perdono mai l'occasione di mettere quelli di Marca Rossa con il culo a terra. E poi, per i comuni plebei non c' niente di pi bello che vedere uomini migliori di loro che vengono suonati per bene. Avrei fatto meglio a mordermi la lingua. Anche Snorri era uno straniero, ma almeno non aveva commesso il peccato mortale di essere uno sconosciuto proveniente dall'odiata regione confinante.
Non penso che Garson se la prender, se dovr affilarla per un'ora in pi. Il fabbro torn dentro e usc con la spada.
Rassegnato al mio destino, smontai da cavallo e afferrai l'elsa che Snorri continuava a sventolarmi avanti. Diciamo che non sono cos male con la spada quando non sono in pericolo di morte. Nel cortile, dove mi allenavo con le spade smussate e un'imbottitura di protezione sufficientemente adeguata, riuscivo sempre a fare la mia figura. Ma nell'unico giorno in cui avevo dovuto usare sul serio la spada, tutte quelle lezioni erano andate al diavolo. Quando ero finito in mezzo ai soldati di Scorron al Passo di Aral, l'immenso terrore che avevo provato aveva cancellato in un istante tutto ci che avevo appreso durante le esercitazioni. Quegli uomini erano grossi e arrabbiati e avevano spade affilate con cui intendevano farmi a pezzi sul serio. Finch non ti capita di vedere una ferita aperta che butta fuori sangue; finch non scorgi tutti i pezzetti e le parti che compongono un uomo; finch non fissi tutte le interiora stracciate e tagliate a fettine e capisci che non si rimetteranno mai pi insieme; finch non vomiti, tra le rocce, gli ultimi due pasti... be', finch non ti succede tutto ci, non puoi dire di aver capito come funziona davvero una spada. E se sei un tipo con un po' di sale in zucca, cerchi di tenerti ben lontano da simili occasioni. Del Passo di Aral, non ricordo altro se non attimi congelati e tutti mischiati - l'acciaio brillante, gli archi rossi, le facce terrorizzate, un uomo che cadde nel suo stesso sangue allontanandosi da me... e le urla, ovviamente. Riesco ancora a sentirle. Qualunque altra scena della battaglia  andata.
Snorri strinse la nuova spada nella mano sana e la punt contro di me. Me la tolsi davanti con uno scatto secco del polso. Sorrise e torn di nuovo all'attacco. Continuammo quel giochetto per una manciata di minuti, il rumore dell'acciaio attirava parecchi passanti che si fermavano a guardare dalla nostra parte. Di solito la forza, sebbene sia sempre un fattore importante, non  il pi rilevante quando si tratta di spade, neanche per quelle molto pesanti che stavamo utilizzando in quel momento. Lo stocco  tutta questione di velocit. Anche per la spada lunga, se hai abbastanza forza per sollevarla, conta pi la velocit che il vigore. Uno spadaccino che si allena in maniera appropriata trarr molto pi giovamento da un piccolo aumento della rapidit e della sveltezza di mano, piuttosto che da un considerevole aumento della forza. In fin dei conti, la spada  una leva. Tuttavia, con Snorri, la forza era un fattore da tenere assolutamente in considerazione. Faceva dei movimenti piuttosto semplici, ma bloccarli mi faceva male alla mano, e il primo colpo che sferr in maniera pi seria fu quasi sufficiente a disarmarmi. Comunque sia, era piuttosto chiaro che me la cavavo meglio io con la mano destra che il norreno con la sinistra.
Bene!. Snorri abbass la lama. Sei davvero bravo.
Mi sforzai di trattenere un sorrisino davanti alle sue lodi. La nonna esige che tutti i suoi familiari abbiano dimestichezza con le arti della guerra. Che lo vogliano o no... Mi tornarono in mente gli innumerevoli allenamenti di quando ero bambino. Mi costringevano a tenere in mano la spada di legno finch non mi venivano le vesciche e finivo per essere picchiato senza piet da Martus e Darin, convinti che fosse il loro preciso dovere di fratelli maggiori.
Tieniti la spada, disse Snorri. Ne farai un uso migliore di me.
Contrassi le labbra. Se avere la spada non significava doverla usare, il nuovo accordo mi stava bene. Di sicuro, la mia camminata da spaccone avrebbe fatto tutto un altro effetto con una spada attaccata al fianco. La sollevai bene in alto e guardai la luce correre lungo la lama, che a un certo punto presentava una chiazza scura. Forse era l che Snorri aveva colpito il non-nato. Scacciai via quel ricordo.
E tu come farai?, chiesi, preoccupato per la mia sicurezza pi che per la sua.
Ne comprer una nuova. Si volt verso il fabbro, che non faceva nulla per nascondere il dispiacere per l'esito dello scontro. Avrebbe voluto che il vichingo mi facesse a pezzi.
Non puoi permetterti un'altra spada!. Non poteva permettersi niente, in realt - era stato prigioniero per mesi, prima di scappare. Non  proprio la pi remunerativa delle occupazioni.
Hai ragione. Restitu la spada al fabbro. E comunque non  neanche in vendita. Indic con il capo la fucina. Avete mica una buona ascia? Un'ascia da guerra, non per tagliare il legno.
Non appena il fabbro and nel retro a cercare tra la merce, Snorri tir fuori da sotto la veste un borsellino attaccato al collo con un cordoncino. Mi avvicinai per vedere cosa contenesse. Soldi d'argento! Cinque monete, almeno.
Chi hai ucciso per ottenere quei soldi?. Mi indispettii, e non tanto per il crimine violento, quanto piuttosto per il fatto che Snorri era pi ricco di me.
Non sono un ladro. Aggrott la fronte.
Va bene, lo chiameremo saccheggio allora, risposi.
Snorri alz le spalle. Le terre dei vichinghi sono povere, i campi rari e gli inverni rigidi. Perci alcuni, s, derubano i deboli. Noi Undoreth, per, preferiamo derubare i forti - hanno roba migliore. Per ogni nave inviata contro le coste lontane, ce ne sono dieci che vanno a depredare quelle vicine. Le nazioni vichinghe sprecano le loro forze le une contro le altre,  sempre stato cos.
Non hai ancora risposto alla mia domanda.
Li ho presi a un uomo forte!. Snorri sorrise e allung la mano per afferrare l'ascia che il fabbro gli aveva portato. Quel tipo grosso che era con Taproot quando ci siamo salutati. L'Invincibile Ronaldo! Il forzuto del circo. Quella non era affatto un'ascia nello stile del Nord, ma un'utile accetta da fatica, con un'unica lama triangolare e l'impugnatura in legno ricoperta di ferro usurato dall'et. Da sempre l'ascia  considerata l'arma dei cafoni; ma questa in particolare, se non altro, pareva destinata a un cafone al servizio di un signore. Snorri se la rigir tra le mani e si mise a provarla, avvicinandosi pericolosamente alla merce sul tavolo, nonch a me e al fabbro. L'Invincibile Ronaldo ha scommesso contro di me: una prova di forza. E ha perso. Il nano ha detto che da ora in poi lo chiameranno Ronaldo il Vinto!. Snorri sollev l'ascia e avvicin la lama all'orecchio, come se ascoltasse qualcosa. La prendo.
Tre. Il fabbro fece anche cenno con le dita, come se Snorri non capisse la lingua dell'impero.
Ti sta fregando! Tre pezzi d'argento per quell'arnese da contadino?.
Ma Snorri pag. Non mercanteggiare mai il prezzo di un'arma. O la compri o no. Risparmia il fiato per quando sar tua!.
Dobbiamo procurarti una spada, dissi. Non appena i fondi ce lo permetteranno.
Snorri fece di no con la testa. Preferisco l'ascia. Le spade ti spingono a difenderti. Con un'ascia puoi solo attaccare.  proprio per questo che mio padre mi ha chiamato Snorri. Significa  attacco. Sollev l'ascia sopra la testa. Gli uomini credono di potersi difendere contro di me - ma quando io attacco, ogni porta si apre.

Ma che diavolo sono i non-nati?. Ci misi tre giorni prima di trovare il coraggio per formulare quella domanda. Avevamo cavalcato fino alla citt di Pentacost, pi o meno a centosessanta chilometri dal confine. Snorri sembrava ancora un tronco a cavallo, ma, per fortuna, era anche resistente come un tronco e non si era lamentato neanche una volta. La pioggia ci sorprese lungo il cammino e per gli ultimi sessanta chilometri non smise mai di picchiettarci in testa. Lasciammo i cavalli nelle stalle ed entrammo gocciolanti nella Taverna del Re di Rhone, dove, seduti in mezzo alle pozzanghere che noi stessi avevamo creato, ci riscaldavamo un po' davanti al focolare vuoto.
Non lo sai?. Snorri alz le sopracciglia umide e si pass una mano sulla fronte tra i capelli bagnati, strizzando via pesanti gocce d'acqua.
No. Mi succede spesso.  tutta colpa della mia brutta abitudine di cancellare dalla mente le cose spiacevoli - lo faccio da quando ero piccolo. Di fronte a un compito sgradito, mostrarsi sinceramente sorpresi  di grande aiuto. Certo, per, se il vuoto di memoria riguarda il pagamento di qualche debito... rischi di ottenere solo qualche dito rotto. Ma c' di peggio: temo che sia un'altra forma di menzogna - verso se stessi. E io sono proprio bravo con le menzogne. Si dice che i bugiardi migliori sono quelli che credono per met alle loro frottole. E questo fa di me il numero uno, dato che se ripeto una bugia abbastanza spesso finisco per crederci del tutto, senza mezze misure! No, non lo so.
Nel corso delle nostre peregrinazioni lungo strade noiose e piene di fango, superando innumerevoli fattorie piccole e orribili, mi ero lasciato andare al ricordo delle bellezze di Cherri e della piacevole intraprendenza di Lula, ma dell'incidente al cimitero... niente, giusto un piccolo flash di Cherri che veniva a salvarci. Mi ero immaginato i suoi seni che rimbalzavano mentre sfrecciava al galoppo davanti a noi, almeno una dozzina di volte. Ci vollero tre ore in ammollo dopo tre giorni di cammino per far riaffiorare il ricordo del non-nato. Ma la memoria mi assal in maniera talmente opprimente che alla fine fui costretto a chiedere lumi. Era ben difficile che la verit potesse rivelarsi peggiore di quello che mi immaginavo. O almeno cos speravo.
Come fai a non saperlo?, domand Snorri. Non aveva picchiato il pugno sul tavolo, ma sapevo che l'intenzione era quella.
Snorri si era rivelato il compagno di viaggi ideale per uno come me, che non ama rimuginare sulle sventure passate e roba varia. Quanto a lui, tutti i suoi obiettivi, le ambizioni, gli amori e i pericoli dovevano ancora arrivare: non c'era nulla alle nostre spalle. Marca Rossa e la sua gente, la Regina dei Rossi e la Sorella Silente, il non-nato, tutto il Sud, ogni cosa andava dimenticata, cancellata, senza pi causare preoccupazioni o ansie.
Come fai a non saperlo?, ripet.
E tu come fai a non sapere quanto fa undici per dodici?
Centotrentadue.
Cavolo. Sono pi interessato alle cose belle della vita, Snorri. Se non  una creatura che puoi cavalcare - in entrambi i sensi - o con cui puoi giocare a carte e a dadi, o se non  un liquido che viene versato da una bottiglia, allora non mi interessa. Soprattutto se  straniero. O pagano. O entrambe le cose. Ma questo... essere... ha detto una cosa che mi ha preoccupato.
Preda. Annu Snorri.  stato mandato a darci la caccia.
Da chi? Forse dal Re dei Morti, come hai detto l'altro giorno. Ma non potrebbe essere qualcun altro?. Quanto desideravo che fosse qualcun altro. Qualche negromante, o....
Solo il Re dei Morti pu mandare i non-nati dove vuole. I non-nati ridono in faccia ai negromanti.
Bene, dunque. Il Re dei Morti. Ne ho sentito parlare.
Mi fece cenno con le mani di continuare, di dirgli tutto quello che sapevo.
Un lord di Bretania. Un avventuriero senza Dio proveniente dalle Isole Sommerse. Bevvi un sorso di vino. Un rosso di Rhone. Una roba ignobile, dal sapore di aceto e pepe. Le terre straniere non sarebbero tanto male, se solo non fossero piene zeppe di forestieri e di tutta la loro roba. Il Re dei Morti ne era un esempio perfetto.
Tutto qua? Sai solo questo sul Re dei Morti? Che viene dalle Isole Sommerse?. Avevo l'impressione che Snorri avesse preso a sbuffare nuvolette di vapore, e anche piuttosto rabbiosamente.
Alzai le spalle. Dunque, perch un bretanio dovrebbe mandare un mostro a darci la caccia? Come fa a sapere chi siamo? Scommetto che  stato Maeres Allus a mettercelo alle calcagna. Te lo do sei a dieci: Maeres Allus!.
Ah!. Snorri si scol la birra in un sorso, si pul via la schiuma dai baffi e stava quasi per ordinarne un'altra quando si ricord che non avevamo un soldo. Jal, sarebbe come se un'acciuga si mettesse a dare ordini a una balena. Quel tuo Allus non vale niente. Fai venti chilometri fuori dalle mura e gi non lo conosce pi nessuno.
Sono il principe Jalan, dannazione! Faccio venti chilometri fuori dalla mia citt e nessuno si ricorda pi che sono un principe. Ma perch mandare il mostro?
Il Re dei Morti e la Sorella Silente sono dei burattinai che muovono i fili dell'impero, manipolando re e signori. Chi sa che cos' che vogliono alla fine? Forse ricostituire l'impero e consegnarlo a un loro burattino, che danzi e canti come loro vogliono, o forse cancellare la lavagna e iniziare un nuovo gioco. In ogni caso, il non-nato ha detto che noi facciamo gli interessi della Regina dei Rossi e che serbiamo dentro di noi la magia. Il che  vero. Mi picchiett il dito sulla spalla e puntualmente si scaten un crepitio di energia che dur fino a quando non ritir il polpastrello.
Ma quello  stato un incidente! Non facciamo gli interessi di nessuno! E di sicuro non di mia nonna. A meno che l'occhio cieco della Sorella Silente non avesse visto il futuro e puntato sulla possibilit pi improbabile. Un pensiero a dir poco inquietante. Dopo tutto, lei lottava contro il Re dei Morti e Snorri stava conducendo sia me che la magia della strega proprio al Nord, dove i nemici del vichingo combattevano fianco a fianco con i cadaveri sbarcati dalle navi nere delle Isole Sommerse.  solo una coincidenza!.
Allora forse il non-nato si sbagliava, cos come anche il Re dei Morti. Forse abbiamo alle calcagna sia loro che la Sorella Silente e persino il tuo viscido Maeres Allus. Be', che ci raggiungano. Vedremo quanta resistenza hanno.  un lungo viaggio fino al Nord.
Dunque, dissi, risollevando l'argomento. Che diavolo  un non-nato?. Avevo un vago ricordo di quel termine, ne avevo sentito parlare ancora prima che il nostro viaggio dell'orrore avesse inizio. Se non mi sbagliavo, la prima volta avevo sperato che si trattasse soltanto di piccoli cadaveri tornati in vita, il che, date le loro dimensioni, non avrebbe rappresentato chiss quale problema. Non che mi piaccia pestare i bambini, n morti n vivi, ma sarebbero nemici meno spaventosi di quello che era apparso al circo. E perch diavolo questo non-nato deve proprio essere un enorme mostro dei cimiteri che pu essere messo a tappeto solo da un elefante lanciato alla carica?
Potenziale, ecco cosa sono i non-nati. Puro potenziale. Snorri prese il boccale, controll che fosse vuoto e lo riappoggi sul tavolo. Quello che abbiamo affrontato noi non era molto pericoloso perch era morto appena da due ore. Tutto il potenziale di crescita e sviluppo che ha un bambino, intendo tutto, finisce nel regno dei morti se il bambino nasce morto. E l viene distorto. Rovinato. Lo scandire del tempo  diverso, niente rimane giovane. Il potenziale del bambino nato morto viene infettato da uno scopo pi antico. Esistono esseri che sono sempre stati morti, esseri che abitano nella Terra Oltre la Morte: sono questi antichi demoni che guidano il potenziale dei non-nati, lo possiedono e lo infestano, bramosi di rinascere nel mondo dei vivi. Pi a lungo il non-nato risiede nelle terre dei morti, pi ne riceve forza; eppure,  sempre meno capace di cambiare e il suo ritorno  sempre pi difficile. Nessun comune negromante pu evocarne uno. Si dice addirittura che il Re dei Morti in persona sia riuscito a convocarne solo alcuni, e raramente, in un luogo accuratamente scelto. Sono al suo servizio come spie, capaci di tramutarsi in nuove forme, travestirsi, camminare tra gli uomini senza essere riconosciuti per ci che sono.
Quindi, quelli morti da poco non sono tanto pericolosi, no?. Ero rimasto incollato a quel dettaglio: l'avevo ripetuto incredulo a me stesso mentre il resto delle sue parole mi scivolava addosso. Ti avrebbe aperto a met, se non ci fosse stato un elefante a portata di mano! Speriamo di non doverne incontrare pi nessuno, perch non  che ci sia questa grande disponibilit di pachidermi qua intorno, se non l'avessi notato. Cristo!.
Snorri fece spallucce. Me l'hai chiesto tu.
Be', rimpiango di averlo fatto. Ricordami di non commettere lo stesso errore, in futuro. Bevvi un lungo sorso di vino, e mai come allora mi rammaricai di non avere i mezzi per comprarne altro e ubriacarmi di santa ragione, ricacciando tutta quella storia in una comoda amnesia.
Ho visto qualcosa, l, la notte dell'opera. Non volevo parlarne, ma difficilmente le cose si sarebbero potute mettere peggio di cos.
Quel demone di cui dicevi?.
Annuii. Ho rotto l'incantesimo. L'avevo letteralmente spezzato. Comunque, c'era qualcosa l dentro, insieme a tutti noi. Un demone. Sembrava un uomo, o almeno ne aveva le sembianze: non l'ho mai visto in faccia. Ma c'era qualcosa di sbagliato in lui. Lo sentivo. Era chiaro come mi appare chiara e nitida la Sorella Silente, mentre per tutti gli altri  invisibile.
Un non-nato, pensi?. Snorri aggrott la fronte. E ora credi che ci segua?. Alz le spalle. Non  che stia facendo proprio un buon lavoro, no? Mi preoccuperei di pi per ci che ci aspetta che di ci che ci insegue.
Uhm. Forse che non bisogna prestare attenzione alla padella incandescente solo perch il fuoco sotto scotta di pi? Risposi con un'alzata di spalle, ma in verit non riuscivo a togliermi dalla mente quei due occhi. Ma se ci riuscisse? Ad acchiapparci, dico.
Allora ci sarebbe davvero da preoccuparsi. Studi di nuovo il boccale vuoto.
Guardai la pioggia. Il cielo stava diventando scuro, presagio di una tempesta in arrivo: stava scendendo la notte. Comunque la pensasse Snorri, l fuori qualcosa che non ci amava era di certo sulle nostre tracce. Preda, ci aveva chiamati. Raccolsi il cappotto bagnato dal pavimento, gocciolava ancora. Dovremmo sbrigarci a raggiungere la prossima citt. Non ha senso oziare. Per quanto potesse essere bello passare una notte al riparo di un buon tetto, era ora di andare.
I tuoi guai ti raggiungono, se rimani fermo. Magari non sapevo molto sui non-nati, ma di fughe ne sapevo un bel po', poco ma sicuro!

11.

Non piove pi!. Non me ne ero accorto all'inizio. Me ne stavo tutto rannicchiato, come se cercassi ancora di ripararmi dal temporale. Ma quella sera, accanto al sentiero fangoso e di fronte a un fuoco cos caldo che mi faceva fumare i vestiti, non c'era nemmeno una goccia di pioggia da cui proteggersi.
Stelle. Snorri alz il dito, che saett come una freccia verso il cielo blu di mezzanotte.
Me le ricordo quelle. Non era passato molto tempo da quando le avevo osservate dal balcone di Lisa DeVeer in una notte rovente. Quelle sono gli amanti, le avevo detto, indicando una porzione di cielo a caso. Roma e Julit. Solo un esperto riesce a trovarle.
E portano fortuna se brillano su di noi?, mi aveva chiesto con un sorrisetto seminascosto che mi aveva fatto sospettare che ne sapesse pi di me, di astrologia.
Scopriamolo, le avevo risposto, tirandola a me. E davvero mi avevano portato fortuna, quella notte. Tuttavia, mi ero sentito vittima della volont della nonna di garantire un'istruzione a tutti.  difficile far colpo su donne pi istruite di te. Mia cugina Serah potrebbe enumerare tutte le costellazioni del cielo mentre compone un sonetto.
Non sono stato catturato sui versanti dell'Uulisk, disse Snorri. Aggrottai la fronte, ancora rivolta alle stelle, cercando di capire il senso delle sue parole. Come?
Quello che ho detto alla tua regina la indurrebbe a credere che  andata cos.
 andata cos, cosa?. Ancora facevo fatica a capire che cosa c'entrassero le stelle.
Ho detto che lo Spezzaremi era approdato sulle rive dell'Uulisk. Che si erano scagliati contro di noi, che gli Undoreth erano stati fatti a pezzi e i miei figli dispersi. Ho detto che mi ha caricato in catene sulla sua nave.
S, risposi, cercando di farmi tornare in mente almeno qualcosa. Ricordavo che faceva un caldo rovente nella sala del trono, che le gambe mi dolevano a furia di stare in piedi e che quella notte non avevo dormito e ne stavo smaltendo i postumi. Ma dei dettagli del racconto di Snorri non mi sovveniva granch, tranne che avevo pensato che non stesse dicendo tutta la verit... e ora i miei sospetti trovavano conferma.
La primavera all'Uulisk arriva di colpo, pronta per la guerra!, disse Snorri e raccont la sua storia, con il fuoco che ci scoppiettava alle spalle e gli occhi fissi sul cielo trapunto da miliardi di stelle. Intess la trama del racconto nel buio della sera, le sue parole plasmavano immagini troppo chiare e vivide per distogliere lo sguardo.

Quella mattina si svegli con il rumore del ghiaccio che scricchiolava. Per diversi giorni un'acqua scura aveva brillato al centro del fiordo. Quel giorno, tuttavia, il disgelo arrivava sul serio e con esso i primi raggi di sole, fendendo le alte cime dell'Uuliskind e facendo gemere il ghiaccio in protesta.
Svegliati! Dai, grosso bue che non sei altro!. E Freja tir via le pellicce dal letto, lasciando che il freddo pungente gli gelasse il corpo. Snorri si lament insieme al ghiaccio.  impossibile resistere a certe forze della natura. Fuori, il ghiaccio brontolava e si arrendeva all'autorit del tepore primaverile; dentro, un marito cedeva a una madre pronta a spazzare via tutta la mole di sporcizia accumulata durante l'inverno e a spalancare le finestre. Due furie a cui non si poteva opporre resistenza.
Snorri cerc la camicia e i pantaloni, sbadigliando cos tanto da slogarsi quasi la mandibola. Freja, intanto, si dava da fare intorno a lui, scivolando da un lato, con una maestria perfezionata dagli anni, sfuggendo alle mani del marito che cercavano di prenderla per i fianchi.
Fa' il bravo, Snorri ver Snagason. Prese a sollevare le pelli che ricoprivano i letti e scosse via la sporcizia che si era annidata sotto. Bisogna riparare quei recinti l, sul versante Pel. Con la primavera i caproni faranno un sacco di baccano intorno alle capre.
Anche questo caprone desidera la sua femmina. Snorri rise, ma poi si alz e and verso la porta. Freja aveva ragione, come sempre del resto. Quei recinti non erano abbastanza solidi per tenere i bambini all'interno e i lupi all'esterno. Non cos com'erano. Non dopo che l'inverno li aveva rovinati. Prese la sega con i denti di ferro che era appesa al muro. Ver Magson avr di sicuro le doghe. Gli prometter in cambio un barile di naselli salati.
Promettigli mezzo barile e controlla prima il legno, rispose Freja.
Snorri alz le spalle e sorrise a labbra chiuse. Afferr una striscia di pelle di foca, il coltello d'acciaio e la pietra per affilare. Dove sono i bambini?
Karl  fuori con il figlio dei Magson, a pescare con la rete. Emy  uscita a cercare la sua bambola, ed Egil..., Freja diede un calcio leggero a un bozzo sotto le pellicce del letto. ... Egil sta ancora dormendo, ma  ora che si svegli!. Alz la voce fino a trasformare quella frase in un ordine urlato. Il bozzo si spost, sussurrando flebili lamenti, e una chiazza di capelli rossi spunt da sotto il bordo della pelliccia.
Snorri si infil gli stivali, tolse la pelle di pecora dal gancio, nascose l'ascia al sicuro sopra l'architrave e apr la porta. Il gelo lo avvolse all'improvviso, ma la rigidit dell'inverno non c'era pi: aveva lasciato il posto a un freddo umido e, presto, la primavera l'avrebbe sconfitto del tutto, portando un clima pi mite.
Il pendio roccioso si estendeva dalla porta di casa fino alle coste ghiacciate dell'Uulisk, ospitando un'altra mezza dozzina di baracche di pietra. Le barche da pesca oscillavano nei loro ormeggi invernali, cullate nel legno contro l'assalto delle nevi. Otto banchine si ergevano sul ghiaccio, posate su una struttura in legno di pino, le assi consunte dalle stagioni troppo rigide. La citt aveva preso il nome - Otto Approdi - da quelle strutture, in un'era in cui otto era un numero di cui vantarsi. Einhaur, dieci chilometri pi in l, ne aveva pi di venti, ma quando il nonno del nonno di Snorri era giunto sulle coste di Otto Approdi, Einhaur non era altro che una distesa di ghiaccio e rocce.
Snorri alz lo sguardo e vide una figura minuta camminare sulla banchina pi lunga.
Emy!. Sentendo il grido di Snorri, diverse persone corsero fuori dalle loro case o si affacciarono alle finestre. La ragazzina quasi cadde dalla lunga banchina per lo spavento, confermando i timori di suo padre, che aveva urlato proprio per quello. Ma mentre inciampava, riusc ad aggrapparsi a un montante. Le sue piccole dita stringevano forte il legno gelato; i capelli bianchi le ricadevano sul volto e si tendevano verso le acque scure un paio di metri sotto di lei. Se avesse perso la presa, il fiordo l'avrebbe inghiottita, il freddo le avrebbe risucchiato via il respiro e la vita.
Snorri gett la sua attrezzatura e si affrett lungo la banchina, con passo sicuro. Appoggiava i piedi solo nei punti in cui era certo che il legno fosse capace di sostenere il suo peso, senza perdere neanche un secondo: da tutta la vita correva su quella banchina.
Sciocca! Lo sai che non devi.... Mentre si gettava in ginocchio per tirar su Emy e stringerla tra le braccia, la paura rendeva severe le sue parole. Trattenne la rabbia. Saresti potuta cadere, Einmyria!. Un bambino cresciuto tra gli Undoreth dovrebbe essere pi prudente, persino a cinque anni. La teneva stretta al petto, sempre attento a non farle del male, il cuore che gli martellava in petto. Emy era ancora una poppante quando Jarl Torsteff aveva condotto in battaglia gli Undoreth contro Hoddof dei Sassi di Ferro. E neppure nel corso di quella battaglia Snorri aveva mai provato una paura simile a quella che lo aveva attanagliato appena aveva scorto sua figlia sospesa sulle torbide acque del fiordo. Neanche quando avevano attaccato le mura, o quando il sangue di Edric ver Magson gli era schizzato addosso, e nemmeno quando erano rimasti intrappolati con gli uomini dei Sassi di Ferro alle calcagna.
Snorri allontan Emy dal suo petto. Che stavi facendo l?. La sua voce era pi dolce ora, quasi implorante.
Emy si morse le labbra, cercando di trattenere le lacrime che le gonfiavano gli occhi - dello stesso blu fiordaliso di sua madre. Peggy  caduta in acqua.
Peggy?. Snorri prov a ricordarsi di qualche bambina con quel nome. Conosceva tutti quanti, ma... poi gli venne in mente la risposta, e un'ondata di sollievo lav via ogni paura.
La tua bambola? Eri qui fuori a cercare la bambola di legno che avevi perso prima che arrivasse la neve?.
Emy annu, trattenendo ancora il pianto. Trovala! Tu ci puoi riuscire, pap.
Io non...  andata perduta, Einmyria.
Ma tu puoi trovarla. Tu ci riuscirai.
Alcune cose, quando vengono perdute, possono essere ritrovate, altre no. Tagli corto e riconobbe, negli occhi della figlia, il momento esatto in cui un bambino comprende che esiste un limite anche alle cose che i genitori possono fare, non solo a quelle che vogliono fare. In un momento di silenzio - era ancora inginocchiato di fronte a lei - in qualche modo lui era pi piccolo, ed Emy era di un mezzo passo pi vicina alla donna che sarebbe diventata un giorno.
Avanti. Si alz in piedi, prendendola in braccio. Torniamo da mamma. E cammin verso casa, con pi cautela adesso, ogni passo ponderato con attenzione. Risalendo il pendio con Emy in braccio, Snorri si sentiva addosso l'eco di un vecchio dolore, l'eco di ogni padre che veniva diviso dai figli - o perch precipitavano all'improvviso in acque profonde e spietate, o perch muovevano qualche lento passo verso un sentiero diverso, diretti al proprio futuro.

Loro giunsero quella notte.
Snorri aveva detto spesso che Freja gli aveva salvato la vita. Era stata capace di scacciare la rabbia - quella rabbia che gli aveva permesso di accrescere le sue abilit con l'ascia e la lancia - e sostituirla con passioni diverse. Diceva sempre che lei gli aveva donato uno scopo, quando tutto ci che aveva sempre posseduto era la confusione che teneva nascosta, come gran parte dei giovani uomini, dietro un'illusione di azione. Forse Freja gli salv la vita ancora una volta, quella notte, mormorando qualche avvertimento nel sonno e richiamando l'attenzione di Snorri dal profondo riposo in cui era caduto.
Non avrebbe saputo dire cosa l'avesse svegliato. Se ne stava disteso nel buio e caldo tepore delle coperte, Freja gli dormiva accanto, senza toccarlo. Rimase in ascolto per un po': si udiva soltanto il respiro di Freja e lo scricchiolio del ghiaccio che si scioglieva. Non pensava affatto a un attacco - i vari jarl avevano sistemato i litigi peggiori, per il momento. E comunque sia, solo un idiota avrebbe azzardato un attacco proprio durante il cambio di stagione.
Snorri pos la mano sui fianchi morbidi di Freja. Lei mormor qualche rifiuto assonnato. Lui rispose con un bel pizzicotto deciso.
 un orso?, domand Freja. A volte capitava che un orso bianco facesse un po' di baccano in giro, cacciando le capre. In quei casi, la cosa migliore era lasciarlo stare. Suo padre lo aveva sempre messo in guardia: Non mangiare mai il fegato di un orso. Snorri, bambino, chiedeva il perch, erano forse velenosi? S, gli aveva risposto il padre, ma il motivo principale  che se ci provi, l'orso prover a mangiare il tuo. E i suoi denti sono pi grandi.
Forse. Non era un orso. Ma non aveva idea di come facesse a esserne cos sicuro.
Scivol fuori dalle coperte e venne investito dal freddo. Senza neppure uno straccio addosso, Snorri tir gi la sua ascia, Hel. Gliela aveva data suo padre, un'unica ampia lama con l'estremit a mezzaluna. Quest'arma segna l'inizio di un viaggio, gli aveva detto. Ha spedito agli inferi, a Hel, diverse anime e molte altre ancora ne mander prima che giunga il suo tempo. A Snorri bastava tenere l'ascia in mano per sentirsi a posto anche se era completamente nudo. Il freddo non osava pi toccarlo neanche con un dito - perch non voleva perderlo, il dito.
Qualcuno inciamp fuori dalla baracca, vicino, ma non abbastanza da cancellare qualsiasi dubbio. Sei tu, Haggerson? Stai facendo una pisciata nel giardino sbagliato?. Quando Haggerson beveva un bicchiere di troppo con Magson e Anulf la Barca, finiva sempre per barcollare in giro in cerca di casa sua - e riusciva a sbagliarsi nonostante dovesse scegliere solo tra quaranta baracche.
Si ud un gridolino dolce ma penetrante, simile a quello di una strolaga, ma non proprio identico. E in ogni caso gli uccelli non cantavano finch il ghiaccio non era sciolto. Snorri sganci il chiavistello, poggi la pianta del piede sul legno e apr la porta con un calcio fortissimo. Qualcuno dall'altra parte url di dolore e barcoll all'indietro. Snorri si precipit fuori, in quella scura notte senza luna, squarciata soltanto dalle luci delle lanterne. Intorno gli altri lumi venivano accesi ogni momento che passava. A terra giaceva una spessa coltre di neve. Cadeva gonfia e pesante: fiocchi di neve primaverile, diversi dai sottili cristalli di ghiaccio invernali. Snorri, a piedi nudi, per poco non scivol, ma riusc a mantenere l'equilibrio, si gir e affond l'ascia nella schiena dell'uomo che stava ancora tenendosi la faccia dopo il violento bacio al legno della porta. Con uno strattone violento, liber l'arma incastrata nei lombi dell'uomo, che collass a terra.
Ci attaccano!, rugg Snorri. Allarme!.
Pi in basso, sul tetto di torba di una capanna vicina alla costa, era stato acceso un fuoco che ora lottava disperatamente per non spegnersi. Numerose ombre scure affrettavano il passo sotto il nevischio bianco, colte per un attimo dalla luce e poi di nuovo inghiottite dal buio della notte. Stranieri, dunque: i vichinghi danno fuoco a un tetto di torba quando depredano zone con climi pi caldi, ma non perderebbero mai tempo prezioso a fare una cosa simile al Nord.
Intorno a Snorri apparve qualcuno: tre uomini circondarono la capanna quasi correndo, un altro inciamp sulla catasta di legna. Altri ancora risalivano la montagna. Erano piccoli, esserini pelle e ossa, un'apparizione priva di senso ai suoi occhi. Snorri si scagli contro i tre pi vicini. Buio, fuoco e ombra non permettevano di capire che armi avessero, e di conseguenza non poteva difendersi. Quindi Snorri non ci prov neanche: pass direttamente all'attacco. Sapeva bene che se uccidi subito il tuo nemico non hai pi bisogno di scudi o armature, non devi proteggerti n scappare. Sollev l'ascia con entrambe le mani, il corpo si torse per la veemenza del colpo. Hel affond nella testa del primo uomo e colp la spalla del secondo cos in profondit che il braccio gli rest appeso solo grazie a qualche lembo di carne. Snorri si gir dall'altra parte, percependo senza vederlo uno spruzzo di sangue caldo che gli bagnava le spalle. Si trov di fronte il terzo uomo, che si rialzava imprecando in mezzo alla legna sparpagliata. Lo colp con un calcio in piena faccia, approfitt dello slancio per riprendere Hel e inizi a sollevare e scagliare gi l'ascia come aveva fatto gi molte volte proprio l, in quel preciso luogo - con un'ascia diversa e per uno scopo diverso: tagliare la legna per il fuoco. Il risultato per fu pressoch lo stesso.
Sent qualcosa simile a un fischio. Pianti e urla si levavano dagli Otto Approdi ora - semplici grida di terrore, ultimi lamenti di uomini feriti. Ud Freja, nella capanna, strillare ai bambini di mettersi dietro di lei accanto al camino di pietra. Qualcosa di affilato lo colp tra le scapole. Non un impatto potente, no, solo affilato. Si volt e vide alcune figure a cavalcioni sul tetto della capanna di Hender. Smuovevano la neve, facendola cadere in piccole valanghe, e in mano avevano delle specie di bastoncini... Una freccetta, non pi grande di un dito, gli colp la spalla. Cerc di staccarsela di dosso mentre correva verso la porta della capanna di Hender, dove sarebbe stato al sicuro. La freccetta opponeva resistenza, le punte erano agganciate in profondit, anche se non sentiva dolore, solo una sorta di intorpidimento. Snorri la strapp via, incurante delle conseguenze.
La porta di casa di Hender era stata scardinata, degli uomini vestiti di nero erano in fondo alla stanza principale, accalcati intorno a qualcosa, debolmente illuminati da un fuoco ormai quasi spento. C'era puzza di putrido l dentro, cos forte che gli occhi di Snorri si riempirono di lacrime. Fetore di carne marcia e palude, per la precisione. Sul pavimento dinanzi al camino, c'era una pozza di sangue circondata da impronte nere.
Un boato alle spalle di Snorri lo indusse a precipitarsi fuori per vedere cosa stesse accadendo. Davanti alla propria capanna, Olaaf Magson girava su stesso, agitando la spada che suo padre aveva vinto in una sfida contro un principe di Conaught. Suo figlio Alrick era al suo fianco con una torcia accesa in una mano e un'accetta nell'altra. Da ogni lato comparivano degli uomini malridotti e disarmati. I corpi erano scheletrici, la pelle piena di chiazze scure e i capelli simili a tante cordicelle nere. Continuavano ad avanzare, anche senza arti, anche se uno aveva l'ascia di Alrick conficcata alla base del collo. In mezzo alla zuffa, camminava una figura imponente. Una pelliccia di lupo gli copriva le spalle, in una mano teneva un'ascia a due lame, nell'altra un piccolo scudo di ferro. Due vichinghi gli camminavano accanto.
Spezzaremi. Snorri sibil il nome a denti stretti, schiacciandosi contro la parete di tronchi. C'erano ben pochi uomini pi forti di Snorri, ma soltanto uno era un traditore delinquente capace di fare una cosa simile. Era pur vero che se qualcuno gli avesse detto che lo Spezzaremi se la faceva con i negromanti, Snorri sarebbe scoppiato a ridere. Fino a quel momento.
Sul collo di Olaaf Magson erano conficcati dei piccoli dardi. Snorri li vide alla luce delle torce quando Alrick cadde a terra assalito dai suoi nemici. Magson tent di alzare la spada con le braccia tremanti, ma scomparve sotto i suoi aguzzini. Snorri allung le braccia dietro la schiena e tir via del tutto la freccia conficcata tra le scapole. L'aveva spinta pi a fondo, senza accorgersene, quando si era stretto al muro. E in quel momento una debolezza percorse le sue vene.
Gli uomini morti si diressero verso la porta della capanna di Snorri, camminando tra le nevi con i piedi congelati. Tra le abitazioni dei ver Lutens, a un centinaio di metri dalla costa, si erano appostati lo Spezzaremi e una manciata dei suoi uomini, in piedi con le torce sollevate. Intorno a loro, dei ghul delle paludi erano appostati sui tetti, con le cerbottane cariche.
Delle voci abbaiavano ordini dalla battigia. L'accento era strano, chiuso, come quello bretanio. Le Isole Sommerse, dunque. Era un attacco portato dalle Isole Sommerse, guidato da Sven lo Spezzaremi. Non aveva senso.
Il primo dei morti viventi aveva poggiato la mano gelida e nera sulla porta di Snorri. Quando, quella mattina, aveva visto Emy camminare lungo la banchina con l'imprudenza tipica dei bambini, aveva provato per la prima volta un terrore senza paragoni. La sua piccola, in quel momento, era lontana dalla sua protezione, tutta sola di fronte al pericolo. E non era stato la minaccia in s a devastarlo, ma l'impossibilit di frapporsi tra essa e sua figlia.
Thor. Proteggimi. Snorri non aveva mai dedicato molto tempo alle preghiere. Certo, innalzava il calice a Odino nei giorni di festa o ringraziava Hel quando gli veniva ricucita qualche ferita, ma, in generale, vedeva gli dei come ideali da seguire, degli esempi di vita; non certo una spalla su cui lamentarsi o frignare. Ma in quel momento preg. E si scagli contro la folla di morti viventi davanti alla sua porta.
Usc allo scoperto, nelle orecchie non aveva nulla se non il suo stesso grido di battaglia: non il respiro tagliente dei ghul, n il sibilo delle loro frecce. Si accorse a malapena della scintilla di dolore quando le punte gli si conficcarono nella spalla, nel braccio e nel collo. Si butt sul morto vivente pi vicino e gli tagli la testa. Affett un braccio che cercava di fermarlo, una mano e la testa di qualcun altro. Hel diventava sempre pi pesante tra le sue mani, come se fosse fatta di pietra. Anche le sue braccia diventavano pi grosse, i muscoli facevano fatica a sopportare il peso delle ossa che avvolgevano. Un pugno nero lo colp, nocche congelate si abbatterono contro le sue tempie. Delle mani si avvinghiarono alle sue ginocchia: qualche nemico caduto restio a morire, nonostante le profonde ferite. Snorri perse l'equilibrio e cadde di lato. Allo stremo delle forze, impieg il poco di energia che gli rimaneva per liberarsi della morsa che gli bloccava le gambe, rotolando vicino ai margini ghiacciati della sua capanna. Gli invasori, stretti in una massa compatta, tiravano dritto verso la porta, lasciandosi dietro solo qualche brandello dei loro corpi strappato via dall'ascia e un cadavere fatto a pezzi all'altezza della schiena, che per si faceva strada sui gomiti.
Un intorpidimento molto pi profondo di quello che pu essere causato dal gelo inizi a pervadere le membra di Snorri. Non aveva pi sensibilit agli arti, anche se scorgeva le proprie braccia l di fronte, pallide come cadaveri e macchiate dallo stesso fluido scuro che si annida nelle vene dei morti. Nessuna parte del suo corpo era in grado di muoversi, nonostante ogni fibra del suo essere glielo chiedesse con forza. Soltanto il rumore delle assi della porta che si incrinavano fu uno shock abbastanza forte da smuovere quel corpo traditore. Una valanga lo respinse a terra. C'era qualcosa sul tetto - dei ghul, che facevano precipitare la neve mentre si appostavano. Cadde tutta assieme, una massa che lo costringeva a terra, una mano soffice ma implacabile.
Snorri, abbandonato anche dalle ultime forze, restava disteso e inerme. Il corpo nudo era coperto dalla neve. Aspettava la morte, aspettava che uno di quei cadaveri viventi lo strangolasse, che un ghul lo azzannasse o che uno scagnozzo dello Spezzaremi lo colpisse con l'ascia. Lo Spezzaremi non avrebbe mai lasciato dei testimoni dell'infamia di quella notte, indipendentemente da quale fosse la ricompensa che gli era stata promessa.
Un urlo acuto lo raggiunse attraversando il cumulo di neve sotto cui era sepolto. Emy! Poi le urla di Freja e il suo grido di battaglia, acceso dalla rabbia di una madre che protegge i suoi cuccioli; il ruggito di Karl, il figlio maggiore, che partiva all'attacco. Ogni centimetro del corpo di Snorri lottava per alzarsi, ogni grammo della sua volont ordinava alle braccia di distendersi, alle gambe di farsi forza... ma non si muoveva nulla. Era pieno di rabbia e frustrazione, eppure soltanto un sibilo riusc a sfuggire dalla paralisi che attanagliava anche le labbra, spargendo saliva nel bianco accecante intorno a lui.

Fu svegliato da un ticchettio incessante. Il tic tic tic della pioggia, che sbatteva sulle grondaie, lavando via la neve e rimuovendo il ghiaccio dalle palpebre. Pot riaprire gli occhi al nuovo giorno. Gir la testa e l'acqua gli scivol via dal viso. Intorno a lui, i rimasugli della valanga che lo aveva sommerso, leggermente pi bianchi della sua pelle marmorea.
La neve  un letto comodo, da cui per non si risveglia mai nessuno. Cos dicevano i saggi del Nord. Snorri sapeva che era la verit: parecchi uomini morti congelati, dopo essersi addormentati ubriachi all'aperto, glielo avevano dimostrato. Gli sfugg un gemito. Doveva essere morto. Il suo corpo senza vita si sarebbe unito alle legioni dei morti, la mente intrappolata al suo interno. Non avrebbe mai pensato che anche gli uomini giusti potessero finire come meri spettatori dietro occhi spenti, alla merc dei negromanti.
L'acqua gli cadeva ancora addosso, gocciolando dal cornicione del tetto come una cortina grigia. La pioggia gli colpiva l'orecchio, scivolava lungo il petto; era quasi calda nonostante i pezzetti di ghiaccio che pendevano dalla grondaia, resistendo allo scongelamento. Si rotol sul terreno mezzo ghiacciato fino a liberarsi completamente dalla neve. Quel movimento lo lasci perplesso. Non era sicuro di essere stato lui a ordinarlo alle proprie membra.
L'attacco! In un certo senso, anche la mente di Snorri si stava scongelando e i ricordi iniziarono a balenargli davanti agli occhi. Si rimise in piedi in un secondo, mentre la pioggia gli lavava via il fango di dosso. Si mise dritto, un po' traballante. Un brivido gli corse lungo la schiena: il freddo lo raggiungeva ora per la prima volta. No!. Barcollando, si diresse verso la casa, cerc di mantenere l'equilibrio appoggiandosi al muro. Ma le mani erano prive di sensibilit quanto i piedi.
La porta era a terra, scardinata. Dall'altra parte, pellicce, frammenti di vasi rotti e chicchi di granoturco erano sparpagliati per tutte le stanze. Snorri barcoll dentro, rovist tra le pellicce con le punte delle dita ancora gelate, vittima di un tremore che non riusciva a controllare. Rovesci i letti da un lato, preso dalla paura di trovare qualcosa e allo stesso tempo di non trovare niente.
Infine, scopr una pozza di sangue scuro e appiccicoso sul camino. C'erano impronte di piedi. Rispetto al grigiore delle mani, il sangue sembrava rosso vivo. Ma di chi era? E quanto ne era stato versato? Non c'era nessuna traccia di sua moglie o dei figli, a parte il sangue? Vicino alla porta, una ciocca di capelli rossi cattur la sua attenzione: oscillava al vento, incastrata in una crepa nello stipite. Egil. Con le mani insanguinate afferr i capelli di suo figlio. Le convulsioni percorsero tutto il suo corpo, cadde all'indietro, contorcendosi e tremando tra le pellicce grigie dei lupi e quelle nere degli orsi.
Quante ore furono necessarie perch il suo organismo smaltisse il veleno dei ghul? Snorri non avrebbe saputo dirlo. Quello stesso veleno che lo aveva salvato dalla neve, fermandogli il cuore e riportandolo in vita, ora se ne andava, ripristinando pian piano tutti i suoi sensi, rendendoli pi affilati. Acuiva il dolore del sangue che tornava in circolo, rendeva il freddo insopportabile, nonostante le pellicce che si era buttato addosso. Nuove lame di sofferenza si aggiungevano a un dolore gi orribile. La rabbia sal dentro di lui e lentamente, gradualmente, il calore e la forza ritornarono nei suoi arti. Si vest, allacciando le stringhe a casaccio con le dita ancora addormentate, si infil gli stivali e stip nel sacco da viaggio ci che rimaneva delle provviste invernali: nasello essiccato e biscotti neri, sale conservato nella pelle di foca e grasso in un barattolo di terracotta. Raccolse le coperte da viaggio - pelli di foca ripiegate in due strati - con finimenti in piume di gabbiano. S'infil una pelliccia di lupo, una bestia grigia che, proprio come fanno gli orsi bruni, emigra a nord d'estate e si ritira prima delle nevi. Sarebbe stato sufficiente. La primavera aveva vinto la sua battaglia, e come i lupi d'estate Snorri si sarebbe diretto a nord per prendersi ci che voleva.
Vi salver. Lo promise alla stanza vuota, al solco nel letto dove aveva dormito sua moglie; lo promise al tetto sopra la sua testa, al cielo ancora pi in alto e agli dei lontani.
Abbassando il capo per superare l'architrave, Snorri ver Snagason lasci la sua casa e and alla ricerca dall'ascia persa tra la neve.

E l'hai trovata?, gli chiesi, immaginandomi la scena di Snorri che raccoglie l'ascia di suo padre, in mezzo alla neve semisciolta, con lo sguardo assassino.
Non subito. C'era cos tanta disperazione in quelle due parole che non me la sentii di fare altre domande. Rimasi in silenzio. Poco dopo, fu lui a parlare.
Prima ho trovato Emy. Gettata come un rifiuto, spezzata e lacera, come una bambola perduta. Nessun suono aleggiava nell'aria, se non il borbottio del fuoco di fronte a noi. Volevo che la smettesse di parlare, che non dicesse pi una sola parola. I ghul le avevano mangiato quasi tutta la faccia. Le rimanevano solo gli occhi.
Mi dispiace tanto. Ed era vero. Il racconto magico di Snorri mi aveva coinvolto e reso coraggioso. In quel momento mi sarebbe piaciuto essere l'eroico salvatore che si frapponeva tra la piccola e i suoi aggressori. Per tenerla al sicuro. E, dopo aver fallito, avrei voluto dar loro la caccia per il resto dei miei giorni. La morte deve essere stata un grazia.
Non era morta. Nessuna emozione nella sua voce. Neanche una. E la notte si fece pesante intorno a noi, il buio divent pi profondo e le stelle scomparvero. Le estrassi due frecce dei ghul e lei inizi a urlare. Si distese e il fuoco si affievol, come se si fosse strozzato con il suo stesso fumo, nonostante avesse bruciato bene appena acceso. La morte fu davvero una grazia. Trasse un respiro pesante. Ma nessun padre dovrebbe concedere una grazia del genere alla propria figlia.
Mi distesi anch'io. Non m'importava pi nulla della terra dura, del cappotto bagnato o dello stomaco vuoto. Una lacrima mi rig il viso. La magia di Snorri mi aveva abbandonato. L'unico desiderio che nutrivo ora era tornarmene a sud, al caldo agio del castello della Regina dei Rossi. Un'eco del suo dolore risuon in me, confondendosi con il mio. Quella lacrima poteva essere per la piccola Emy, o forse per me. Anzi, probabilmente era per me, ma a me stesso dir che quel giorno piansi per entrambi, e forse prima o poi ci creder.

12.

Il giorno dopo n io n Snorri parlammo di quel racconto d'orrore nel Nord. Snorri aveva consumato la sua colazione in cupo silenzio, ma quando giunse l'ora di rimettersi in sella il suo buon umore era gi tornato. Quell'uomo rimaneva in gran parte un mistero per me, ma almeno quel lato del suo carattere riuscivo a capirlo bene. Tutti siamo costretti a ingannarci un po': una completa onest verso se stessi  impossibile. Se ci ficcasse dentro ogni singola pena, ogni preoccupazione e ogni paura, la testa di un uomo non sarebbe abbastanza spaziosa da contenere anche la sanit mentale. Io, certe cose, sono abituato a seppellirle in celle remote della mia coscienza. I demoni di Snorri dovevano aver approfittato del momento di pace della sera precedente per scappare mentre guardavamo le stelle. Ma ora li aveva di nuovo rinchiusi in qualche parte nella sua mente, e aveva sprangato per bene la porta. Il mondo  cos pieno di lacrime che un uomo pu affogarci dentro; io e Snorri, per, sapevamo che bisogna avere la mente sgombra per agire. A volte  necessario mettere certe cose da parte e andare avanti. Ovviamente il suo andare avanti prevedeva un insidioso salvataggio e una violenta vendetta nel Nord, mentre io avrei preferito andare avanti e indietro con qualche dolce ragazza, tra gli agi e le comodit del Sud.

Segu un altro giorno di viaggio umido e fangoso, sotto cieli grigi e venti sferzanti; poi, un altro accampamento sul ciglio della strada, con troppa pioggia e troppo poco cibo. Il giorno seguente mi svegliai all'alba, seccato di aver dormito sotto un'identica siepe gocciolante e lo stesso mantello umido sotto cui avevo chiuso gli occhi, tremante, la sera prima. I miei sogni erano stati stranissimi. All'inizio, il solito terrificante demone dell'opera che ci pedinava sotto la scura e fitta pioggia notturna. Poi, per, l'incubo si era riempito di luce e mi era parso che una voce mi chiamasse da lontano, dal punto d'origine di tutto quel bagliore. Stavo quasi per tirar fuori le parole e rispondere... Alla fine, dopo aver schiuso gli occhi ai primi albori grigi del giorno, mi era sembrato di scorgere un'immagine sfocata sotto le palpebre ancora socchiuse: un angelo ad ali spiegate, contornato da una luce rosea. E avevo compreso un'ultima parola. Baraqel.

Trascorremmo altri tre giorni sotto quel temporale ininterrotto che a Rhone chiamano estate. Ero pi che pronto a tornarmene al galoppo verso sud, verso gli innumerevoli piaceri di casa. Solo la paura mi teneva inchiodato. Paura di ci che mi stava seguendo e paura di quel che sarebbe successo se mi fossi allontanato troppo da Snorri. Chiss, forse la crepa mi avrebbe attraversato dalla punta dei piedi alla testa, sprigionando luce e calore finch non fossi stato cotto a puntino. E poi forse Snorri mi avrebbe inseguito. Avrebbe capito dove ero diretto. Certo, confidavo nelle mie abilit di cavallerizzo e sapevo che mi avrebbero tenuto al sicuro durante la fuga, eppure non confidavo affatto nelle mura della citt, nelle guardie e nelle difese del palazzo; nulla avrebbe potuto fermare il norreno, alla fine della mia ritirata.
In quei tre giorni, vidi due volte una stessa figura: si stagliava scura contro il cielo luminoso, su vette lontane. Forse me l'ero mezza immaginata dopo chilometri e chilometri di pioggia. La ragione suggeriva che fosse un pastore al seguito del gregge o un cacciatore. Ogni singolo nervo del mio corpo diceva invece che era il non-nato, sfuggito all'incantesimo della Sorella Silente e ora lanciato sui nostri passi. Entrambe le volte costrinsi il mio castrone al galoppo, con Snorri che sobbalzava e si teneva in qualche modo in sella dietro di me, finch non superai il puro e semplice terrore che quella vista aveva scatenato.
Le nostre provviste si stavano esaurendo. Mangiammo roba disgustosa cucinata da paesani, porzioni piccole e misere che in altri tempi non avrei dato nemmeno al mio cavallo. Passammo due notti insonni accucciati sotto ripari di fortuna, che Snorri costruiva con rami e felci contro delle siepi. Lui per sosteneva che un uomo non avesse bisogno di altro per riposare e in effetti russava tutta la notte. Per quanto riguarda il temporale, lo definiva un clima piacevolmente umido.
I bambini a nord di Hardanger corrono nudi sotto piogge calde come questa. Finch il mare non inizia a ghiacciarsi, non ci mettiamo nemmeno a cucire le pelli di orso, disse.
Per poco non gli diedi un pugno.
Dormii meglio in sella al cavallo che in quei ripari, ma ovunque il sonno mi cogliesse, con esso subito arrivavano i sogni. Il tema era sempre lo stesso - un'oscurit interiore, un posto di pace e isolamento, violato dalla luce. Prima trapelava da una sottile frattura, poi, non appena la crepa si ingrandiva e si rompeva, brillava pi luminosa. E oltre le sottili e cadenti mura del mio luogo sacro, scintillava un lume troppo intenso per poterlo guardare... e una voce mi chiamava.
Jal... Jal? ... Jal!.
Ch... che c'?. Mi svegliai di colpo, fradicio e infreddolito sulla sella.
Jal. Snorri indic avanti. Una citt.

Dopo sei giorni di viaggio da Pentacost, raggiungemmo i cancelli di una piccola citt, cinta da mura, chiamata Chamy-Nix. Era vagamente promettente, ma si rivel una grande delusione: solo un altro insediamento di Rhone, tetro e inutile come tutti gli altri. Anzi, peggio: era uno di quei dannati posti i cui locali fingevano di non conoscere la lingua imperiale. Naturalmente in realt la conoscevano benissimo, ma si nascondevano dietro una qualche lingua antica, come se fossero orgogliosi di essere cos primitivi. Il segreto  ripetere le stesse cose in tono sempre pi alto, finch il messaggio non arriva. Probabilmente,  stata l'unica cosa che ho imparato dall'addestramento militare. Le urla sono il mio forte. Non proprio del genere feroce che emette Snorri. Sono pi simili a una decisa strombazzata, utilissima per sgridare un servo indisciplinato o un cadetto insubordinato e, ovviamente, come tentativo disperato per intimidire un avversario pronto a infilzarmi con la spada. Se sei un codardo, un aspetto fondamentale dell'arte di sopravvivere  non far degenerare le cose fino al punto in cui la tua vigliaccheria verr inevitabilmente scoperta. Mostrarsi spaccone nelle situazioni pericolose  un vantaggio, e una voce capace di tirare fuori delle belle urla  d'immenso aiuto.
Snorri mi port in un'orribile bettola, una taverna sotterranea con il soffitto basso, impregnata della puzza di corpi bagnati, birra alla spina e legno bruciato.
 pi caldo e meno umido che fuori, te lo garantisco. Mi feci strada a gomitate tra la folla davanti al bancone. Uomini del posto, scuri di capelli e di carnagione, con evidenti cicatrici e diversi denti mancanti, si stringevano intorno a dei tavolini in fondo al locale, nascosti dalla cortina di fumo delle pipe.
Almeno la birra coster poco. Snorri sbatt quella che poteva benissimo essere la nostra ultima moneta sulla pozzanghera di birra del bancone.
Qu'est-ce que vous voulez boire?, domand l'oste, mentre lavava via la saliva sputata da qualcuno in un boccale con cui aveva intenzione di servire altra birra.
Kesquer che?. Mi appoggiai al bancone, la mia naturale prudenza era stata sradicata dai sei giorni di pioggia e pessimo umore a cui il diluvio mi aveva sottoposto. Due birre. Le migliori che hai!. Il tizio mi rispose con una delle espressioni pi vuote che io abbia mai visto. Respirai e ripetei un'altra volta, pi forte.
Deux bires s'il vous plat et que vous vendez repas?, rispose Snorri, spingendo avanti la moneta.
Ma che diavolo?. Lo guardai con gli occhi spalancati e parlai coprendo con la mia voce la risposta dell'oste. Come... voglio dire....
Sai, non sono cresciuto con la lingua imperiale, io. Scosse la testa come se stesse parlando a un idiota, e prese il primo boccale pieno. Quando sei costretto a imparare una lingua nuova, ti viene voglia di conoscerne altre.
Gli tolsi il boccale dalle mani e ne osservai il contenuto con sospetto. Quella birra sembrava proprio straniera. Un'isoletta di schiuma venuta a galla mi fece immaginare un qualche posto sperduto dove nessuno aveva mai sentito parlare di Marca Rossa e i principi non avevano alcun valore. Quel pensiero mi mise un cattivo sapore in bocca, ancor prima di fare il primo sorso.
Noi del Nord siamo ottimi mercanti, lo sapevi?, continu Snorri, anche se non avrei proprio saputo dire perch mai mi ritenesse interessato all'argomento. Nei nostri porti arriva pi roba dalle navi da carico norrene che dalle stive delle barche da guerra di ritorno da qualche razzia. Molti norreni conoscono tre, quattro, addirittura cinque lingue. Io....
Mi voltai e portai con me quella disgustosa birra ai tavoli, lasciando Snorri a negoziare il cibo in qualsiasi lingua assurda si parlasse in quel posto.
Trovare uno spazio libero si rivel una vera impresa. Il primo paesano in cui m'imbattei, un uomo grosso e massiccio, si rifiut di cedermi il posto nonostante fosse di rango inferiore, e chin il capo su quella che sembrava proprio una zuppa di merda, ma con un odore ben peggiore, ignorandomi. Bofonchi qualcosa tipo ti ammazzo, mentre mi allontanavo. Anche gli altri delinquenti maleducati che si radunavano in quella bettola si tennero ben stretto il proprio posto e io dovetti stringermi a fianco a una donna praticamente sferica, che beveva gin da una tazza d'argilla. Il tizio della zuppa, poi, si mise a fissarmi con uno sguardo assassino, mentre giocherellava con uno strano coltello - accessorio generalmente non essenziale per il consumo della zuppa - fino a quando non comparve Snorri con la sua birra e due piatti di frattaglie fumanti.
Spostatevi, ordin, e l'intera fila di habitu inizi a scorrere. La mia vicina traball come gelatina mentre rotolava verso sinistra, creando un posto per il nuovo arrivato.
Lanciai un'occhiataccia al piatto che mi aveva messo di fronte. Questo  ci che ogni macellaio che si rispetti cava fuori da... quella che con molta fantasia immagino sia una mucca... prima di venderla nelle cucine.
Snorri inizi a darci dentro. E quello che voi scartate  il pasto di chi ha fame per davvero. Mangia, Jal.
Jal, ancora! Prima o poi, avrei dovuto sistemare quella faccenda con lui.
Snorri ripul il suo piatto nello stesso tempo che io impiegai a decidere quale pezzo di frattaglia fosse il meno letale. Tir fuori dalla tasca un tozzo di pane raffermo e ci raschi il sugo. Quel tipo con il coltello ha tutta l'aria di volerti tagliare a fettine, Jal.
Cosa ci si pu aspettare da un luogo simile?, cercai di ringhiare come un duro. Ricevi il servizio che paghi, e se continuiamo cos, presto non saremo pi in grado di pagare neanche questo.
Snorri alz le spalle. Scegli tu. Se vuoi il lusso, vendi il tuo medaglione.
Mi trattenni dal ridere di fronte alla sua barbara ignoranza - ancora pi sorprendente per un uomo abituato a razziare e saccheggiare, dal quale, quindi, ci si aspetterebbe un occhio migliore per valutare cosa ha valore e cosa non lo ha. Perch ce l'hai tanto con il mio medaglione?
Tu sei un uomo coraggioso, Jal, disse Snorri, cos, all'improvviso. Si ficc il resto del pane in bocca e inizi a masticare, a guance piene.
Aggrottai la fronte, cercando di capire perch avesse detto una cosa simile - era una specie di minaccia? Nel frattempo tentavo ancora di comprendere cosa fosse la roba appesa alla mia forchetta. Mangiai. Meglio non sapere.
Snorri alla fine riusc a ingoiare quell'enorme boccone e si spieg. Hai lasciato che Maeres Allus ti spezzasse un dito, piuttosto che saldare i tuoi debiti. E tuttavia avresti potuto pagarlo quando volevi, con quel tuo ninnolo. Ma hai scelto di non farlo. Hai preferito mantenere e onorare la memoria di tua madre a costo della tua stessa salvezza. Questa  onest verso la famiglia.  onorevole.
Ma che sciocchezze!. La rabbia prese il sopravvento. Era stata una giornata orrenda. Una settimana orrenda. La peggiore della mia vita. Tirai fuori il medaglione dal suo nascondiglio, una piccola tasca sotto il braccio. La ragione mi avvis che era una mossa stupida. E anche la rabbia lo conferm, ma Snorri mi aveva accecato sia la rabbia che la ragione. Snorri e la pioggia, a dire il vero. Questo, dissi,  un semplicissimo pezzo d'argento e io non sono ma stato coraggioso in....
Snorri lo colp con le dita e il monile vol descrivendo una luminosa e scintillante traiettoria ad arco, fino a cadere dritto nella zuppa del tizio con il coltello, spruzzandogli una generosa dose di letame marrone addosso. Se non ha nessun valore e non sei coraggioso, allora non andrai da quello a riprendertelo.
Con mia sorpresa, mi ritrovai gi a pi di met strada prima che Snorri avesse finito di pronunciare la terza parola. Il tizio della zuppa si alz urlando qualche minaccia incomprensibile: ancora una volta, capii distintamente solo ti ammazzo. Il coltello aveva un aspetto ancora pi spiacevole mentre sfrecciava verso di me e, in un disperato tentativo di non finire infilzato, gli afferrai il polso e lo colpii alla gola con tutta la forza che avevo. Purtroppo il mento si mise in traiettoria, ma lo spinsi comunque indietro e come bonus batt la testa contro il muro.
Rimanemmo l, io pietrificato dalla paura e lui a sputare sangue e zuppa dagli spazi vuoti lasciati dai denti che erano saltati. Continuavo a stringergli il polso con tutto me stesso, prima di accorgermi che non stava cercando di accoltellarmi. A quel punto, notai che il coltello che avevo usato per la cena era ancora stretto nel pugno che gli avevo ficcato proprio sotto il mento. Cosa che lui aveva notato prima di me. Guardai il suo coltello e attesi: fu costretto ad aprire la mano e lasciarlo cadere a terra. Lo liberai dalla stretta e afferrai la catenina del medaglione dal bordo della sua ciotola, facendolo sgocciolare per bene.
Se hai qualche problema, paesano, vai da chi lo ha lanciato fino a qui. Voce e mano mi tremarono per l'emozione - speravo passasse come rabbia mascolina soppressa, per quanto fosse puro terrore. Indicai Snorri.
Dopo aver calciato il coltello dell'uomo sotto il tavolo, ritrassi il mio da sotto il suo mento e tornai a sedermi vicino al norreno, assicurandomi di tenere la schiena contro il muro.
Sei un bastardo, dissi.
Snorri inclin la testa da un lato. A quanto pare, un uomo che di fronte a un non-nato torna indietro per riportarmi la spada non si spaventa davanti a un mugnaio con un coltello da pane. Eppure, se fosse stato un oggetto senza valore, quanto meno ti saresti fermato a riflettere prima di andare a riprenderlo.
Ripulii il ciondolo con il mio fazzoletto da taschino, o almeno, con quello straccio grigiastro che prima di partire da Vermillion era un fazzoletto da taschino.  il ritratto di mia madre, brutto ignorante.... La zuppa scivol via, rivelando il corpo di platino del ciondolo. Oh. Ammetto che visto cos, tra uno strato di letame e gli occhi velati di lacrime, non era facile giudicarne il reale valore, ma Snorri non ci era andato troppo lontano. Mi torn in mente il giorno in cui mio prozio Garyus mi aveva messo in mano il medaglione. Brillava allora, i piccoli diamanti incastonati catturavano la luce e la riflettevano in mille scintillii. Il platino riluceva di quel fuoco d'argento che lo rende ancora pi prezioso dell'oro. In quel momento lo ricordavo con una precisione assoluta, come non mi accadeva da chiss quanti anni. Sono proprio un bravo bugiardo. Ottimo, direi. E se vuoi esserlo devi vivere le tue bugie, crederci, ripeterle a te stesso tante volte, fino al punto di non riconoscere pi quello che  davanti ai tuoi occhi. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, mi ero rigirato quel medaglione tra le mani e avevo visto solo un pezzo d'argento. Pi i miei debiti crescevano, pi mi ripetevo che il medaglione non valeva niente. Mi ero convinto che non avesse senso venderlo, e avevo creduto a quella bugia perch avevo promesso a Garyus, l nel suo letto nella torre desolata, storpio e deforme com'era, che lo avrei tenuto al sicuro. E perch, al suo interno, conteneva il ritratto di mia madre e in realt non volevo avere un buon motivo per venderlo. Giorno dopo giorno, in modo impercettibile, la bugia aveva preso consistenza, mentre la verit veniva dimenticata, chiusa in un cassetto, tanto che, seduto di fronte a Maeres Allus, avevo negato ogni cosa. Quella menzogna era diventata cos reale che non mi era venuto in mente neanche un accenno di verit, neppure mentre quel bastardo mi faceva spezzare il dito da un suo scagnozzo; non avevo parlato neanche per salvarmi la pelle.
Ignorante in che senso?, domand Snorri, senza rancore.
Eh?. Alzai lo sguardo dal medaglione. Uno dei diamanti si era allentato, probabilmente sbattendo contro la ciotola. Mi cadde tra le mani e lo mostrai a Snorri. Andiamo a cercare del cibo vero. Mia madre non se la sarebbe presa.
La brillantezza del gioiello stava gi attirando le attenzioni di tutti. Un uomo ci osservava attentamente dal bancone: un tipo dalla chioma grigio-ferro, a parte una curiosa e ampia striscia di capelli, pi scura delle ali di un corvo, che gli copriva la fronte. Pareva proprio che gli anni che passavano si fossero scordati di colorarla. Misi subito via il medaglione e lui sorrise, ma continu a fissarmi come se mi tenesse d'occhio da sempre. Per un secondo sentii un brivido, un sussulto come se lo avessi riconosciuto. Ma ero pronto a giurare di non averlo mai visto in vita mia. Il dej vu se ne and non appena mollai il medaglione e mi dedicai alla birra.

Snorri spese gli ultimi soldi per un altro piatto di sbobba, un'altra birra e un paio di metri quadri di pavimento nel dormitorio comune della taverna. A quanto pareva, la sala era stata pensata per evitare che gli ubriaconi, vagando qua e l in cerca di un angolino per appisolarsi, si svegliassero poi troppo vicino a una taverna concorrente. Mentre noi eravamo pronti a ritirarci, il resto degli habitu era impegnato a stonare qualche canzone popolare nella lingua antica di Rhone.
Alley wetter, Jonty's alley's wetter!, tuon Snorri, alzandosi.
Hai una voce forte. Perfetta per il canto, te lo dico io. Quell'affermazione proveniva da un tizio l vicino con in mano una tazza di peltro al cui interno brillava un liquore scuro. Sollevai lo sguardo e lo riconobbi: era il tipo con la striscia scura in mezzo ai capelli grigi. Sono Edris Dean. Anch'io viaggiatore. Vi dirigerete a nord domattina?. Si stacc dal bancone e venne verso di noi, parlando forte per farsi udire al di sopra della canzone.
Sud, rispose Snorri, la cui allegria era del tutto svanita, all'improvviso.
Sud, tu dici?. Edris annu e bevve un sorso del suo drink. Aveva uno sguardo severo, nascosto sotto la facciata sorridente. Eppure il suo sorriso gli illuminava gli occhi e li riempiva di buon umore - una cosa difficile da simulare, se non  vera. Allo stesso tempo per le cicatrici che gli correvano lungo il braccio, e risaltavano pallide sulla pelle sporca, mi rendevano nervoso. Aveva una corporatura agile ma solida, nascosta sotto uno sgualcito farsetto di pelle, e coltelli legati a ciascun fianco - non coltelli da cucina, pi che altro lame capaci di squartare un orso dalla testa alla pancia. Aveva una cicatrice sporgente persino sulla guancia, una ferita vecchia lungo lo zigomo. Fu quella a catturare la mia attenzione e a farmi odiare quell'uomo, anche se non avrei saputo dirne il perch.
Edris schiocc le labbra e si rivolse a due uomini che erano al bancone con lui. Ha detto sud!.
Entrambi si unirono a noi. I miei compagni. Darab Voir e Meegan. Darab aveva qualcosa di africano, era bruno e grosso, pi alto di me di un cinque centimetri o gi di l. Aveva gli occhi pi scuri che avessi mai visto e cicatrici rituali che sparivano sotto la tunica. Era Meegan tuttavia quello che mi spaventava di pi. Era il pi piccolo dei tre, ma aveva lunghe braccia nodose e occhi fissi e pallidi che mi ricordavano John l'Incisore. Facevano finta di voler scambiare due chiacchiere, ma in realt tutti e tre mi studiavano con una tale attenzione che iniziai a sentirmi nervoso. Scrutavano anche Snorri, e mi ritrovai a rimpiangere che avesse lasciato l'ascia fuori, insieme ai cavalli.
Rimanete. Fatevi un'altra birra. Questi qua si stanno solo scaldando. Edris indic i tavoli dove i cori avevano raggiunto tutto un nuovo livello di frastuono.
No. Snorri non sorrideva. Snorri, che aveva sorriso all'orso, ora era serissimo. Dormiremo bene lo stesso, con o senza canzoni. E con quella frase, volt le spalle al terzetto e se ne and. Sfoggiai un sorrisino come per chiedere scusa, allargai le braccia e lo seguii indietreggiando - l'istinto mi suggeriva che non era saggio dar loro la schiena.
Non fu difficile individuare Snorri nel buio dell'altra stanza: era la sagoma pi grossa.
Che cos'era quello spettacolino?, bisbigliai.
Un problema, rispose. Sono mercenari. Ci hanno tenuto d'occhio per tutta la sera.
Per il medaglione?, chiesi.
Spero.
Aveva ragione. Qualsiasi altro motivo che mi venisse in mente era assai peggiore di una rapina. Perch si sono esposti cos tanto? Perch far scoprire le loro intenzioni?. Non aveva senso.
Perch non agiranno ora. Forse sperano di spaventarci e spingerci a fare qualcosa di avventato, o quanto meno puntano a farci passare una o due notti in bianco, per renderci pi deboli.
Mi feci spazio l vicino, spostando con un calcio il braccio disteso di un tizio puzzolente e le gambe di un altro. Il giorno seguente avrei venduto il diamante e messo fine a quella miseria che ogni notte ci costringeva a scegliere tra puzza e pidocchi, freddo e pioggia. Misi la giacca a terra a mo' di cuscino e ci appoggiai la testa. Bene, dissi. Se il loro piano  spaventarci, ci stanno riuscendo. Incollai gli occhi all'arcata che dava sul bar della taverna e studiai le ombre che apparivano e scomparivano. Figurati se mi metto a dormire. Io....
Un ronfare rimbombante e familiare mi interruppe a met frase.
Snorri? Snorri?.

13.

Non essendo mai stato tormentato dalla coscienza in vita mia, non sapevo affatto cosa comportasse averne una. Perci, quando ogni mattina all'alba, per uno o due minuti, una voce compariva e mi sussurrava di diventare un uomo migliore, dedussi che lo shock dei recenti avvenimenti doveva aver finalmente risvegliato la mia. Avevo una coscienza ed essa aveva un nome - Baraqel. Un tizio che non mi piaceva affatto.

Quella mattina, dal momento in cui mi ero svegliato - terrorizzato dal timore di essermi addormentato con Edris e i suoi feroci assassini nei paraggi - fino all'attimo in cui eravamo ripartiti dalla citt sotto un cielo che si andava schiarendo, non avevo fatto altro che guardarmi le spalle.
Li avvisterai. Non te li perdi di certo, disse Snorri.
Davvero?. E s che avrei voluto perdermi tutto, di Rhone. Tuttavia, con il borsello di nuovo pieno e tintinnante di monete, magari quella nazione avrebbe iniziato a sorridermi e si sarebbe dimostrata degna di concedere un piacevole soggiorno a un principe in visita.
Saranno cos numerosi che non potranno nascondersi. La sua voce saltellava seguendo l'andatura del cavallo, innalzandosi e abbassandosi quando la giumenta prendeva velocit.
E tu come fai a saperlo?, chiesi con voce seccata. Non mi piace che mi vengano ricordati i problemi cos apertamente. Con Snorri i problemi venivano sempre illustrati, affrontati ed esaminati. Il mio approccio tendeva pi a nasconderli sotto il tappeto fino a che il pavimento reggeva per poi cambiare casa.
Era troppo sicuro di s, quell'Edris. Saranno una dozzina almeno.
Merda. Una dozzina! Spinsi il ronzino un po' pi veloce. L'avevo chiamato Ron, in onore dell'Invincibile Ronaldo, che perdendo la scommessa con Snorri aveva finanziato l'inizio del viaggio.
Procedemmo lungo la vallata a passo sostenuto. Quanto meno, eravamo abbastanza veloci da tramutare le pecore nei campi in onde di lana in preda al panico. Bisognava ammetterlo: per quanto Chamy-Nix fosse insipida, il panorama che si godeva al mattino, con il cielo rosa e rosso e il sole che faceva capolino dietro le montagne, era sorprendente. Rhone diventa collinosa procedendo verso nord. Andando avanti le colline diventano montagne, le montagne vette, e da Chamy-Nix si possono vedere le cime innevate delle Aspi, cos alte e immense che dividono l'impero con la precisione di una lama. In molti sensi l'impero  stato sempre spezzato in pi punti e le Aspi sono la spada che lo divide.
Un'ora pi tardi, salendo di quota, la strada che conduceva a Chamy-Nix si stendeva libera sotto di noi: vidi in lontananza i nostri nuovi inseguitori.
Cristo, sembrano molti pi di una dozzina!. Non che fossimo in grado di gestire una dozzina di nemici. In effetti, gi Edris, Darab e Meegan sarebbero stati troppi. Lo stomaco mi si capovolse e si chiuse con un bel nodo. Ricordai il Passo di Aral. Se la vista di un avversario che prova ad aprirti in due con un'affilatissima spada non ti pare terrificante, vuol dire che non hai tutte le rotelle a posto. Mi ritrovai a fissare i grossi massi l in alto, nella speranza di trovarne uno dietro cui nascondermi.
Venti. Ci sono andato vicino. Snorri si volt a osservare la strada e diede un colpetto a Sleipnir. Mi aveva detto che il detentore originale di quel nome, nelle sue storie pagane, vantava otto zampe. Probabilmente, con un cavallo cos superdotato, persino Snorri avrebbe avuto una possibilit di superare la banda che si era messa sul nostro cammino. Ma in groppa a una bestia qualsiasi, non c'erano molte speranze.
Forse, se abbandoniamo qui il medaglione.... Ci vollero solo tre secondi per far vacillare il mio proponimento. Se avessi lasciato indietro Snorri, sarei stato un obiettivo molto pi difficile per Edris e i suoi. A parit di condizioni, avrei potuto tranquillamente farcela, ma Ron non era proprio uno dei cavalli migliori in circolazione. In un terreno montuoso come quello, poi, se spingi troppo forte una bestia rischi di azzopparla. E in quel caso sarei stato da solo contro il gruppo - se, ovviamente, fossi sopravvissuto alla morte di Snorri, considerando l'incantesimo che ci univa. Abbandonare il medaglione sembrava la soluzione pi facile.
Snorri scoppi a ridere come se avessi detto una battuta divertente. Dobbiamo lasciarne in vita almeno uno, disse. Voglio sapere chi ce li ha messi alle calcagna.
Ah, certo. Un pazzo, stavo cavalcando insieme a un pazzo. Prover a lasciare il pi piccolo per ultimo. Snorri, a quanto sembrava, era capace di mentire a se stesso sugli esiti delle battaglie imminenti, proprio come avevo fatto io con il valore del ciondolo. Forse, tutto il suo coraggio non era altro che questo: auto-illusione. In ogni caso, lo avremmo scoperto a breve.
Ci serve un buon posto per difenderci. Snorri si guard intorno con interesse, come se quel luogo potesse rispondere perfettamente allo scopo. Gli avrei dovuto dire con fermezza che il posto che cercava lui non esisteva, da nessuna parte. E invece optai per una tattica diversa.
Dobbiamo andare pi in alto. Indicai il pendio desolato sopra le nostre teste, dove le erbacce si perdevano e una roccia nuda squarciava il cielo. Dovremo abbandonare i cavalli, ma lo dovranno fare anche loro, e cos la tua totale incapacit di cavalcare non sar pi un problema. E se tutto fosse andato secondo i piani, avremmo seminato la banda di Edris nella confusione delle rocce e dei burroni, e saremmo potuti scappare e comprare cavalli migliori da qualche parte.
Snorri si strofin la barba corta, si morse le labbra, guard ancora il gruppo distante e annu. Meglio se sono tutti a piedi.
Gli feci strada, conducendo Ron fuori dal sentiero verso le vette incredibilmente alte che si stagliavano sopra di noi. Dietro, altre cime si innalzavano, imbiancate di neve e brillanti sotto la luce del sole. Mentre risalivamo la vallata, un venticello fresco ci arrivava alle spalle, offrendoci una piacevole spinta. Per un attimo, sentii la speranza affondare i suoi crudeli artigli dentro di me.
Quando l'erba della montagna cedette il passo alla ghiaia e al pietrisco, gli zoccoli di Sleipnir slittarono e il cavallo cadde, agitando le zampe in modo tale che per un momento sembrarono davvero otto. Snorri emise un cupo gemito quando colp terra, rialzandosi alla svelta mentre Sleipnir faticava a rimettersi in piedi.
Che botta!. Si massaggi le cosce nel punto in cui il peso del cavallo lo aveva schiacciato e si tolse i sassolini che gli erano rimasti conficcati addosso. Credo che da qui in avanti andr a piedi.
Io rimasi in sella per altri cinque o dieci minuti, mentre Snorri si trascinava avanti senza lamentarsi. A un certo punto, per, persino sotto la mia guida esperta, la strada divenne troppo ripida per Ron. Invece di aspettare l'inevitabile caduta che ci avrebbe fatto ruzzolare indietro fino al punto in cui Snorri era finito a terra, smontai da cavallo.
Sei libero, Ronaldo. La scarpinata che ci aspettava avrebbe messo a dura prova persino una capra di montagna. Gli diedi una bella pacca sul fianco e proseguii, appesantito ancora una volta dai miei pochi averi. La spada che mi aveva dato Snorri era il fardello pi pesante e continuava a farmi inciampare. L'avevo tenuta pi che altro per accontentare il norreno, ma il mio vero obiettivo era buttarla via e implorare perdono se mai mi fossi ritrovato con le spalle al muro.
Il vento divenne sempre pi dispettoso man mano che guadagnavamo altezza: pi freddo e capriccioso, per la precisione. Un attimo prima sembrava volerci scagliare contro le rocce e il momento dopo ci liberava improvvisamente, in modo che rischiavamo di continuo di ruzzolare gi per la via da dove eravamo venuti. Spesso mi fermavo a controllare a che punto fossero i nostri nemici. Avevano cavalcato pi di noi e abbandonato i cavalli pi lontano. Brutto segno: erano uomini esperti. Davanti a me, Snorri risaliva la cresta della montagna che ci eravamo prefissi come meta in quella lunga arrampicata. Zoppicava ancora, ma non sembrava che le sue condizioni stessero peggiorando.
Merda. Il Passo di Aral correva in mezzo a due enormi montagne della catena di Auger, presso i confini di Scorron. Avevo sempre creduto che non potessero esistere monti pi grandi - le rocce alla base non avrebbero mai potuto sostenerne il peso, no? Mi sbagliavo. Le Aspi di Chamy-Nix ingannano gli occhi. Non capisci fino a che punto sono esageratamente grandi finch non ti trovi l in mezzo. Un'intera citt non sarebbe altro che un neo sul fianco della vetta pi alta. Dietro la cima a cui eravamo appesi, lottando contro un vento assassino, ne sorgevano una seconda e poi una terza e una quarta, ciascuna separata dall'altra da burroni profondissimi: ogni abisso era estremamente letale, con i suoi pendii sassosi e spesso cos ripidi da non poter essere scalati. Tutte le strade che si aprivano davanti a noi erano interrotte da gole pi piccole, piene di massi grandi come edifici che a quanto pareva erano tutti sul punto di cadere.
Snorri si mise in cammino e sbuff quando il piede per poco non lo trad cedendo sotto il suo peso. Lo avrei abbandonato, se mi avesse rallentato. Non che la cosa mi facesse piacere e, anzi, avrei odiato me stesso per una cosa simile, ma niente avrebbe potuto spingermi ad affrontare venti mercenari. Ecco, messa cos la cosa suonava meglio. Pi ragionevole. Venti mercenari. In verit, nulla al mondo avrebbe potuto convincermi a sfidare anche un solo mercenario, ma venti era una scusa migliore per piantare in asso un amico. Un amico? Ci riflettei a lungo. S, ecco, un conoscente: molto meglio.
Quando la strada riprese a salire, c'erano veramente poche parti del mio corpo che non mi facevano male. Avevo sviluppato una grande resistenza per le cavalcate. Per le camminate, non proprio. E le arrampicate, tanto meno. A... aspetta un attimo, ansimai mentre cercavo di cogliere quanto pi ossigeno possibile dal vento, che nel frattempo era diventato meno severo, ma comunque insistente. L'aria sembrava pi sottile, come se fosse restia a riempire i polmoni. Snorri non sembrava essersi accorto di nulla, aveva solo il respiro leggermente pi affannato rispetto a quando eravamo partiti.
Avanti, disse sorridendo, anche se il suo umore era andato sempre pi incupendosi man mano che procedevamo.  bene contrattaccare in un posto alto. Bene per la battaglia, e per l'anima. Metteremo fine a tutto questo. Si volt a guardare il pendio da cui eravamo discesi. Ho fatto dei sogni oscuri la notte scorsa. Ultimamente tutti i miei sogni sono bui. Ma non c' niente di oscuro quando i guerrieri si incontrano in montagna per combattere sotto un cielo azzurro. Questo, amico mio,  materia di leggenda. Il Valhalla ci attende!. Mi diede una pacca sulla spalla e torn ad arrampicarsi. I miei figli perdoneranno il padre se muore combattendo per raggiungerli.
Massaggiandomi la spalla e tenendomi la mano sul fianco dolorante, lo seguii. Per quanto mi riguardava, le sue farneticazioni sui guerrieri sotto il cielo azzurro erano gi fin troppo piene di oscurit, ma, finch entrambi facevamo del nostro meglio per evitare i mercenari, ci trovavamo perfettamente d'accordo.
Dovemmo strizzarci in passaggi assurdi, sporgendoci cos tanto che praticamente baciavamo le vette, infilandoci in ogni fessura della parete rocciosa per continuare a salire. Avevo il respiro spezzato, ero esausto, l'aria gelida mi lacerava i polmoni come se fosse composta di tante piccole lame. Osservai Snorri farsi strada, sicuro, preciso, senza alcuna fatica, ma facendo forza sulla gamba illesa. Mi aveva raccontato dei suoi sogni, ma non ce ne sarebbe stato bisogno. Avevo dormito al suo fianco e avevo sentito i suoi mormorii: era come se avesse passato la notte a discutere con un ospite venuto a fargli visita. E quella mattina, quando si era svegliato sul pavimento della taverna, i suoi occhi, in genere di un blu norreno, erano neri come il carbone. Ma giunta l'ora della colazione, non era rimasta nessuna traccia di quel cambiamento. Avevo pensato dunque che fosse stato uno scherzo ottico, in una stanza illuminata soltanto di luce riflessa. E invece non era la mia immaginazione.
Vidi uno degli inseguitori risalire la vetta alle nostre spalle, mentre percorrevamo gli ultimi cento metri verso il dorsale sopra di noi. Li persi di vista mentre affrontavamo la gola successiva, e questo mi don un momento di pace. I guai sono gi abbastanza brutti di per s, senza che tu debba stare pure a guardarli tutto il tempo. Speravo che il cammino fosse duro per loro quanto lo era stato per me, e che almeno un paio di quei bastardi facesse un bel capitombolo mortale.
Le ombre iniziarono a calare, striando la montagna. Anche se il corpo sosteneva che ci stessimo arrampicando da un mese quanto meno, la mente rimase sorpresa di scoprire che il giorno giungeva al suo termine. La notte ci avrebbe dato la possibilit di fermarci, di strappare via un po' di riposo. Nessuno pu scalare rocce come quelle al buio.
Le montagne sono belle da lontano, ma il mio consiglio  di lasciarle dove stanno. Se devi piegare il collo per osservare qualcosa, significa che sei troppo vicino. Arrivai alla terza vetta praticamente trascinandomi sui gomiti. Ogni pensiero sleale di abbandonare Snorri e la sua gamba ferita era stato accantonato gi da qualche cima. Nel frattempo, lo avevo promosso a mio migliore amico, nonch il salvatore che mi avrebbe portato in braccio. In certi punti, non era tanto la pendenza della montagna a costringermi a strisciare quanto la totale debolezza del mio corpo: i polmoni non riuscivano a catturare abbastanza ossigeno per far muovere le gambe. Proseguimmo attraverso una serie di ampi altopiani, con massi grandi come un uomo, e altri persino pi enormi di elefanti, perlustrando lo spazio in cerca di una zona da cui potessimo arrampicarci per raggiungere la cengia seguente.
Avanti.  semplice. Snorri mi fissava dall'alto, io ero rimasto sotto, e mi tendeva una mano. Mi ero fermato poco dopo la met della salita, intrappolato in un ripido passaggio di pietra instabile e ricoperta di ghiaccio che poggiava sulla solida roccia sottostante. Feci un altro passo verso Snorri e allungai la mano.
Ca.... Stavo per dire cazzo, ma mentre i miei stivali continuavano a scivolare allungai le vocali fino a trasformare la mia esclamazione in un lamento e poi in un urlo. Il tutto termin con un sonoro Ooff e mi ritrovai culo a terra.
Provaci ancora!, disse Snorri, utile come sempre.
Non ci riesco, risposi a denti stretti. Nella caviglia si era addensato un dolore caldo e liquido. Avevo sentito i legamenti piegarsi a un'angolazione che nessuna caviglia dovrebbe mai sperimentare. Poteva essersi rotta o slogata, ma, in ogni caso, l'idea di rimetterci il peso sopra non mi solleticava affatto.
Alzati!, mi ordin Snorri come se fossi un comune soldato durante una parata. Sarebbe stato un ottimo sergente istruttore, dato che mi rimisi in piedi ancora prima che il buon senso mi fermasse. Inciampai e crollai a terra, urlando e prendendo tutto il fiato che riuscivo a cacciarmi nei polmoni per dare sfogo a imprecazioni sempre pi forti.
Esaurita tutta la voce, sentii uno scalpiccio di sassolini e, un secondo dopo, mi ritrovai Snorri chino su di me che mi oscurava la luce del giorno.
Non abbandono i compagni, disse. Avanti, ti aiuto io.
Premesso che non sono affatto il tipo d'uomo che cerca il piacere con altri uomini, dovetti ammettere che in quella precisa situazione l'abbraccio muscoloso e sudaticcio di Snorri era molto pi confortante di qualunque altro contatto che avessi mai avuto con Cherri o Lisa. Mi sollev su una spalla e riprese a camminare. La vicinanza dei nostri corpi provoc quello strano crepitio di energia, ma ero pronto a sopportarlo: era comunque molto meno fatale di Edris e i suoi seguaci assassini.
Grazie, bofonchiai, mezzo delirante per il dolore. Sapevo che non mi avresti abbandonato. Sapevo.... Snorri si ferm e mi rimise a terra, lasciandomi in piedi sulla caviglia buona, con la schiena contro un masso. Che c'?
Va bene. Snorri si guard intorno, esaminando la forma delle rocce e l'ampiezza della cengia. Qui andr bene. Non vado da nessuna parte.
Ma io voglio che tu te ne vada!. Sibilai quelle parole a denti stretti. Riparti, stupido bestione. Ma portami con te, ti prego! Tuttavia, mandai gi quest'ultima frase prima di pronunciarla, non perch temessi che Snorri potesse pensare male di me, ma semplicemente perch non credevo di essere in grado di fargli cambiare idea. Certo, se effettivamente si fosse incamminato gli avrei fatto presente l'idea di portare anche me. Ma intanto, la recita del finto eroe lo avrebbe addolcito e sarebbe stato pi propenso a difendere il suo povero compagno infermo.
Snorri sleg l'ascia che portava al fianco. Sarebbe stato pi soddisfatto con un'arma nordica dalla lama a mezzaluna, perfetta per fare a pezzi i nemici. Quella che aveva ora, invece, era triangolare e pesante, pensata per piantare buchi nelle armature. Se i mercenari fossero riusciti ad arrampicarsi con le armature addosso fino a dove ci trovavamo noi... allora sarebbe stato meglio darci per vinti, perch solo dei superuomini sarebbero stati capaci di una simile impresa. Non molto lontano da noi, la cengia andava a restringersi e un'enorme roccia lasciava solo un passaggio di massimo ottanta o novanta centimetri, lungo e stretto: fummo costretti a camminare rasenti al muro, accanto al burrone, per evitare un bel volo di nove metri verso il suolo sottostante. Snorri si accovacci a terra per non farsi vedere dagli inseguitori che non potevano far altro che attraversare quello stretto e aperto sentiero.
 questo il piano? Cogli di sorpresa il primo e poi te ne restano solo altri diciannove?
S. Alz le spalle. Scappavo solo perch sapevo che saresti rimasto con me e non volevo la tua morte sulla coscienza, Jal. Ora, siamo insieme, come gli dei sicuramente hanno voluto sin dall'inizio. Il sorriso che mi rivolse mi fece davvero venir voglia di tirargli un pugno.
Non ci possono vedere qui. Possiamo nasconderci. Loro vanno avanti, si sparpagliano, ci perdono e lasciano stare. Non possono seguire le nostre tracce sulla roccia!. Non avevo accennato al fatto che avrebbe dovuto portarmi in spalla, per.
Snorri scosse la testa. Potrebbero aspettarci pi in l. Se proviamo a lasciare la cengia, ci vedrebbero comunque nei punti pi esposti.  meglio cos.
Ma.... Sono in venti, imbecille.
Ormai sono stanchi, Jal. Un capo come si deve li avrebbe tenuti uniti, ma sono troppo sicuri della loro forza e non vedono l'ora di ucciderci. Quei quattro o cinque che si trovano in capo al gruppo sono quasi a mezzo chilometro dall'ultimo uomo. Sput a terra, forse per rimarcare il disgusto per la loro tattica. Lo avrei fatto anch'io, se solo non avessi avuto la bocca cos secca.
Calma, calma, vediamola da un altro....
Snorri mi zitt con un sibilo. Alz la mano: si sentiva un rumore di passi sulle rocce dalla cengia di sotto. Poi una bestemmia. Non mi ero reso di quanto avessi rallentato il norreno: i nostri inseguitori erano ormai a qualche minuto da noi. Mi appoggiai alla roccia. Sarebbe stata quella la mia tomba? Con ogni probabilit, sarei morto nel raggio di un metro da quel punto. A quell'altezza, la montagna non aveva nulla in comune con il mondo che conoscevo io: era solo roccia, spoglia e spezzata, troppo esposta ed elevata per i licheni o il muschio; non un ramo o una foglia, non c'era nessun cenno di verde su cui posare lo sguardo. Un posto cos desolato non lo avevo mai visto. Magari era pi vicino a Dio, ma di sicuro persino Lui lo aveva dimenticato.
A ovest, il sole si nascondeva dietro le vette innevate e il cielo si colorava di rosso.
Snorri mi sorrideva. Gli occhi gli erano tornati azzurri e chiari come al solito, il vento giocava con i capelli corvini e li scompigliava sollevandoli intorno al collo e sulle spalle. La morte era una liberazione per lui. Finalmente l'avevo compreso. La vita gli aveva portato via troppe cose. Non si sarebbe mai arreso, ma si beava dell'assoluta impossibilit della sua missione. Sorrisi di rimando, mi sembrava l'unica cosa da fare. Quella, o mettersi a strisciare per fuggire piano piano.
I nostri inseguitori si stavano arrampicando: il vento portava con s i loro rumori - pietre che si sgretolavano sotto gli stivali, armi che tintinnavano, imprecazioni e rimproveri, gli uni contro gli altri e tutti contro il mondo in generale. Misi alla prova la caviglia e mi alzai in piedi. Per poco non mi strappai la lingua con un morso - ma non accadde, perci dedussi che si trattava solo di una slogatura, non di una frattura vera e propria. Feci solo un minuscolo passettino con il piede dolorante e mi ritrovai contro la parete di roccia: per un attimo tutto era diventato nero. Forse, spinto dalla forza della paura, avrei potuto saltellare e incespicare ancora un po', ma sarei stato comunque catturato subito, e non avrei potuto contare sulla protezione di Snorri. Tuttavia, una volta che lui fosse caduto, me ne sarei andato, volente o nolente.
Rifugiati in un momento felice, Jalan. Saltellai tra le rocce, cercando di focalizzare gli ultimi attimi passati con Lisa DeVeer. Dei passi risuonavano lungo lo stretto sentiero tra la roccia e il precipizio. L'abisso era l'ultimo dei loro problemi, sebbene non se ne rendessero conto. Rannicchiato dietro la roccia, sopprimendo il pi possibile il dolore, mi affacciai quel tanto che bastava per vederli arrivare. Me la sarei fatta addosso, se l'aria della montagna non mi avesse disidratato cos tanto.
Il primo ad arrivare fu Darab Voir. Me lo ricordavo bene dall'incontro alla taverna: un colosso pelato e pieno di cicatrici, retaggio di qualche trib africana, con il sudore che brillava sulla pelle scura. Lui non fece neanche in tempo a vedere Snorri: non appena sbuc da dietro la roccia, l'ascia del norreno si abbatt su di lui disegnando una traiettoria ad arco. Avevo sempre pensato che la testa fosse una parte del corpo piuttosto solida, ma vedendo quella scena dovetti ricredermi. La lama entr nel cranio di Darab all'altezza della nuca e la punta usc da sotto il mento. La faccia si stacc letteralmente dal corpo: le due met parvero cadere verso l'esterno mentre precipitava nel burrone, senza un urlo o un lamento, schizzando i suoi fluidi su tutte le rocce.
A quel punto Snorri lanci il grido di battaglia. La ferocia di quel ruggito avrebbe fatto tremare persino l'elefante di Taproot, ma non era della sua voce che bisognava aver paura. Il vero orrore stava nella semplice gioia che racchiudeva. Non aspett neanche che un altro nemico emergesse dalla roccia, svolt l'angolo agitando l'ascia in cerca di una testa da mozzare e, non appena la trov, la spiaccic contro la parete della montagna. Poi corse - dico sul serio, corse - in mezzo a loro, sferrando colpi veloci e leggeri, come se invece di un'ascia maneggiasse uno stocco sottile come un frustino di salice. Due, tre, quattro uomini vennero lanciati nel vuoto in vario modo o sbattuti contro la parete, tutti con un buco in testa cos grande da poterci infilare il pugno.
Snorri poi si ferm da qualche parte e inizi a intonare non qualche verso funebre norreno, bens quelli dei Canti di Roma antica.

Allora cos disse il prode capitano Orazio,
il custode della porta:
Per ciascun uomo su questa terra
presto o tardi la Morte giunge...

Ancora un gemito di sforzo. Il ferro s'abbatt contro la roccia. Infine un tonfo, un corpo che cadeva a terra.

... e allora come pu
un uomo morire meglio,
che sfidando senza paura rischi terribili,
in nome delle ceneri dei padri,
e dei templi degli immortali dei.

Maledetto selvaggio. Ci stava prendendo gusto! Si sentiva come Orazio, che da solo difese lo stretto ponte che conduceva alle porte di Roma contro l'esercito etrusco! Iniziai a strisciare via.  la vergogna che ci porta alla morte; la vergogna  l'ncora, il pi pesante fardello che ci portiamo addosso sul campo di battaglia. Per fortuna,  una pena che io non ho mai sofferto. Tuttavia, sentendo Snorri che intonava un altro verso del suo poema epico, mi chiesi se davvero era capace di resistere a tempo indefinito. Considerando che i nostri inseguitori non avevano n archi n frecce... Certo, se quell'Edris fosse stato un buon condottiero, avrebbe inviato altri uomini a circondare il nemico. Nessun singolo combattente pu opporre resistenza a tanti nemici che lo attaccano su due lati. Io avrei attaccato...
Salve. Cos'abbiamo qui?.
Alzai lo sguardo e incontrai gli occhi chiari e intimidatori di Meegan - l'altro scagnozzo di Edris che avevamo incontrato la sera prima. I raggi del sole calante sottolineavano la sua figura con una luce rosso sangue. Mi aveva colpito alla caverna: avevo pensato che fosse proprio l'ultimo uomo al mondo che avrei voluto incontrare in un vicolo buio. Avevo lo stesso sguardo di John l'Incisore: quello di un uomo che manteneva sempre le distanze dal mondo, come se ci osservasse tutti dalla grata del confessionale. Gli uomini cos sono nati per torturare.
Alle spalle di Meegan se ne stava un guerriero spietato piuttosto in l con gli anni, con una spada pronta in mano. Probabilmente, altri uomini, inviati a circondarci, risalivano la cengia mentre io e Meegan ci guardavamo negli occhi - lui chino come alla ricerca di qualcosa, io a quattro zampe.
Qualunque cosa tu decida di fare in una situazione difficile, l'importante  farla velocemente. Anche se la sorte ti ha voluto codardo, devi comunque sforzarti di fare il codardo meglio che puoi: questo  il mio motto. Mio padre mi ammoniva a eccellere in tutto, del resto. Eccellere nella codardia significa essere capaci di tagliare la corda nel modo pi veloce possibile. Dunque, se vuoi scappare via, la prima cosa da fare  iniziare a correre verso una direzione a caso.
Ooof, fu l'unica cosa che Meegan riusc a dire quando mi scagliai addosso a lui - commento giustificato dal fatto che molta aria fu spremuta fuori dai suoi polmoni in un attimo. Feci forza sulla caviglia buona e ficcai la spalla bene in profondit nel corpo di quel piccolo bastardo. Essere un grosso bastardo  molto utile in determinate situazioni. Il tizio alle sue spalle indietreggi e inciamp.
Il lato positivo di cadere in montagna - almeno quando sono gli altri a farlo -  che battere la testa su una roccia  un'eventualit piuttosto sicura. Meegan non si sarebbe rialzato, a quanto pareva. Il suo compare, invece, riusc a cadere sul didietro e balz immediatamente di nuovo in piedi, imprecando. Ci ritrovammo entrambi con lo sguardo fisso sulla spada in mezzo a noi, bloccata a un'estremit dalla mia mano stretta intorno all'elsa, dall'altra dalle sue costole che ne ospitavano la punta. Non avevo alcun ricordo n di averla sfoderata, n di avergliela puntata contro.
Scusa. Non ho idea del perch mi scusai. Nello slancio del momento, ignorai il dolore alla caviglia e mi affrettai a superare il mercenario. Ma prima, tirai fuori con forza la spada infilzata, provocando quel vomitevole suono lacerante e umidiccio della lama che sfrega contro le ossa. Vidi pi uomini percorrere la cengia ghiaiosa dinanzi a me, e, con la caviglia buona, eseguii un repentino cambio di direzione, finendo poi per zoppicare alla massima velocit verso il punto in cui avevo visto Snorri per l'ultima volta - il luogo dell'imboscata.
Lo vidi arrivare dalla direzione opposta. Anzi, per essere precisi, mi buttai a terra quando sbuc da dietro l'angolo, pronto all'attacco, tutto sporco di sangue. Impugnava l'ascia con il manico al petto e la lama all'altezza dell'orecchio. La sua silenziosa determinazione era terrificante. Eppure quando, poco dopo, esplose il suo ruggito di battaglia, dovetti ammettere che a confronto il silenzio andava pi che bene. Solo con un istante di ritardo mi resi conto che stava urlando a me: Alle tue spalle!.
Quattro uomini mi stavano addosso, cos vicino che avrei potuto prenderli a coltellate. Snorri si lanci contro di loro, senza il minimo riguardo per la sicurezza dei presenti, io e lui compresi. L'ascia and a conficcarsi nel plesso solare di un uomo, la forza della traiettoria ad arco gli spacc in due lo sterno. Tir una spallata a un altro tizio, bello grosso, che vol in aria e si and a sfracellare contro l'angolo appuntito di una roccia. Il terzo si lanci contro di lui, ma in qualche modo quell'agile gigante riusc a togliersi dalla sua traiettoria e la punta della spada gli fer solo un sopracciglio e il petto. Continuando a ruotare, il norreno afferr la spada del suo avversario strappandogliela di mano. L'ultimo dei quattro assalitori prese Snorri alla sprovvista. Con l'ascia ancora infilzata nel corpo di un avversario, stretto in un corpo a corpo con un altro, il norreno era inerme di fronte alla lancia dell'avversario.
Snorri!. Non so bene perch gridai quell'inutile avvertimento. Il problema era gi evidente anche senza il mio aiuto. L'uomo con la lancia esit per mezzo secondo. Non credo fosse stato il mio grido a distrarlo, quanto, pi che altro, la vista intimidatoria di quel gigante cosparso di sangue, con una maschera scarlatta in viso solcata solo da un feroce e ampio sorriso. Mezzo secondo, in genere, non  un tempo sufficiente per fare qualcosa. Ma Snorri, con un ruggito, liber l'ascia saldamente incastrata nel petto del nemico, schizzando le sue interiora dappertutto, e spezz la punta della lancia prima che gli raggiungesse il collo. La forza dell'impatto fu tale che la lancia spuntata scatt indietro e apr la faccia del suo possessore. Giurerei di aver visto il ferro emanare una scia oscura mentre fendeva l'aria; una traccia formata da tanti piccoli vortici bui come la notte, che svanirono come fumo. L'ultimo nemico ancora in vita, ormai disarmato, gir su se stesso e si mise a correre per salvarsi la pelle. Snorri si volt verso di me, i suoi occhi erano completamente neri, esausti, cattivi, offuscati.
Cercai di rimettermi in piedi - be', su un piede, a dir la verit - con la spada che penzolava ancora dalla mia mano, e rimanemmo cos per un momento, uno di fronte all'altro. Dietro la spalla sinistra di Snorri, l'ultimo raggio di sole scompariva definitivamente dietro le montagne.
Hai un po' di.... Feci cenno con la mano, grattandomi il mento. Ehm... qualcosa sulla barba. Un pezzetto di polmone, credo.
Sollev il braccio con un movimento lento e gli occhi pian piano gli tornarono chiari. Pu darsi. Tir via quel brano di carne. Sorrise. Era di nuovo Snorri.
Ne stanno arrivando altri?, chiesi.
S, ce ne sono altri, disse lui. Ma se verranno o no  ancora da vedere. Dovrebbero essere otto, comunque. Si asciug la faccia, cancellando il rosso del sangue. Una volta pulita, la pelle sottostante mi parve troppo pallida, persino per un norreno. Il sangue scuro e rappreso sulle costole era una prova evidente che non aveva addosso solo quello dei nemici.
Edris?, domandai.
Snorri scosse la testa. Me lo ricorderei se l'avessi steso. Star ricompattando la retroguardia, per essere sicuro che nessuno dei suoi uomini arrivi alla conclusione che la montagna  troppo ripida da scalare. Si appoggi alla roccia, l'ascia gli penzolava dalla mano e la pelle ora era bianca sotto la patina rosso sangue, mentre le vene apparivano curiosamente scure.
Dovremmo offrirgli qualcosa su cui riflettere, dissi. Conoscevo meglio della maggior parte degli uomini il vero potere della paura, e il massacro che Snorri si era lasciato dietro era davvero spaventoso. Andai verso il cadavere dell'uomo da cui aveva strappato l'ascia per difendersi dalla lancia. Scoprii che la parte meno scivolosa era lo stivale sinistro, quindi lo abbrancai e iniziai a trascinarlo verso il burrone che separava la cengia in cui ci trovavamo noi da quella sottostante. Lo avevo spostato di una quindicina di centimetri, prima di rendermi conto che la paura cieca  un ottimo anestetico sul momento, ma una volta svanita, anche il suo effetto decorre velocemente. Caddi a terra, stringendo la caviglia per il dolore e coniando nuove imprecazioni per esprimere al meglio la mia sofferenza. Vaffanpalle!.
Vuoi gettare i corpi di sotto?, chiese Snorri.
Cos ci penseranno due volte prima di attaccarci. Al posto loro io non ci avrei pensato nemmeno una volta, altro che; mi sarei subito detto: Vado a farmi un giro, torno pi tardi.
Snorri annu, afferr due uomini per le caviglie e li scaravent di sotto. L'atterraggio fu umidiccio e scricchiolante allo stesso tempo. Il mio stomaco si ribalt. Era il sentiero che probabilmente avrebbe imboccato la retroguardia dei mercenari, lo stesso che avevamo percorso noi. Erano stati soltanto i rumori della battaglia ad attirare Meegan e i suoi scagnozzi verso una salita alternativa e pi difficile. Il desiderio pi che comprensibile di accerchiare Snorri, invece di affrontarlo faccia a faccia in quello stretto spazio di difesa che aveva scelto lui stesso, li aveva condotti su un sentiero molto pi pericoloso.
Ancora seduto a terra, afferrai un altro tizio per il polso, appoggiai la gamba buona alla parete rocciosa e iniziai a trascinarlo pochi centimetri alla volta verso il ciglio del burrone. Nel tempo che impiegai a spostarlo di quasi un metro, Snorri aveva ripulito tutta la cengia dagli altri cadaveri.
Questo qua  ancora vivo. Snorri si chin su Meegan e gli sferr un calcio nelle costole. Svenuto, per. Si volt a guardarmi con un sorriso soddisfatto. Ne hai salvato uno piccoletto per interrogarlo, come avevi detto.
Tutto secondo i piani, gemetti, trascinando il cadavere di altri sette centimetri. Era il tipo con la lancia. Per fortuna era a faccia in gi. Aveva lasciato una scia rossa dove l'avevo trascinato. Lo avevo afferrato sotto il polso, per evitare il contatto con quelle sue dita tiepide e morte.
Vado a sistemare gli altri. E Snorri part alla volta degli uomini che aveva ucciso nel suo attacco iniziale e che non erano caduti abbastanza lontano.
Oh no, tranquillo. Io sto bene, non preoccuparti. Non ricevetti nessuna risposta - Snorri era troppo lontano e il resto del pubblico era stecchito: il mio sarcasmo era sprecato. Oh issa!, e provai di nuovo. Il corpo scivol un altro paio di centimetri.
Quelle dita senza vita si mossero contro la mia pelle, convulse come le zampe di un ragno, carezzando le vene e i tendini del mio polso. Mollai la presa quasi subito, ma prima che facessi in tempo a liberarmi dalla stretta, la sua mano si serr attorno alla mia. Il cadavere sollev la testa e mi guard con un sorriso rosso sangue, stampato in mezzo a un volto ridotto a un ammasso di carne, con le ossa visibili sotto i brandelli di pelle. La paura infonde forza agli uomini, ma, a quanto pareva, anche la morte. Diedi uno strattone cos poderoso da trascinare il tizio morto per quasi un altro metro, ma non mi liberai, riuscii soltanto a portarmelo pi vicino alla gola. Sganciai un mezzo urlo, poi le sue dita, morte ma ancora calde, mi strapparono il fiato con una presa di ferro intorno al collo.
Finch non vieni strangolato, non puoi capire quant' terribile. Non occorre, poi, una forza enorme per occludere il passaggio dell'aria - e comunque la forza del cadavere era enorme. Quando ti viene impedito di farlo, respirare diviene all'improvviso l'unica cosa che desideri. Graffiai il polso che mi stringeva il collo e gli affondai le unghie nelle dita, ma se un viso viene baciato dall'ascia di Snorri e trova comunque la forza per sorridere, qualche unghiata non significa poi chiss che. Piantai un piede contro la spalla di quel corpo morto e spinsi con tutto me stesso. Ma sembrava solo che la mia gola stesse per staccarsi dal resto del collo, tanto la presa rimaneva salda. Ai margini del campo visivo iniziavo a vedere macchie nere che si univano alle estremit per creare un compatto muro oscuro. Crepe accecanti correvano lungo l'oscurit, il cuore martellava nella prigione fatta di costole e la puzza di carne bruciata mi riempiva le narici, anche se non ero in grado di inspirare neanche un filo d'aria.
E poi, all'improvviso, cos come mi aveva afferrato, mi lasci andare. Snorri comparve sopra di me, mi afferr sotto le ascelle e mi trascin lontano da quelle dita morte. Se la mia gola non fosse stata cos ben lubrificata dal sudore dello spavento, scommetto che mi sarebbero rimaste addosso, rosse e sanguinanti, ancora per un bel po'.
Snorri abbranc l'ascia, mentre io tentavo di respirare a fatica, poco per volta. Il morto vivente era ancora l, con il sorriso stampato tra i brandelli di volto, allungava le mani verso di noi. Polsi e avambracci erano stranamente bruciati, fili di fumo si sollevavano ancora. Snorri stava per avanzare, ma due figure lo placcarono da dietro. Vacill, cercando disperatamente di mantenere l'equilibrio. Due delle sue precedenti vittime gli erano appese addosso, il sangue ancora sgorgava dalle ferite letali che l'ascia aveva provocato.
Indebolito, in mezzo ai rantoli, indietreggiavo per allontanarmi dal morto con la lancia, trascinando i piedi tra le rocce, il culo a terra, battendo in ritirata di fronte al suo lento avanzare. Anche Snorri sembrava nei guai, uno di quei due cosi gli stringeva la schiena e l'altro gli cingeva il petto con entrambe le braccia e lo mordeva, cercando di raggiungere lo stomaco.
Aiuto, riuscii soltanto a squittire con un fil di voce. Non credevo che Snorri mi avesse sentito. Si era appena lanciato contro l'altra parete, nell'intento di spappolare i corpi appesi alle sue spalle, schiacciandoli tra il suo peso e la roccia come il ripieno di un panino. Forse lui poteva non aver udito la mia richiesta d'aiuto, ma di sicuro io sentii vertebre e costole scrocchiare e rompersi. Chiaro e forte.
Mffgl. Il lanciere morto prov a parlare prima di buttarmisi addosso. La pelle strappata e le mascella rotta resero incomprensibili le sue parole.
Aiuto!. Stavolta riuscii ad alzare leggermente il volume e, aspettandomi di venire strozzato di nuovo, afferrai preventivamente entrambi i polsi della creatura. La sua forza era assurda e la pelle bruciata scivolava e si strappava sotto la mia morsa.
Dall'altra parte, proprio alle spalle del mio aggressore, Snorri maciullava il morto vivente che aveva sbattuto contro la roccia. Non gli tagli la testa, ma gli ridusse il collo in poltiglia con due veloci colpi d'ascia. Dopo il secondo fendente, un orrendo cambiamento invest il mio avversario: la sua forza raddoppi e, mentre prima mi spingeva inesorabilmente indietro le braccia, ora aveva lasciato da parte ogni tentativo di difesa. Sigill entrambe le mani, ancora una volta, intorno al mio collo ferito.
Avvicin il viso scorticato al mio, sanguinava, contorceva la lingua contro i denti distrutti e gli occhi gli brillavano di una maligna intelligenza. Diversi metri pi in l, Snorri afferr la testa del suo nemico con entrambe le mani e la strapp via imprecando. Dovette ricorrere a tutta la sua potenza, come se anche il suo avversario fosse diventato pi forte. Si strapp dal fianco la bocca sanguinante dell'altro assalitore - dalle mascelle pendevano lembi di pelle e carne. Gli piant un ginocchio in piena faccia, lo fece volare via con un calcio, poi lo raggiunse e sollev in alto un grosso macigno che spappol la testa del mostro.
Di nuovo, come se avessero una qualche negromantica vitalit in comune, che passava di volta in volta all'ultimo contenitore disponibile, la forza del mio avversario si duplic. Si alz in piedi, sollevandomi come fossi una piuma. In teoria, avrebbe dovuto staccarmi il collo, ma mentre la forza nelle sue braccia cresceva, la presa si indeboliva.
Guardai in basso. L dove avevo stretto le mani intorno alla pelle morta del mostro bruciava una luce accecante. Il candido calore di un sole del deserto sgorgava sotto le mie dita, le mie ossa erano soltanto ombre nella foschia rosa di carne viva e sangue brillante. Nei punti in cui lo toccavo, il mostro bruciava. Il grasso esplodeva in grosse bolle, la pelle si ritirava rinsecchita, scoprendo tendini che ardevano e si disidratavano.
Quasi mollai la presa per lo stupore.
Snorri arriv di corsa, con l'ascia ben salda in mano e pronta all'attacco. Fece turbinare un colpo verso la testa del mostro, ma in qualche modo il cadavere riusc a togliermi una mano dal collo e fermare l'arma afferrandola proprio sotto la lama. L'impugnatura sbatt contro il suo palmo con un rumore sordo e legnoso. Snorri lott per liberare l'ascia dalla sua presa, ma anche se trascin il mostro, e me, ancora stretto dalle sue dita soffocanti, per diversi metri, non riusc a sopraffare la creatura.
Il norreno si ferm un attimo, fece scivolare le mani all'estremit inferiore dell'impugnatura e alla punta, e us l'arma come una leva per torcere il polso del lanciere. Le ossa si spezzarono con fragore, i tendini cedettero, la carne si lacer. Abbandonando l'ascia nella mano rotta, Snorri atterr il nemico e gli spappol la faccia sorridente con un grosso macigno.
Finalmente libero, rotolai a terra, in cerca d'aria. La mano che mi aveva tenuto stretto ormai era immobile, attaccata a due ossa annerite che sporgevano dall'avambraccio del tizio con la lancia. Non riuscivo ancora a respirare come si deve. Caddi nell'incoscienza e il mio ultimo pensiero fu che non avevo mai sospettato che ci fossero due ossa nell'avambraccio di un uomo.

14.

Svegliati.
Non voglio.
Svegliati. Uno schiaffo, stavolta. Forse ce n'era gi stato uno anche prima.
No, se sono ancora su quella cazzo di montagna. Qualcuno mi aveva riempito la gola di rovi, e il petto mi faceva male.
Adesso!.
Aprii un occhio solo. Nel cielo vibrava un'eco del giorno, anche se il sole era calato dietro le vette. Maledizione. Ero ancora sulla montagna, dunque. Cazzo. La parola usc fuori tagliuzzata in piccoli frammenti di suono. Snorri mi fece appoggiare la testa sul mio fagotto e se ne and.
Che stai facendo?. Non riuscii a parlare abbastanza forte da farmi sentire. Ci rinunciai e lasciai che l'aria mi riempisse di nuovo i polmoni. Una mano bruciacchiata mi apparve davanti e urlai. Mi allontanai finch non mi accorsi che era la mia. Quella strana sensazione di scollegamento continu fino a quando non la sollevai e iniziai a rimuovere pezzetti di pelle annerita dal palmo. Non era carne mia, ma frammenti del mostro che aveva tentato di uccidermi. In parte carbonizzati e in parte umidi, cadevano in mezzo alle rocce, troppo pesanti per volare via con il vento. I ricordi dell'attacco arrivarono spezzati e di certo non graditi. Provavo a pensare ad altro, ma era inutile. Continuavo a vedere quella luce che fuoriusciva dal palmo della mia mano, fredda e accecante. Come faceva a bruciare se era fredda?
Che stai facendo?. Forse Snorri mi avrebbe aiutato a distrarmi. Parlai pi forte e mi sent.
Mi pulisco la ferita. Quella maledetta cosa mi ha morso.
I segni dei denti erano evidenti sopra il fianco. Il taglio della spada sembra peggiore. Un solco rosso squarciava la montuosa topografia del suo addome.
I morsi sono sporchi. Meglio avere un braccio infilzato da una spada, che una mano morsa da un segugio. Snorri spremette ancora la ferita, facendo uscire un fiotto di sangue che scorse lungo la cintura. Fece una smorfia e and a prendere la borraccia, versando un bel po' delle nostre ultime riserve d'acqua sulla ferita.
Che diavolo  successo?. In realt nel profondo del cuore non volevo saperlo, ma a quanto pareva la mia bocca era molto curiosa.
Negromanzia. Snorri tir fuori ago e filo dal fagotto - tutta roba che doveva aver preso al circo. Entrambi gli oggetti erano coperti da una pasta arancione. Senza dubbio un qualche rimedio selvaggio per tenere gli umori maligni lontani dalle ferite. Qui non c'entrano i non-nati, disse. Ma dev'essere comunque un tipo di negromanzia potente, se  riuscita a fare rianimare i morti cos in fretta. Mise un altro punto. E il mio stomaco si capovolse. E per giunta senza che il negromante fosse presente!. Scosse la testa e indic con il mento un punto alle mie spalle. Mi aspetto che il nostro amico ci dica di pi.
Vaffanpalle!. Quando torsi il collo per girarmi a guardare, mi ricordai che qualcuno me lo aveva riempito con dei pezzi di vetro. Ruotai piano piano tutto il corpo, mantenendo sempre la faccia ben dritta. Infine, Meegan mi apparve avanti: mi fissava con gli occhi chiari e sgranati, imbavagliato con un telo. Snorri gli aveva legato mani e piedi e lo aveva messo a sedere con la schiena contro la parete di roccia. La saliva gli pendeva dalla barba corta e le braccia gli tremavano, per la paura o il freddo, o per entrambi.
E come hai intenzione di farlo parlare?, chiesi.
Picchiandolo, direi. Snorri alz lo sguardo dalla sutura. L'ago sembrava ridicolmente piccolo in quelle enormi zampe che aveva al posto delle mani; ma allo stesso tempo era infinitamente pi grande e appuntito di qualunque cosa che io mi sarei mai infilato nella pelle.
Annusai l'aria. C'era puzza di marcio e il vento non riusciva a mandarla via. Edris!. Il ricordo mi colp come una secchiata d'acqua gelata. Mi allungai per impugnare la spada, ma non la trovai.
Se n' andato. Snorri sembrava un po' deluso. I cadaveri che abbiamo buttato gi si sono rialzati e li hanno spaventati a morte. Li ho visti scappare con i miei occhi.
Cavolo! Ce ne sono ancora di quelle cose?. Avrei di gran lunga preferito affrontare Edris che un altro di quei corpi sorridenti che si rifiutavano di fare i morti e avevano un'insana propensione a strangolarmi.
Snorri annu, impegnato a mordere il filo e poi a sputarlo via. Tuttavia non possono arrampicarsi. Non erano bravi a farlo da vivi, figurati ora. Scosse la testa.
Non avevo alcun desiderio di affacciarmi e vedere i loro volti fissi su di me, le dita scorticate che si aggrappavano alle rocce, tentando di risalire, scivolando e riprovando ancora. Ricordavo bene lo sguardo di quella cosa che aveva tentato di strangolarmi. Uno spirito diverso mi fissava tramite quegli occhi, un essere di gran lunga pi malvagio di quello che aveva abitato il corpo in tutti gli anni precedenti.
Certo, Meegan mi aveva spaventato nella taverna, osservandomi come se fossi stato un insetto a cui si sarebbe divertito a staccare le zampe. Sulla montagna, per, la sua era una delle minacce meno preoccupanti. Picchiarlo lo far soltanto svenire di nuovo. E per come lo intendi tu, un pestaggio probabilmente ucciderebbe un bue.
Non possiamo ucciderlo, disse Snorri. Chi lo sa che cosa succederebbe poi?
Io lo so. Mi portai una mano sulla fronte, ricordando a me stesso quanto era enorme Snorri rispetto a me. E ora lo sa anche lui. Cosa che non ci aiuta.
Oh. Snorri cuc un altro punto, riunendo due lembi della pancia. Scusa.
Io propongo di levargli gli stivali e bruciargli le piante dei piedi con una fiamma. Sa bene che l'unico modo per andarsene da qui  camminare. E non ci vorr molto prima che gli si sciolga la lingua.
Guardati intorno. Snorri indic con il coltello che stava usando per tagliare le bende. Niente legna. Niente fuoco. Si accigli. L'ultimo corpo che ho buttato di sotto... ecco, aveva le braccia bruciate. Come hai fatto?. Socchiuse gli occhi, fissando a lungo le mie mani, ancora annerite.
Non sono stato io. Pi o meno era vero. Non potevo essere stato io. Non lo so.
Snorri alz le spalle. Rilassati. Non sono mica uno dei tuoi Inquisitori di Roma. Ho solo pensato che potesse tornarci utile con il nostro amico Occhi a Palla, l. Indic Meegan con il coltello.
Mi guardai le mani e me lo domandai anch'io. Si dice che i codardi siano bravi con le torture. Hanno una buona immaginazione, la stessa che li tormenta con incubi terribili la notte: sognano tutti gli orrori che potrebbero accadere loro. E ci fornisce un fantastico arsenale quando si tratta di infliggere sofferenze agli altri. La ciliegina sulla torta  che comprendono le paure delle loro vittime meglio delle vittime stesse.
Tutto ci potrebbe anche essere vero, ma io ho sempre temuto che in qualche modo, con uno stratagemma, una mia vittima potesse scappare, ribaltare la situazione e infliggere a me le mie stesse torture. Praticamente, i codardi che sanno torturare sono meno codardi di me. Ci nonostante, a Meegan serviva un incoraggiamento e io dovevo capire cosa era successo con quei morti viventi. Snorri aveva menzionato gli Inquisitori di Roma, senza dubbio i migliori aguzzini di tutto l'Impero Spezzato. Se non volevo ritrovarmi di fronte a quei mostri, costretto a dare spiegazioni della mia stregoneria, allora dovevo comprenderla al meglio, in modo da potermene liberare il prima possibile e nascondere tutte le tracce.
Meegan aveva un brutto taglio sul braccio, proprio sotto lo spalla. Lo spigolo di qualche roccia gli aveva squarciato il farsetto imbottito e lacerato la carne. Decisi di iniziare con quello - si inizia sempre con un punto debole.
Myltorc! Myltorcdammu!, biascic sotto il bavaglio, sforzandosi di tirar fuori parole di senso compiuto.
Devo ammettere che sentii un leggero fremito ora che avevo il coltello dalla parte del manico, dopo intere settimane trascorse a fuggire, a dormire nei fossi e a convivere con il terrore. Finalmente, l, c'era un nemico che potevo affrontare.
Bene, allora parlerai!. Tirai fuori lo stesso tono minaccioso che usavo per spaventare i miei cugini pi giovani, quando erano abbastanza piccoli per essere maltrattati. Parlerai!. E abbattei la mano sulla sua ferita, sperando che bruciasse!
Il risultato fu... tiepido. All'inizio, non sentii altro che la vischiosit decisamente poco piacevole della piaga, mentre lui si agitava e contorceva sotto la mia morsa. Dovetti premere a fondo per continuare a farlo dimenare. Almeno a quanto pareva gli stavo facendo male, ma ben presto capii che tutta quella scenata era dovuta solo alla paura di torture successive - un'anticipazione delle sofferenze che temeva. Ben presto si calm. Provai pi forte. Chi pu sapere cosa prova il mago quando lancia i suoi incantesimi? Durante i giochi che facevamo al palazzo, il mago - sempre Martus, avvalendosi dei suoi diritti di fratello maggiore - pronunciava oscure formule con il viso contratto dallo sforzo, come se fosse costipato e dovesse sforzarsi di spingere la sua riluttante magia all'esterno, nel mondo, attraverso uno stretto... be', l'immagine  chiara, no? Non avendo avuto migliori esempi, misi in pratica ci che avevo imparato da bambino. Mi accovacciai l, sulla montagna, con una mano sulla mia vittima terrorizzata - almeno speravo fosse terrorizzata - e la faccia costipata a causa di quel gigantesco potere che mi sforzavo di rilasciare.
Quando accadde davvero, nessuno ne rest pi sorpreso di me. La mia mano vibr. Sono sicuro che la magia vibra sempre - anche se, in quel caso, si tratt pi che altro di un formicolio - e poi segu una sensazione strana, di fragilit estrema, come se le mie dita stessero per spezzarsi, che si impadron dei miei polpastrelli e avanz fino al polso. All'inizio mi sembr che la pelle si facesse sempre pi pallida, poi capii che in realt emanava un debole ma inequivocabile bagliore. La luce trapelava dalle mie dita, come se nel pugno tenessi nascosto qualcosa di pi luminoso del sole, e un tiepido calore inizi a distendersi sotto il palmo. Meegan smise di dimenarsi e mi fiss terrorizzato, cercando di liberarsi dalle corde. Premetti pi forte, per far ancora pi male a quel piccolo bastardo. Delle crepe luminose iniziarono a percorrermi il dorso della mano.
Luce e calore sembravano nascere dal mio corpo, scaturendo dal cuore fino a raggiungere ogni singola estremit, dove bruciavano. Il giorno divenne pi freddo, le rocce pi dure, il dolore della caviglia e della gola pi forte e insistente. Le crepe aumentavano e mi spaventavano - erano troppo simili a quella che mi aveva dato la caccia il giorno in cui avevo rotto l'incantesimo della Sorella Silente.
No!. Ritrassi in fretta la mano, e provai una stanchezza che per poco non mi fece cadere lungo disteso su una roccia.
Un'ombra si allung su di noi. L'hai gi convinto?. Snorri si abbass di fronte a me, sussultando.
Sollevai la mano, pesava molto di pi di quanto avrebbe dovuto. Dallo strappo del farsetto di Meegan, si scorgeva la pelle pallida e non pi lacerata sotto il sangue rappreso; l dove prima c'era la ferita, ora si vedeva solo una cicatrice sbiadita. Merda.
Snorri gli tolse il bavaglio. Pronto a parlare?
Lo sono da quando ho ripreso conoscenza, disse Meegan cercando di mettersi seduto. Stavo provando a dirglielo, a quello l. Non c' bisogno di nessuna tortura, vi dir tutto quello che so.
Oh, dissi, leggermente deluso, anche se io avrei fatto la stessa cosa nei suoi panni. E dopo dovremmo lasciarti andare, giusto?.
Meegan deglut. Be', sarebbe onesto da parte vostra. Aveva uno strano contegno nervoso e sudaticcio.
Onesto? Come attaccarci in venti contro due?, protest Snorri. Si era portato dietro l'ascia e, mentre parlava, faceva correre il pollice lungo la lama.
Oh, be', Meegan deglut un'altra volta. Non era nulla di personale.  stata quella a pagare venti persone. Per Edris erano solo affari. Lei gli ha dato un mucchio di soldi, e lui li ha usati per mettere insieme un po' di gente del posto. Gente che aveva passato qualche guaio: chi aveva combattuto in battaglia, chi si era gi venduto per un lavoretto simile, questo genere di persone, insomma.
Lei?. Di donne che avrebbero voluto darmi una lezione ce n'erano a bizzeffe, e non poche sarebbero state disposte a pagare. Ma venti mercenari mi sembrava un po' eccessivo, e comunque molte di loro non avrebbero chiesto una punizione letale.
Desideroso di compiacerci, Meegan annu, con la saliva che si asciugava sul mento, il labbro superiore sporco di muco. Edris ha detto che era una bella donna. Non ha usato questi termini raffinati, per.
Tu non l'hai vista?, Snorri si avvicin.
Meegan scosse la testa.  stato Edris a concludere l'affare. Lui non  di qui, conosce un sacco di brutta gente. Passa da queste parti una, due volte l'anno.
Deve essere lei la negromante. Sai il suo nome?, domand Snorri.
Chella. Meegan si lecc le labbra. Ha messo paura a Edris, ah, eccome. E dire che io non l'ho mai visto spaventato da nessuno. Non la volevo incontrare io, no, proprio per niente. E anche se aveva un bel corpo in cui affondare i denti, be', pazienza.
E sapresti dove trovare questa Chella, ora?. Snorri strinse intorno al manico dell'ascia le possenti mani, probabilmente immaginando che fosse il collo della negromante.
Meegan fece di no con la testa - una scossa veloce, come un cane che si scrolla l'acqua di dosso. Non  di queste parti. Viene dal Nord, ha detto Edris. Gli ha dato una bottiglietta di liquore, a Edris. Era per noi, per brindare alla missione. Mi pare che Darab abbia detto che era un miscuglio gelleth. Aveva un sapore strano. Schiocc le labbra. E scendeva gi in modo strano, ma ti faceva venir voglia di bere ancora. Probabilmente anche lei  di Gelleth. Forse  tornata l. O forse ci sta guardando proprio in questo momento. Qualcosa ha fatto rialzare i ragazzi, dopo che li avete uccisi.
Cosa dovremmo fare?. L'idea di una strega negromante che ci osservava da qualche montagna, pronta a scagliarci contro i suoi scagnozzi morti, non mi piaceva affatto. Tutta quella storia mi era sembrata ridicola alla corte di nonna. Allora ero sicuro che fossero tutte bugie; e in ogni caso, se ci fosse stato un fondo di verit, non mi pareva comunque una cosa cos spaventosa. Vecchi corpi ammuffiti che si muovevano in modo goffo, spaventando i contadini, non potevano essere una vera minaccia per un esercito come si deve. Ma a chilometri di distanza dalla civilt - persino da quella di Rhone - circondato dai morti, su un terreno a dir poco infido, il mio punto di vista era del tutto cambiato. Voglio dire, dovremmo fare qualcosa.
Con lui?, Snorri sferr un calcio al piede ferito di Meegan.
Con lei, risposi.
Il mio obiettivo  al Nord. Se qualcosa mi mette i bastoni tra le ruote, lo distruggo. Altrimenti, lascio stare.
Continuiamo a camminare, andiamo al Nord. Ci sto. Se un piano prevede di scappare, puoi scommetterci che io ci sto.
E lui?. Non c'era una soluzione ragionevole per Meegan. Non volevo lasciarlo andare e non volevo portarlo con noi. Sono pi che pronto a mettere al tappeto un nemico, questo  vero, ma non ho l'animo dell'assassino.
Lascia che torni dai suoi amici. Leg una corda intorno ai polsi di Meegan e lo fece alzare.
Ma dai, cos non mi sembra giusto. Stava per ucciderci....
Snorri fece tre passi, portando Meegan al bordo della cengia dove le rocce scendevano ripide... E lo butt gi. Quegli amici l, intendevo.
Il grido di disperazione di Meegan termin con un tonfo sonoro, seguito dal rumore di qualcuno, o qualcosa, che si affrettava verso il luogo della caduta. Snorri incroci il mio sguardo scioccato. Io cerco di essere un uomo buono e onorevole, ma prova a venirmi contro, armato fino ai denti e deciso a uccidermi, e di sicuro a casa non ci torni.

15.

Passare una notte in montagna non  di per s una gran cosa. Figuriamoci poi se la notte in questione  buia e piena dei rumori di tizi morti che provano ad arrampicarsi fino a te, mentre te ne stai rannicchiato e tremante sotto coperte troppo sottili.
Alla fine giunse il mattino.  questo che conta.
Quindi hai guarito quell'uomo. Snorri mi precedeva lungo il versante della montagna, cercando un sentiero per tornare di sotto che non fosse raggiungibile dai cadaveri che ci seguivano.
No, non sono stato io. Negare, sempre e comunque, era una politica che avevo adottato sin da bambino. Merda!. Persi l'equilibrio e appoggiai il piede pi forte di quanto volessi. Le fitte di dolore dalla caviglia, come aghi caldi e intensi, mi fecero capire che scendere dalla montagna non sarebbe stata un'impresa da poco.
Il taglio che aveva sul braccio era pi profondo di quello che ho io sulla pancia.
No. Era il farsetto. C'era un grosso strappo sul farsetto, ma sul braccio aveva solo una piccola sbucciatura. Sanguinava molto,  vero. Probabilmente questo ti ha ingannato, io ho solo levato un po' di sangue. Sapevo dove stava andando a parare. Snorri desiderava lo stesso trattamento. Be', no. Il taglio di Meegan mi aveva gi risucchiato troppa energia. Mi sarei sentito meno sfinito dopo un'intera notte in compagnia delle sorelle DeVeer. Le ferite di Snorri, come minimo, mi avrebbero ridotto a uno straccio. Scusa ma io... Ahi! Ges, che male!. Una leggera botta della caviglia contro una pietra.
Certo, disse Snorri, un uomo in grado di guarire una ferita come quella, a quest'ora si sarebbe gi messo a posto la caviglia. Devo essermi sbagliato.
Feci altri tre dolorosissimi passi, mentre lui se ne scendeva tranquillo, poi mi sedetti sul macigno pi vicino. Sai, fa piuttosto male. Provo soltanto a fargli riprendere energia con un massaggio. Provai a sfiorarmi in maniera furtiva, ma lui se stava l in piedi a fissarmi, a braccia conserte, come un grosso norreno sospettoso. Il pensiero di tornare a camminare con una caviglia sana era troppo allettante. A denti stretti e con la mascella serrata, avvolsi entrambe le mani intorno all'articolazione e mi sforzai. Snorri alz un sopracciglio. Cercai di raggiungere qualsiasi magia bruciasse dentro di me e mi sforzai ancora di pi.
Io, ehm, ti lascio da solo, se ti serve un momento. Le sue labbra, perse in mezzo alla barba nera, erano chiuse in una linea sottile. Non sembrava che stesse scherzando.
Mi stai prendendo in giro, vero?
S.
Mollai la presa e provai a muovere la caviglia. Porca putt..., le parole si persero in un gemito inarticolato.
Non  guarita, eh?, chiese Snorri.
Mi alzai molto piano. A quanto pareva, quello che avevo fatto a Meegan, qualsiasi cosa fosse, era una pratica che non potevo replicare su me stesso. Un po' come il solletico. E tutto sommato, guarirlo era stato un completo spreco di energie, visto che Snorri l'aveva spinto nel burrone uno o due minuti dopo. Comunque, magari si era trattato di un evento straordinario e irripetibile. Almeno cos speravo.
Ne vuoi un po'?, allungai una mano verso il petto di Snorri.
Lui fece un repentino passo indietro. Meglio di no. Succedono brutte cose quando ci tocchiamo, e sento che stavolta potrebbe essere addirittura peggio.
Ricordai di aver cercato di aggrapparmi alla sua mano, quando ero scivolato gi sulla montagna. Ripensandoci, il danno alla caviglia forse era stato il male minore. Chiss, se fossi riuscito a toccarlo, avremmo potuto bruciare all'istante come i cadaveri.
Che succede?. Tenevo le mani alzate, i palmi rivolti verso il viso. Quel tizio morto, quando l'ho toccato, si  bruciato. E anche tu. Mi girai di scatto verso Snorri, arrabbiato - impaurito e arrabbiato - e in quel momento non mi importava nulla di offenderlo. Tu! Tu hai qualcosa che non va, norreno. Li ho visti quegli occhi neri. Ho visto... il fumo, diavolo, diciamo le cose come stanno. Ho visto l'oscurit. Ho visto l'oscurit girarti attorno mentre facevi fuori quegli uomini e fendevi l'aria con l'ascia. Solo allora collegai le cose. Avrei dovuto arrivarci prima. E questo che c' in te, no? Occhi scuri, sogni oscuri. Solo oscurit!.
Snorri impugn l'ascia e fece correre uno sguardo pensieroso sull'arma. Per un attimo, pensai che mi avrebbe colpito, ma scosse la testa e mi offr un sorriso mesto. Ti ci  voluto cos tanto per capire?  la maledizione che hai fatto scendere su di me. Su di noi. Quella tua strega, la Sorella Silente. La sua maledizione. L'incantesimo spezzato, le crepe gemelle che ti hanno inseguito, luce e ombra. A me  toccata l'ombra, a te la luce. Entrambe vivono in noi, e vogliono uscir fuori. Nel Nord le donne pi sagge sostengono che il mondo  come un vestito, tessuto da diversi fili e posto sopra a ci che  la vera essenza del reale. Il mondo che vediamo noi ne  solo una piccola parte. Sollev pollice e indice, e li un. Dai punti in cui si strappa escono fuori verit pi profonde. E anche noi siamo strappati, Jal. Abbiamo addosso ferite che non riusciamo a vedere. Le stiamo portando al Nord e i morti vogliono fermarci.
Ascolta, torniamo indietro. Mia nonna  la Regina dei Rossi, dannazione. Pu sistemare tutto. Torniamo indietro e poi....
No. Snorri mi interruppe a met frase. Ho portato via il principe dal palazzo, ma il palazzo  ancora attaccato alle chiappe del principe. Devi smetterla di lamentarti per ogni avversit. Smettila di inseguire ogni donna che ti passa davanti e concentrati solo sull'obiettivo: sopravvivere. L fuori.... Oscill l'ascia verso la desolazione delle montagne. L fuori, bisogna vivere attimo per attimo. Scoprire il mondo. Sei un giovane uomo ormai, Jal, ma ti comporti come un bambino che si rifiuta di crescere. Cresci, ora, o morirai da giovane uomo. Qualsiasi cosa si celi dietro questa caccia, ha avuto inizio a Vermillion. E qualunque sia la guerra che si sta combattendo in quel posto, la stiamo perdendo. Il Re dei Morti ci vuole togliere di mezzo perch portiamo il potere della Sorella Silente al Nord.
Scattai in piedi. E allora basta andare a nord! Torniamo indietro. Diamoci un taglio! Questa storia non ha alcun senso,  stato solo un incidente. Solo sfortuna. Nessuno poteva programmare una cosa del genere. Si  trattato di un enorme sbaglio.
L'ho vista anch'io, Jal. La tua Sorella Silente. Snorri si appoggi l'indice sopra lo zigomo. Ha un occhio bianco.
S,  mezza cieca. Un occhio perlato. L'avevo chiamata la donna con l'occhio cieco per anni, prima di scoprire chi fosse.
Snorri annu. Vede il futuro. Ha guardato troppo lontano ed  rimasta accecata. Ma le rimane comunque un secondo occhio. Ha gi visto tutto, ogni singola possibilit, ogni cosa che poteva accadere. Sapeva anche che saresti scappato, che mi avresti incontrato e che insieme avremmo portato il suo potere al Nord.
Cavolo. Non mi sembrava ci fosse altro da dire.

Alla lunga, riuscimmo a trovare un sentiero per scendere dalla montagna senza farci sorprendere dai cadaveri - anche se si potrebbe tranquillamente sostenere che andammo pi vicini a crepare per colpa di quella stradina che non dei morti. Ho usato il plurale, ma in realt fu Snorri a trovare la strada. Le mie capacit di orientamento sono pi adatte alla citt, dove riesco a individuare una bettola da quattro soldi con un'abilit infallibile. Sulle montagne, faccio come l'acqua: corro verso il basso e sbatto contro le pietre se necessario.
Nella fretta di darsela a gambe, i mercenari non avevano portato con s i cavalli dei loro compagni caduti; meglio ancora, ritrovammo persino Ron e Sleipnir che brucavano l'erba pi in basso. I nostri destrieri non erano granch, ma almeno ci conoscevano, perci li caricammo per bene, rubando ai cavalli senza padrone tutto ci che poteva tornare utile, e ripartimmo. Sleipnir continuava a brucare placidamente l'erba, mentre Snorri caricava il suo malloppo su di lei. Ebbe un sussulto soltanto quando le mont in groppa. A dirla tutta, potevano benissimo fare a turno - lo vedevo bene, il norreno, a portare a valle la sua cavalla.
Dovremmo tenere gli occhi aperti per Edris e i suoi compari, dissi. Non che io avessi mai smesso di farlo. Oh, e anche per quella stronza negromante. L'idea di una qualche donna, bella e letale, che si appostava tra le rocce, pronta ad assalirci, era a dir poco inquietante. Se aggiungiamo poi che aveva terrorizzato Edris con un solo sguardo, fatto tornare in vita i morti, e poteva tranquillamente infilarsi nel nostro accampamento nel cuore della notte... be', era un incubo. Per fortuna io non avevo intenzione di dormire. Mai pi per il resto della mia vita. E Maeres potrebbe aver mandato qualcuno sulle nostre tracce... e se quei cadaveri sapessero dove....
Che ne dici di tenere gli occhi aperti e basta?. E Snorri mi condusse verso nord.

Passammo un'altra notte su un'altura - letti freddi e duri come quelli precedenti e ombre altrettanto spaventose. Ancora peggio, ammesso che la nostra situazione potesse peggiorare: Snorri era sempre pi strano e distaccato. I suoi occhi assorbivano l'oscurit intorno a noi, diventando pi neri di quando aveva fatto a pezzi i nostri nemici, macchiando le rocce di sangue.
Il modo in cui mi guard, poco prima che il sole incandescente scomparisse del tutto dietro le montagne, mi fece prendere in seria considerazione l'idea di zoppicare via non appena si fosse addormentato. Alcuni minuti dopo, tuttavia, torn a essere il vecchio se stesso e mi ricord di mirare verso il dirupo, se la natura mi avesse chiamato nel cuore della notte.
Le montagne degradavano verso paesaggi pi dolci, e noi seguivamo i confini, dapprima quello con Scorron, che sarebbe poi diventato quello con Gelleth. Snorri teneva lo sguardo fisso all'orizzonte, agognando il Nord; i miei occhi invece si voltavano sempre verso sud, verso casa, nonch alla ricerca dei pericoli che potevano essere sulle nostre tracce. Se non vuoi attraversarli, i confini ti permettono di viaggiare velocemente, poich la gente di quelle parti  troppo presa dai vicini e non ha voglia di interrogare o trattenere i forestieri, n di spillare tasse. Terre come quelle, comunque, sono luoghi insalubri. Di tutte le brutte cose che ho vissuto in vita mia, molte sono accadute al confine con Scorron - in effetti tutte, prima di incontrare Snorri.
Nella provincia di Aperleon si incontrano il regno di Rhone, il ducato di Gelleth e il principato di Scorron. Sulle alture si affollano i monumenti ai morti di un centinaio di battaglie. Molti di essi sono in rovina, ma la terra  rigogliosa e la gente dopo un po' torna a stabilirsi l, come sempre accade. Snorri faceva strada, avvicinandosi alla citt di Compere, famosa per il sidro e per la qualit dei suoi arazzi. Dove avesse imparato quelle cose, non ne avevo idea, ma il norreno era capace di ottenere qualche nuova informazione o notizia anche da una brevissima chiacchierata con un passante a caso.
L'estate ci aveva trovato, alla fine. Cavalcammo sotto una luce brillante, sudando nei nostri stracci consunti dal viaggio, proiettando lunghe ombre e scacciando le mosche. Avevamo visto poca gente in giro, e poi sempre meno: tutti se ne andavano per la propria strada, tenendosi lontano da noi come se fossimo degli appestati.
Pi avanti, la terra divent pi verde. Ron e Sleipnir trotterellavano placidamente attraverso le alte siepi; la pelle chiara di Snorri sotto il sole divenne rossa, mentre io iniziai a sentirmi a mio agio, cullato dal caldo e della piacevole vista dei campi. Non dur molto. Incontrammo presto dei campi trascurati e incolti, fattorie desolate, senza animali. Pi in l vidi della terra bruciata, c'erano un elmo abbandonato e una mano mangiucchiata dai corvi. Un brivido mi percorse, nonostante il caldo di quella giornata.
Il castello della Maledizione di Rewerd - sede ancestrale della Casa dei Wainton - si ergeva su un alto promontorio di roccia bianca, non molto lontano dalla citt di Compere. Ci osservava con i suoi occhi vuoti, le mura erano annerite dal fumo e la scarpata sottostante era color ruggine, come se il sangue dei suoi ultimi difensori fosse colato dai cancelli sino alla roccia. Il sole aveva iniziato a calare dietro la fortezza, illuminando i profili dei parapetti e gettandone a terra l'ombra, che si allungava verso di noi come un lungo e scuro dito inquisitore.
 successo da poco. Snorri trasse un lungo respiro dal naso. Si sente la puzza di bruciato.
E di marcio. Mi pentii di aver inspirato cos a fondo. Cerchiamo un'altra strada.
Snorri scosse la testa. Credi che esista una strada sicura? Qualunque cosa sia accaduta qui, ormai  finita. Indic un'incerta foschia davanti a noi: in lontananza delle nuvole di fumo si innalzavano per raggiungerla. Le fiamme hanno bruciato ogni cosa. C' molta pi pace nelle rovine che in ogni altro luogo. Il resto attende solo di diventare un cumulo di rovine. Qui invece  gi successo.
E, dunque, proseguimmo e arrivammo verso sera alla desolazione di Compere.

 stata una vendetta. Le mura erano state buttate gi. Impossibile trovare pi di tre pietre impilate le une sulle altre. Una punizione. Camminai in mezzo alle macerie. Dal terreno continuavano ad alzarsi ondate di calore. Oltre una foresta di tronchi anneriti, un tappeto di cenere si perdeva in lontananza, fino a essere cancellato dal fumo ondeggiante.
Omicidio. Snorri torreggiava accanto a me, immobile.
Non hanno mai avuto intenzione di tenere questo posto a lungo, dissi. Chiunque sia stato. Poteva essere stata colpa delle truppe di Gelleth, o forse era un attacco da parte di Scorron, o magari persino l'esercito di Rhone, venuto a reclamare ci che gli era stato portato via. Non ho mai visto una cosa del genere. Sapevo che le battaglie dei Cento si erano lasciate dietro gravi devastazioni, ma non le avevo mai viste con i miei occhi. Non cos.
Io s. Snorri mi super, avanzando a grandi passi in mezzo a quella che una volta era Compere.
Ci accampammo tra le rovine. I vortici di polvere e cenere ci irritavano gli occhi e facevano tossire i cavalli, ma la notte cominciava a calare su di noi e Snorri non aveva voglia di proseguire.
Almeno non dovemmo scegliere tra il rischio di un incendio e un accampamento gelido. Compere aveva gi i suoi fuochi: letti di braci morenti perlopi, ma scaldavano per bene.
Ho visto di peggio, disse Snorri tra s e s, allontanando lo stufato che aveva preparato. A Otto Approdi, quelli delle Isole Sommerse hanno fatto un lavoro veloce e se ne sono andati. Invece a Orlsheim, pi a nord lungo l'Uulisk, se la sono presa comoda.
E in mezzo a quelle rovine, Snorri mi riport al Nord ancora una volta, narrando la sua storia nella notte che ci avvolgeva.

Snorri segu le tracce dei razziatori nella neve sciolta. Le loro navi erano salpate, forse verso qualche baia isolata in cui avrebbero trovato riparo sia dalla tempesta che da sguardi ostili. Sarebbero tornati poi per recuperare i loro negromanti, le truppe e i prigionieri, Snorri lo sapeva. Persino in primavera, quei luoghi interni del Nord erano inospitali. Lo Spezzaremi doveva averli avvertiti. Chiss quanti prigionieri si trovavano sulle navi e quanti ancora con i razziatori. Poteva comunque seguirli e, forse, lo avrebbero condotto alle barche.
Orlsheim si trovava a cinque chilometri verso l'entroterra, all'estremit dell'Uulisk, dove il fiordo diventava pi sottile, le foreste di pini quasi raggiungevano l'acqua, e le pendenze erano pi gentili di quelle di Otto Approdi. I bretani si erano lasciati dietro delle tracce piuttosto evidenti, carichi com'erano di prigionieri. A parte Emy, Snorri aveva visto una manciata di altri morti: tre neonati, mangiucchiati e gettati via, ed Elfred Ganson, senza una gamba, lasciato a morire dissanguato. Snorri immagin che le altre vittime della battaglia si fossero unite alle schiere dei servitori dei negromanti e insieme a loro si fossero diretti a Orlsheim. Non riusc a capire, invece, come Elfred avesse potuto perdere la gamba, ma almeno, pens, gli era stato risparmiato l'orrore di rinascere cadavere.
Mentre a Otto Approdi le case erano costruite con la pietra, a Orlsheim erano di legno: grezze costruzioni di tavole e canne, o di assi a fasciame cucito, proprio come si usava per le barche. Resistevano al maltempo con la stessa ostinazione con cui le navi vichinghe si opponevano al mare. Il fumo, visibile gi dalla casa di Snorri, era stato un chiaro segnale della distruzione di Orlsheim. Ma non aveva immaginato che l'incendio potesse essere cos devastante finch non arriv a un centinaio di metri di distanza. Persino l'immensa sala dell'idromele a Braga Salt era ridotta a un mucchio di ceneri. Le travi del soffitto erano bruciate e tutte le diciotto colonne portanti, pi larghe di un albero e decorate a bassorilievo con scene tratte dalle saghe epiche, erano state divorate dalle fiamme.
Snorri and avanti, abbandonando le coste dell'Uulisk quando le tracce dei razziatori deviarono per fiancheggiare Wodinswood - una fitta e inospitale foresta, che si estendeva per ottanta chilometri e oltre, fino ai piedi della montagna Jorlsberg. Wodinswood era chiamata da tutti l'ultima foresta. Rivolgendo lo sguardo a nord, non si vedeva pi neanche un albero. Il ghiaccio non ammetteva vegetazione.
E ai margini di quella foresta, dove si era spinto spesso in cerca delle renne, che l brucavano il muschio, Snorri trov suo figlio maggiore.

Lo riconobbi non appena lo vidi, capito?, disse Snorri.
Cosa?. Scossi la testa, mettendo da parte le immagini che il norreno aveva evocato. Mi aveva fatto una domanda diretta e aspettava una risposta, o forse aspettava qualcosa - magari voleva solo la mia compagnia in quel momento di riscoperta.
Lo riconobbi, mio figlio... Karl. Anche se era a terra, lontano da me. C' un sentiero di cervi che risale lungo la foresta di Wodinswood allontanandosi dalle rive dell'Uulisk. Era stato allargato in una pozza di fango dai razziatori. Lo avevano abbandonato l davanti. Lo riconobbi dai capelli, biondi, quasi bianchi, come quelli di sua madre. Non Freja, no, lei mi ha dato Egil ed Emy. La madre di Karl la conobbi quando ero poco pi di un ragazzo: Mhaeri, la figlia di Olaaf. Non eravamo che bambini, eppure abbiamo fatto un bambino.
Quanti anni?, chiesi, e neppure io sapevo se mi riferivo a loro o al ragazzo.
Avremmo avuto pi o meno quattordici anni. Lei mor dandolo alla luce, lui appena entrato nel quindicesimo anno di vita. Il vento cambi e ci avvolse nel fumo pesante. Snorri era impassibile, non mostrava alcuna emozione, la testa china tra le ginocchia. Quando l'aria si schiar, riprese la parola. Corsi verso di lui. Avrei dovuto essere pi cauto. Qualsiasi negromante avrebbe potuto rimetterlo in piedi e scagliarlo contro eventuali inseguitori. Ma nessun padre pu essere cos attento. E appena mi avvicinai, vidi la freccia conficcata nella sua schiena.
Era riuscito a fuggire, quindi?, chiesi, cercando di dargli un motivo di orgoglio, se non altro.
Si era liberato, annu. Era grosso, somigliava a me in questo, ma era pi furbo. La gente diceva spesso che pensava troppo, che io sarei stato sempre un vichingo migliore, indipendentemente da quanto potesse diventare forte lui. Io rispondevo che lui sarebbe stato sempre un uomo migliore, e quello era pi importante. Anche se non gliel'ho mai detto, e ora lo rimpiango. Li avevano legati con catene di ferro, ma lui era riuscito a liberarsi.
Era vivo? Ti ha parlato?, domandai.
Gli era rimasto un ultimo sospiro. Non lo us per dirmi come era scappato, ma lo capii da solo, vedendogli i segni dei ferri addosso e le mani rotte. Non puoi sfuggire a quelle catene senza romperti le ossa. Ebbe soltanto quattro parole per me. Quattro parole e un sorriso. Prima il sorriso, anche se io lo vidi attraverso le lacrime, sopprimendo il dolore per sentire meglio ci che diceva. Sarei potuto arrivare prima. Invece, avevo perso tempo a prendere le mie cose, le armi, come se dovessi andare a caccia. Avrei dovuto mettermi a correre nel momento stesso in cui la neve mi aveva liberato, io.... La sua voce era gonfia di emozione, e adesso non poteva pi controllarla. Non riusciva a parlare e serr la mascella, il viso era contorto dal dolore. Abbass la testa, sconfitto.
Che cosa ha detto Karl?. Non saprei dire a quale punto del nostro viaggio avessi iniziato a prendere a cuore la storia del norreno. Prendere a cuore le cose non  mai stato il mio forte. Forse era colpa di tutte quelle settimane insieme per strada, o pi probabilmente un effetto collaterale della maledizione che ci legava, ma mi ritrovai a soffrire insieme a lui, e la cosa non mi piaceva affatto.
Loro vogliono la chiave, disse, lo sguardo rivolto a terra.
Che?
 quello che ha detto. Ha usato il suo ultimo sospiro per dirmi questo. Mi sedetti accanto a lui, ma non aveva pi voce. Rest vivo per un'altra ora, forse meno. Aveva aspettato che arrivassi per morire.
La chiave? Che chiave?  una follia - chi farebbe tutto questo macello per una chiave?.
Snorri scosse la testa e sollev una mano come per elemosinare una moneta. Non stasera, Jal.
Mi morsi un labbro. Vedendolo piegato dal dolore accanto a me, ingoiai tutte le domande che mi si erano affollate sulla punta della lingua. Snorri me l'avrebbe detto prima o poi, o forse no. Magari neanche lui ne sapeva niente. In ogni caso, non faceva molta differenza. Il Nord mi sembrava sempre pi terribile, minuto dopo minuto, e, bench fossi dispiaciuto per tutte le perdite di Snorri, non avevo la minima intenzione di dare la caccia ai morti in mezzo alla neve. Lo Spezzaremi aveva portato Freja ed Egil a Ghiaccio Amaro. E Snorri era convinto che sua moglie e suo figlio si trovassero l, ancora vivi - e forse era vero. Comunque, quella era una faccenda tra Snorri e lo Spezzaremi. Da qualche parte, lungo la strada che ci separava dal Nord, avremmo trovato un modo per rompere l'incantesimo. E a quel punto sarei corso via cos in fretta che il norreno non sarebbe riuscito a pronunciare nemmeno la A di Addio!.
Ci mettemmo a sedere in silenzio. O almeno, quasi silenzio, dato che mi sembrava che la voce di Baraqel parlasse con tono gentile e melodioso appena sotto la soglia dell'udito cosciente. Un momento dopo, mi distesi e appoggiai la testa sul mio fagotto. Mi addormentai piuttosto in fretta, e non appena fui incosciente la voce divenne pi forte e chiara. Potevo addirittura distinguere nuove parole, prima che i sogni invadessero sia me che la voce. Era qualcosa a proposito dell'onore, del coraggio, della necessit di aiutare Snorri a trovare pace...
Cazzate, risposi. Fu una parola cincischiata nel dormiveglia e a met bocca - ma ci non toglie che fossi sincero.
...
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...
FINE Parte 1.